Bettino Craxi:
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"Di
finanziamenti non dichiarati ha certamente beneficiato gran parte della
classe politica, ivi compresi quindi buona parte di coloro che in questi
anni si sono messi le maschere e i panni del moralizzatore. Ce n'è in
circolazione un numero notevole a rendere ancor più falsa e paradossale
l'attuale situazione. Vi sono alcuni tra questi che lo hanno fatto sino
a quando non sono stati smascherati. Altri lo continuano a fare, sino a
quando, nonostante tutte le protezioni, non finiranno con il subire la
stessa sorte di altri, com'è possibile e naturalmente auspicabile che
avvenga, anche se ormai tanto materiale è finito in cavalleria e per
riesumarlo occorrerebbero ricerche molto impegnate. men Il Psi
partecipava a questa forma di finanziamento ricevendone vantaggi ma con
caratteri e con un ruolo tuttavia assolutamente minore. Il complesso del
sistema economico, a partire dalle sue entità maggiori e significative
partecipava con l'erogazione diretta di mezzi finanziari e attraverso
altre forme indirette di appoggi, ed anche nel campo dell'informazione,
della pubblicità e dei servizi, al sostegno e anche allo sviluppo del
sistema politico democratico e delle sue attività politiche,
associative, culturali, formative, propagandistiche, elettorali.
Parimenti il sistema economico esercitava sul sistema politico e sulle
sue decisioni una azione di condizionamento che era maggiore o minore in
relazione alla capacita' ed alla forza di autorità e di autonomia dei
diversi soggetti politici. Quando si trattava di decisioni che potevano
avere effetto sull'attività produttiva o riguardavano programmi di enti
sociali, veniva ricercata e spesso ottenuta anche l'influenza e
l'accordo di interlocutori del mondo sindacale e sociale anche con
contributi finanziari volti ed effettuati in questa direzione. In taluni
casi, rappresentanze sindacali anche di livello nazionale ricevevano
perciò, in forma diretta o indiretta, contribuzioni in forma periodica
ed anche continuativa. Quindi l'ex segretario socialista esprime il suo
giudizio sulle leggi per il finanziamento pubblico dei partiti che,
dice: in realtà non riuscirono affatto a modificare di molto la
situazione" poiché i partiti si trovavano sempre di fronte ad un
aumento crescente dei fabbisogni e delle spese, mentre "i
contributi dello Stato erano d'altra parte già in partenza del tutto
inadeguati e per di più non indicizzati. La ricerca di mezzi finanziari
per sostenere e alimentare le attività' politiche in tutte le loro
diverse espressioni, invece di ridursi era sollecitata ad allargarsi,
sia ripercorrendo le vie consuete che individuandone di nuove. In questo
modo finivano con l'ampliarsi anche aree contigue ed oscure entro le
quali questa ricerca di mezzi finanziari, fatta in nome e per conto dei
partiti, spesso si trovava ad agire in modo incontrollato e
difficilmente controllabile. E, all'interno di aree oscure, diventava
molto difficile impedire il diffondersi, in livelli diversi, di
degenerazioni e di corruttele di molteplice natura".
Paradossalmente mentre da un lato si riduce e si isterilisce il ruolo
associativo dei partiti, e quindi l'attività dei suoi membri,
dall'altro tende ad aumentare il numero degli iscritti e si affaccia
cosi' il "mercato delle tessere". Per anni, i partiti hanno
dato mostra di aver regolato la materia del proprio finanziamento
attraverso le leggi sul finanziamento pubblico dei partiti. Ma la
realtà delle cose era ben diversa. Il finanziamento dei partiti ha
sempre continuato a mantenere caratteri di irregolarità' e di
illegalità. Il finanziamento pubblico si riassumeva in una cifra
complessiva che non aveva nessun rapporto con le dimensioni reali del
problema che si proponeva di risolvere. Queste violazioni di legge, su
cui in buona parte si e' fondato poi il processo di criminalizzazione
della democrazia repubblicana, definita come Prima Repubblica,
avvenivano sulla base di una complicità' e di un consenso pressoché
unanime. Ne erano consapevoli certamente le maggiori cariche
istituzionali dello Stato nelle quali si alternavano del resto
personalità che a loro volta avevano ricoperto impegnative
responsabilità politiche e partitiche". Faccio solo l'esempio
dell'ultimo presidente della Camera Napolitano, divenuto poi anche
ministro degli Interni, che, avendo ricoperto per anni l'incarico di
ministro degli Esteri del Pci, non poteva di certo non essere a
conoscenza del fatto che le entrate del suo partito si componevano anche
di flussi finanziari, provenienti dall'Urss e dai Paesi dell'impero
comunista e che questi non figuravano certo nei bilanci di partito
