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della Redazione


PER NON ESSERE UN CESPUGLIO, NE’ DI DESTRA NE’ DI SINISTRA

 

Evocando la rivoluzione francese della fase liberal-democratica (non di quella giacobina, giustamente!) si apre oggi la Costituente socialista di Roma salutata da molte speranze ma anche da molti dubbi. Noi, dal nostro modesto foro di Socialisti Punto Net, siamo stati fra quelli che più hanno subito il rovello del dubbio. Del resto, dopo anni di tentativi approdati a ben poca cosa, lo scetticismo sarebbe più che legittimo. Ma poiché la politica non è fatta di sola ragione critica, ma anche di passione e di volontà, noi abbiamo voluto porre le nostre riserve, ma per dare un contributo costruttivo, o almeno così speriamo.

E’ per questa ragione che partecipiamo idealmente all’assemblea e inviamo questo piccolo contributo per la discussione futura, accennando schematicamente ad alcune questioni che ci sembrano cruciali.



PER L'ASSEMBLEA COSTITUENTE DEL 14 LUGLIO 2000

 

 

 

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IL PROGRAMMA 1) IL PROGRAMMA Ci sembra che se ne sia parlato ben poco, per non dire nulla, visto che tuttora manca una proposta di programma organico su cui confrontarsi. Poiché si aspira a rifondare il Psi, la mancanza non è da poco. Sarebbe stato molto opportuno che l’assemblea si fosse aperta con una carta programmatica frutto di una discussione fra gruppi e circoli e militanti di partitini vari, ma vogliamo sperare che da Roma venga un contributo all’apertura del dibattito e che nei mesi prossimi si vada a scrivere, attraverso un pubblico forum fatto di incontri territoriali periodici, una vera e propria “Carta del socialismo del Duemila”, senza la quale non si capisce proprio cosa andremmo a proporre all’elettorato diversamente dal liberalismo democratico di Forza Italia o dal “Manifesto delle libertà” che Veltroni ha appena scodellato ad uso dell’Ulivo 2.

Che occorra un vero e proprio ripensamento dei principi socialisti, ci sembra evidente, non solo per la crisi del socialismo italiano che di per sé è anomala in Europa, non solo perché la sinistra italiana sta boccheggiando e sta rincorrendo le parole d’ordine della destra, ma perché stiamo vivendo una svolta epocale in campo economico e sociale e quindi la politica deve prenderne atto e non vivere alla giornata.

I temi da ripensare sono tanti, e qui accenniamo ad alcuni: quale il ruolo dello Stato in rapporto alle libertà individuali? Si può ancora concepire un interventismo garantista e minuzioso come nella nostra tradizione, o il problema non è piuttosto quello di liberare l’individuo dalla tutela occhiuta della burocrazia che, per garantirgli qualche diritto in più, lo tratta come un minus habens o un potenziale delinquente? E la burocrazia che ci fa impazzire? Un partito che trovasse il grimaldello giusto per aprire le porte dello Stato ai cittadini senza sottoporli a tortura avrebbe certamente il plauso della parte mentalmente sana della popolazione, ossia della maggioranza dei cittadini. E i sindacati, vecchia icona della sinistra, che hanno più potere dei partiti elettivi e mettono le mani nel sacco dei fondi pensione e dei Caf, e spadroneggiano nell’Inps? Non vogliamo certo che non facciano il loro mestiere rivendicativo, ma forse il loro profilo e la loro funzione andrebbero ridefiniti.

Poi ci sono quelli tradizionali, dalla sanità alla scuola, sistemi che hanno almeno cinquant’anni e li portano male, su cui si sperimentano ministri sempre in bilico tra il dirigismo statalista e il nuovismo più avventato. Bisognerebbe certamente innovare, senza cadere nel liberalismo puro all’americana, non condivisibile da chi abbia a cuore la sorte delle classi più deboli.

Ma esistono anche problemi drammaticamente nuovi su cui un partito socialista non potrebbe esismersi, dalle nuove povertà che avanzano – circa il 12% della popolazione italiana – che evidentemente non possono più essere combattute con l’assistenzialismo ma con una politica economica innovativa, alle nuove spaventose realtà planetarie che riversano quotidianamente disperati nel nostro Paese e in Europa. Poiché non basteranno mai le misure repressive, né il solidarismo al Terzo mondo di matrice umanitaria, sarebbe compito della sinistra pensare ad un nuovo internazionalismo proletario che globalizzi i problemi del lavoro e crei solidarietà fra i lavoratori del mondo avanzato e quelli dei paesi in via di sviluppo nonché quelli dei paesi mediamente industrializzati. Una politica economica che faccia fronte al sottosviluppo non è più rinviabile, pena l’aggravamento progressivo di tutti problemi interni e il pericolo di una svolta autoritaria da reazione d’ordine (chi avrebbe detto che nell’Austria Felix spuntasse da un giorno all’altro un Heider al potere?).

2) LE ALLEANZE Martelli ha pronunciato ier l’altro alcune nobili parole che sottoscriviamo appieno: “ Un partito si fa o si costruisce in coerenza con una storia, per i nostri figli, per tutto un popolo, per sempre, non per un’occasione elettorale. Prima l’identità poi le alleanze (...) La storia socialista non si baratta per un seggio nel maggioritario, né a destra né a sinistra”.

