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Fax dall'esilio


 
Documentazione
su Bettino Craxi

 

 

Documentazione su Bettino Craxi

“Fax dall’esilio”

 INTRODUZIONE

Come tutti i grandi uomini politici scomparsi, Bettino Craxi ha lasciato dietro di sé una scia di forti passioni e di valutazioni contrastanti. Tuttavia le esaltazioni acritiche e le condanne irrimediabili appartengono alle miserie della vita o alle analisi storiche.

Il problema adesso è un altro: le idee dell’uomo che per primo è riuscito a emancipare la sinistra italiana dalla storica subalternità alla Dc e che ha dato ai socialisti, per oltre un decennio, dal congresso del Psi del 1976 al Midas sino alla fine degli anni Ottanta, l’orgoglio di non essere secondi ai comunisti, vanno restituite all’Italia. Certo, le sue spoglie restano ad Hammamet, nel piccolo cimitero cristiano della cittadina tunisina che lo ha ospitato negli ultimi dolorosi anni della sua vita. Ma le sue idee appartengono ai socialisti, al Paese che lo ha avuto capo del governo.

Al di là di quanto affermato dagli storici, cosa resterà di lui? Anzitutto, l’impegno di uno dei leader del socialismo democratico europeo, che pensava non più in termini localistici o settari, ma europei. Poi, la sua straordinaria coerenza profusa in decenni di attività vissuta sempre in prima linea e in un “continuo agire” nella fedeltà a quelli che riteneva fossero gli interessi profondi del suo Paese, “maestro” di una generazione di dirigenti e militanti.

Bettino Craxi è stato un grande leader e uno statista di valore. Il peso di un politico infatti si misura essenzialmente sui processi che determina e sulla eredità che lascia quando scompare. Certamente ha intuito prima degli altri, in una sinistra ancorata ad antiche scelte di campo e a ideologismi che non ammettevano dubbi, la ineluttabilità di una svolta che portasse alla formazione di uno schieramento riformista e progressista in sintonia con i grandi processi europei e mondiali. Le sue scelte in politica internazionale, la rivendicazione di un ruolo autonomo dell’Italia rispetto anche ai grandi partner atlantici (ricordiamo Sigonella), l’apertura verso il Medio Oriente alla ricerca di strade per la pace, l’impegno nel Terzo Mondo, sono state determinanti ed ancora influenzeranno il dibattito sulla collocazione dell’Italia nello scacchiere mondiale e sul suo ruolo nei complessi processi di confronto tra Paesi sviluppati e Paesi poveri.

E poi, le scelte in politica economica, il problema dello sviluppo, il capitolo della politica estera, dove introdusse in essa elementi di forte novità, da un più aperto e deciso appoggio ai Paesi arabi a un più duro antisovietismo.

Il Partito socialista è stata la forza politica che con Bettino Craxi ha posto il problema della Grande Riforma, che nel 1984 ha risolto il problema della scala mobile sapendo coniugare rigore ed attenzione all’interesse generale del Paese e tutela dell’interesse dei lavoratori e cioè tutela del reddito reale e sviluppo dell’occupazione. Il Psi per primo ha affrontato concretamente la riforma della legislazione concernente il funzionamento della giustizia (vedi riforma del Codice di procedura penale e gestione della separazione delle carriere) ed il governo in termini socialmente accettabili dei fenomeni migratori, che hanno contribuito in maniera decisiva col Craxi di Milano, di Tokyo e di Sigonella a consolidare un Paese autorevole che ci ha permesso di svolgere un ruolo da protagonisti nel negoziato di Maastricht.

Per un paradosso del destino, Craxi è morto in esilio, come accadde a Filippo Turati, l’uomo che più di ogni altro incarnò l’antifascismo democratico-repubblicano-socialista ed operò per la integrazione e per la “nazionalizzazione” del movimento operaio italiano e che finì i suoi giorni nel 1932 da esule a Parigi, centro storico dell’emigrazione antifascista, dove settantenne trovò rifugio.

Quando si parlerà di Craxi, probabilmente nessuno potrà fare a meno di pensare ai fratelli Rosselli, a Bruno Buozzi, a Giacomo Matteotti, a Cesare Battisti, a Pietro Nenni ed a tanti altri socialisti che hanno fatto la storia della nostra democrazia. E’ stato un uomo decisivo per l’Italia, il suo modo di agire ha dato al nostro Paese un ruolo di primo piano, vincente. Ed ora, quanti cercheranno di impossessarsi della sua eredità politica, delle sue idee? Le sue idee non appartengono ai diesse o a qualche altra formazione politica sorta sull’onda della devastante inchiesta politico-giudiziaria degli anni Novanta. No, le sue idee appartengono agli italiani e soprattutto ai socialisti. Ecco perché dobbiamo essere consapevoli della pesante responsabilità di mantenerci degni del suo insegnamento. Se questa antologia di scritti su L’Avanti! di Bettino Craxi, alcuni firmati con gli pseudonimi Ghino di Tacco o Edmond Dantes, negli ultimi anni di vita in Italia e poi in esilio sarà aperta e consultata con questo spirito, essa avrà raggiunto il suo scopo: far sì che la storia non archivierà quanto sostenuto dal leader socialista nelle pagine polverose di qualche tomo per eruditi. Anche per questo abbiamo raccolto, nella seconda parte, le testimonianze di quanti hanno lavorato al suo fianco, una generazione di politici ed intellettuali cresciuta nel suo nome. Tutto ciò è storia. E la storia non si fa nei tribunali, attraverso le condanne o le assoluzioni.

Fabio Ranucci


 
   

 


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