presentati al Parlamento. Faccio l'esempio del presidente del Senato, il
defunto Spadolini, che avendo per anni diretto il Partito Repubblicano,
non poteva non sapere che il suo partito non viveva solo delle quote
degli iscritti e delle sottoscrizioni, e che ciò che si aggiungeva di
straordinario non figurava puntualmente nei bilanci presentati al
Parlamento. Faccio l'esempio dell'attuale presidente del Senato Nicola
Mancino, tempo addietro presidente alla Camera e al Senato dei gruppi
parlamentari della Dc, che in materia di conoscenza del sistema di
finanziamento alla Dc, dei suoi gruppi e dei suoi parlamentari non era
certo a digiuno. Sarebbe far torto alla sua intelligenza ed alla sua
onestà. Faccio l'esempio dell'ex presidente della Repubblica Oscar
Luigi Scalfaro, eletto per tredici volte deputato della Democrazia
Cristiana. Tredici campagne elettorali bastano e avanzano per capire
come funzionavano le cose". Nessuno, salvo forse, in qualche caso,
qualche voce isolata in Parlamento e nel dibattito politico pubblico ha
per anni, anzi per decenni aperto porte e finestre su di una questione
tanto delicata. La questione era d'altra parte anche scottante e nessuno
si e' mai voluto scottare. Non e' stata cosi' denunciata con la forza
necessaria l'anomalia, l'irregolarità, la illegalità complessiva della
situazione. Sta di fatto che i partiti, pur presentando in Parlamento
per decenni, bilanci che non corrispondevano al vero, e cioè bilanci
falsi, non sono mai stati fatti oggetto da parte di nessuno di denunce
per le loro gravi irregolarità. I partiti di opposizione di regola non
denunciavano i partiti di governo ed i partiti di governo non
denunciavano i partiti di opposizione. La complicità in questo senso
era totale o quasi". La democrazia repubblicana approvava il
proprio modo di vivere, almeno in questo campo si assolveva per le
violazioni sulla legge del finanziamento e pur essendo consapevole delle
irregolarità del sistema preferiva andare avanti per quella strada
piuttosto che por mano ad una legislazione più consona tanto
eventualmente nel senso di contributi pubblici più adeguati, che nel
senso di una maggiore libertà nella raccolta di fondi volontari che in
direzione di un più efficace ed effettivo sistema di controlli. Su
questo stato di cose è stato avviato, organizzato, sviluppato ed esteso
a tutto il Paese un progetto di criminalizzazione strumentale, che ha
manipolato e mistificato la realtà dei fatti. Allora a questo punto mi
chiedo come sia possibile credere o far credere che la magistratura ed
altri apparati dello Stato ignorassero ciò che avveniva anche sotto i
loro occhi, non nel caso di una particolare stagione, ma addirittura nel
corso di decenni. C'è da chiedersi come sia stato possibile che mentre
per bocca della stessa magistratura questa pratica veniva definita
'notoria e costante', contemporaneamente non veniva promossa l'azione
penale per le violazioni della legge sul finanziamento dei partiti. Ciò
che e' singolare invece e' che improvvisamente, in forme violente e
anche e soprattutto discriminatorie, si siano scoperchiate parti
significative del sistema di finanziamento illegale dei partiti e delle
attività politiche, e si sia dato vita ad un processo di
criminalizzazione con ritmi crescenti, seguendo sovente cadenze proprie
di una orologeria politica, con particolare accanimento diretto
soprattutto in alcune direzioni, mentre ad altre veniva riservato un
trattamento ben diverso e molte venivano sottaciute, ignorate o
addirittura sfacciatamente oscurate e protette. Il trionfo della regola
dell'ingiustizia consistente nell'uso di due pesi e due misure".
Nel 1989 il Parlamento varò un'amnistia, nella quale fu fatto
comprendere il finanziamento illegale alla politica. Dice in proposito
Craxi: L'amnistia non incontro' di certo forti ostacoli. Passò diritta
filata, alla chetichella e sembra neppure con un voto di aula ma
addirittura con un voto in Commissione. Una amnistia lampo. Parliamo di
qualcosa che e' diventata invece, dopo d'allora, solo a nominarla, una
specie di peccato mortale, di offesa alla civiltà del diritto, di
scandalosa distorsione della giustizia. Non ci furono allora alti lai di
eguale natura. La piazza non si scompose, i palazzi non si scomposero, i
grandi moralizzatori di professione non entrarono in campagna. Il colpo
di spugna invece ci fu. Fu rapido, efficace, risolutivo. Il grande
crimine riguarda invece allora gli anni '89-'92. Incredibile ma vero.
Spesso e' dalla categoria degli amnistiati dell'89 che vengono poi i
censori più spietati e i demagoghi più sfacciati”. Bettino Craxi |
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