Di alleanze se ne è parlato anche troppo nei mesi scorsi, mentre il problema cruciale è certamente quello di crearsi un’identità, una immagine riconoscibile, una credibilità. Su questo terreno sono falliti i tentativi messi in atto con il Ps e lo Sdi. L’uno ha ottenuto riscontri elettorali minimi, l’altro – cui va riconosciuto il merito di avere tenuto in mano una bandiera anche nei momenti più difficili – dopo aver riscosso qualche consenso e aver celebrato un congresso che ha certamente contribuito all’allontanamento dei postcomunisti dal governo, sembra pago di qualche poltrona e, smentendo se stesso, si accinge ad aderire all’Ulivo 2 e a rinunciare ad un ruolo effettivamente innovativo.

La Lega socialista era nata con l’obiettivo di costituire un luogo non partitico ove i socialisti di varia matrice potessero confrontarsi per costruire in futuro un aggregato politico unitario. L’aver proclamato di fatto in questi mesi che tale obiettivo non si potesse raggiungere se non con una pregiudiziale scelta di alleanze con il Polo delle libertà, è stato, a nostro modesto avviso, un errore che è costato la defezione di alcuni, l’allontanamento di molti che avrebbero potuto aderire e che rischia di pregiudicare l’intero progetto.

Non si tratta di scegliere fra i due schieramenti per garantirsi qualche seggio nel maggioritario, o per garantirsi a tutti i costi quel diritto di tribuna che qualcuno vagheggia come irrinunciabile. Che ci si schieri con il Polo o con l’Ulivo andando a contrattare i posti, il risultato sarebbe ugualmente penoso e cancellerebbe per sempre la possibilità di farci identificare come forza politica, come eredi di una tradizione che si rinnova, come portatori di un programma originale.

Questione diversa è la presenza nella quota proporzionale, sia con un sistema elettorale che con l’altro, ove però la penalizzazione del 4 o del 5% è forte ma è una sfida che va combattuta. Come? Qui vorremmo che il dibattito fosse aperto e che i giochi non fossero già fatti. Nella politica italiana in questo momento molte cose si stanno rimescolando, soprattutto nell’area di centro. Non possiamo ignorare che esiste un progetto berlusconiano che si chiama Casa delle libertà, che dovrebbe essere cosa diversa dal Polo, e che sembra ancora in gran parte da costruire. Un progetto che si potrebbe validamente tentare con i liberali di Forza Italia (ai quali si spera che sia passata la sbornia del maggioritario) e con i transfughi del centrosinistra (sempre che siano presentabili e non siano dei famelici mastelliani). La costruzione di un’area di centro liberalsocialista potrebbe essere forse la porta aperta ad un dialogo con i delusi di Boselli e potrebbe finalmente catalizzare una parte dei voti socialisti che da alcuni anni sono diventati fantasmatici. Sarebbe, beninteso, una prima fase in cui, se mai si catturasse qualche seggio in Parlamento, lo si dovrebbe usare soprattutto per dare una testimoninza politica, si dovrebbe usare il seggio come megafono, come tribuna e niente più, sapendo che si rappresenta soltanto l’avanguardia di un processo che sta nascendo nel Paese e non nei corridoi di Montecitorio. Appena ci si invischiasse in progetti governativi che appiattirebbero su posizioni snaturanti, sarebbe la fine.

Questa è una nostra ipotesi, su cui ci sembra che in questi ultimi giorni si stia creando una convergenza. Ma come tutte le ipotesi, può diventare un terreno vincente se l’obiettivo non è quello di dare spazio alle ambizioni individuali (per quanto legittime, ma preferibilmente coltivabili altrove) ma di avere la volontà di realizzare un progetto che non si fregi solo di un grande passato, ma sappia proporre anche un futuro politicamente credibile. Non vorremmo che tutto finisse come è capitato in certi consigli regionali in cui i posti socialisti sono stati oggetto di trattativa con i “listini” del Polo (e quindi neanche elettivi, secondo le modalità di una pessima legge elettorale), ottenendo anche dei posti per andare a governare con Alleanza Nazionale e la Lega, cosa di cui il popolo socialista non si darà mai pace.

 

LE ALLEANZE
IL METODO 

3) IL METODO Brevemente sulle modalità: ci aspettiamo che si apra una fase costituente per davvero, che il dibattito sia reale nei circoli territoriali e virtuali, che ci si ritrovi periodicamente per incontrarsi in assemblee territoriali, che si elabori un programma e delle parole d’ordine spendibili nell’opinione pubblica, che ci si occupi dei problemi politici quotidiani cercando di superare il muro di gomma delle agenzie di stampa e che non si abbia paura di confrontarsi con i movimenti e le realtà che nascono nel sociale.

Se non sapremo uscire all’esterno scordiamoci di fondare un partito. Se non sapremo prendere l’iniziativa ora che la sinistra postcomunista italiana arranca, ma le daremo tutto lo spazio e il tempo per riprendersi, ebbene, credeteci, si riprenderà non solo il terreno che noi non abbiamo saputo occupare, ma nache le nostre bandiere. Ci lascerà soltanto la ragione sociale, ma sarà una ben magra consolazione.

 

La Redazione di Socialisti Punto Net

14 luglio 2000
 

 


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