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Da: Un giovane "bertinottiano"
Categoria: Altri Movimenti
Date: 12/1/2006
Time: 10:38:25 AM
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Polemica con Cipolletta - Invece di privatizzare usiamo il cacciavite Fabrizio Giovenale/// Il 24 novembre a “Otto e mezzo” su La7 parlavano di ferrovie. C’era il ministro delle infrastrutture Di Pietro e Innnocenzo Cipolletta neo-presidente dell’Ente di Stato. Di Pietro fece la sua parte istituzionale riepilogando le finalità del sistema ferroviario: assicurare i trasporti all’interno e i collegamenti con l’estero. Senza prendere posizione, prudentemente, sulla Torino-Lione e la scelta tra galleria e adeguamento della linea di superficie esistente. Cipolletta ha parlato di privatizzazioni. E qui è il caso, direi, di prender di petto una buona volta il problema nei suoi termini più elementari. Partendo dal distinguere bene tra privatizzazioni e liberalizzazioni. Vediamo. Per intenderci: quando il ministro Bersani ha proposto libere licenze per i taxi, o che per certe pratiche non fosse più necessario il ricorso al notaio, intendeva facilitare la vita e ridurre le spese per noi cittadini. A opporsi furono soltanto le categorie i cui interessi venivano direttamente colpiti. Fin qui tutto bene. Si tratta tutt’al più di gradualità, di senso della misura... Privatizzare è diverso. E’ mettere in mano a privati proprietà pubbliche, o pubblici servizi per migliorarne l’efficienza e ridurne il prezzo. Ed è qui che bisogna arrivare a capirci. Cipolletta è partito dalla premessa che in tutto il mondo le gestioni pubbliche di servizi comuni portano a disfunzioni, costi eccessivi e personale in esubero. Premessa completamente sbagliata, come dimostrano tanto i numerosissimi esempi appena al di là delle Alpi, quanto i risultati peggio-che-disastrosi delle ferrovie inglesi privatizzate da Margaret Tachter (vorrei proprio sapere, tra l’altro, dove sta scritto che i pubblici funzionari debbano esser costretti a ritmi di superlavoro stressanti invece di poter fare il loro mestiere con ragionevole calma, in condizioni normali...). Il neo-presidente propone la divisione in due del servizio: la rete dei binari allo Stato e i treni affidati a privati. Che a me, francamente, sembra un’idea stramba e pericolosa. Intendiamoci: se su linee poco battute (come ad esempio la Bari-Matera) un privato ritiene conveniente mettere qualche altra corsa, s’accomodi pure. Spazio ce n’è a sufficienza, e se la faccenda funzionerà o meno è affar suo. Allo stesso modo se il trasporto-container da Gioia Tauro alla direttrice ferroviaria tirrenica viene integrato da qualche linea privata , o se su certe tratte extraurbane arriva qualche trasporto di pendolari in più, tutto bene: però... Però non possiamo permetterci di dimenticare che metà delle linee ferroviarie italiane è ancora a un solo binario, e che è già tanto se ce la fanno ad alternarvisi le corse normali di andata-e-ritorno.Dove trovare lo spazio sulla stessa rotaia per linee private aggiuntive? Già. Perché non possiamo dimenticare nemmeno che la comunità nazionale ha il dovere – il dovere – di assicurare i collegamenti ferroviari per tutto il paese. Dovere che non può essere delegato all’ arbitrio di ditte operanti a fini esclusivi di lucro. Per ciò le integrazioni private della rete statale non potrebbero essere che marginali. Non è che si possa lasciare ai privati la responsabilità dei maggiori collegamenti, in Italia e con l’estero. E allora? Sapete che sono fra quelli convinti che su di un pianeta dalle risorse in rarefazione la cosa giusta da fare è la loro messa in comune per una più equa e parsimoniosa ripartizione fra tutti. Che è esattamente il contrario delle privatizzazioni. Nella fattispecie, privatizzare immobili di valore storico-culturale è sbagliato perché ne spetta doverosamente alla collettività la tutela. Privatizzare alloggi pubblici è sbagliato perché è più giusto lasciarli a disposizione di chi non arriva a pagare l’affitto “a prezzi di mercato”. Ma più sbagliato di tutto è privatizzare i maggiori servizi: acqua, trasporti, energia. Se infatti un Comune passa la gestione del suo sistema idrico a una ditta privata, o magari a due, sarà fin troppo facile a quelle mettersi d’accordo tra loro per lesinare sul servizio, alzare i prezzi e spennare noi cittadini. Questo per l’acqua è stato recepito perfino nel programma di governo di Prodi... Bene: per le ferrovie a me sembra che sia esattamente lo stesso. La soluzione è tutt’altra. E’ far funzionare bene quel che funziona male. Ci riescono in tanti paesi, perché da noi no? Un manager come Cipolletta messo lì apposta è a questo che dovrebbe dedicare tutto il suo impegno. Curare a dovere la manutenzione del materiale rotabile, levando di mezzo i dirigenti responsabili se ogni vettura non sarà in grado al mattino di entrare in servizio in condizioni perfette. Così tutto il resto. E il personale in esubero, se ce n’è, vediamo di impiegarlo nella cosa più importante da fare: il raddoppio delle linee ancora a un solo binario, che è il solo modo possibile per migliorare davvero le cose. E quanto ai costi: leviamoci una volta per tutte dalla testa l’idea del bilancio in pareggio. E’ un discorso che per i servizi pubblici indispensabili non può valere. Per questo ci sono le tasse: per finanziare il welfare state, del quale il trasporto pubblico è parte integrante primaria. Dite che dalle tasse non si ricava abbastanza? Il fatto è che proprio lì, sulle scelte di politica fiscale, che Prodi è stato troppo arrendevole. E’ vero che esse oggi dipendono – oltreché dalla contingenza economica - dai rapporti di forza: dall’esiguità della maggioranza. Noi ambientalisti però andiamo indicando da tempo scelte diverse. La “Tobin tax” sui movimenti di capitali. L’applicazione su più vasta scala alle diverse attività produttive del principio “chi inquina paga”. L’’imporre più tasse sui carburanti per le attività voluttuarie o nocive (dai camper alle auto extralusso ai Tir alla “nautica da diporto”) e farne pagare di meno a quelle meno inquinanti e socialmente più utili: le ferrovie, appunto, il trasporto-merci via-mare, la pesca... Potrei seguitare. Guardare al sistema fiscale con occhi di ambientalista dischiude un buon numero di possibilità delle quali di solito non si tiene conto quanto sarebbe giusto e opportuno. Ecco perché la strada imboccata da Cipolletta mi sembra sbagliata. Strada da fare per migliorare i servizi pubblici senza ricorrere a privatizzazioni che ne sottraggano il controllo alla collettività ce n’è ancora tanta... A proposito: ricordate quando in campagna elettorale Prodi parlava di mettere nei posti giusti ministri capaci di usare il cacciavite per registrare al meglio il funzionamento delle loro amministrazioni? Dopo non ne ha più parlato... Mentre è proprio da qui che il discorso andrebbe ripreso con più serietà.. 1 dicembre 2006