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Da: La redazione di Socialisti.net
Data: 3/9/00
Ora: 7:01:02 PM
Nome remoto: 194.247.166.2
I socialisti sono divisi dal seguente dilemma: aderire all'appello di Silvio Berlusconi (costituire un fronte della libertà) o restare con i Democratici, poiché per un socialista "non è possibile che stare a sinistra"? Boselli ha sino ad ora privilegiato quest'ultima scelta, anche per motivi caratteriali, poco incline com'è ad affrontare le incertezze di un distacco dal caldo seno della sinistra al governo. Nel recente passato gli sono bastate le facili garanzie di d'Alema - la concessione di una vuota Commissione su Tangentopoli per non perdere la faccia -, ora si trova di fronte alla dura realtà delle liste elettorali, quella d'essere considerato l'ultima ruota del carro dell'eterogeneo schieramento governativo. Quindi minaccia e si agita: quasi certamente basterà una concessione di facciata per farlo rientrare nei ranghi.
La verità è che la sua scelta di campo è tutta al negativo e sempre meno è giustificabile la partecipazione di socialisti ad un sistema di governo che tende nei fatti a trasformarsi in regime, come evidenziano sia le grandi decisioni che i piccoli esempi. Dalle nomine statali (ad esempio, il figlio di Armando Cossutta che viene nominato direttore dell'Agenzia del sud con 400 milioni annui), e quelle sotto la diretta influenza Ds (durante il recente congresso La Stampa ha pubblicato un'impressionante lista delle presidenze Ds); dalla cancellazione dei Nocs, di cui si è inteso gravemente limitare l'ambito d'indagine, al ruolo della Rai e, quindi, all'orientamento della grande informazione; dalla demonizzazione dell'avversario, all'intolleranze verso aree di dissenso (dal caso Forattini, alla satira di Blob) e verso quanti protestano per l'insopportabile sistema di far carico agli italiani dei problemi della delinquenza diffusa e dell'immigrazione: quasi tutto testimonia di un'illiberalità e di una mancanza di rispetto per i diritti dei cittadini che nessun socialista può a lungo tollerare. Nel frattempo le città hanno tutte ottenuto -in soli 4 anni! - i loro suk e i loro quartieri "sconsigliati" di sera, e le avanguardie dei "nuovi poveri" sono in bella mostra ad elemosinare nei centri cittadini, cosa che al nord non accadeva dal dopoguerra. Stranieri a noi stessi, siamo costretti ad ingoiare di continuo nuove leggi che imbastardiscono la vita di ognuno, anziché migliorarla; che aumentano le nostre spese, che impongono subdolamente tasse indirette che sfuggono alle trionfanti statistiche del Visco di turno. (Un esempio per tutti: se si vuole ristrutturare uno stabile, non è l'impresa prescelta a doversi fare carico della sicurezza dei lavori e dei suoi operai, ma sono i condomini che devono nominare un direttore dei lavori, un responsabile della sicurezza e far redigere un piano della sicurezza. Risultato: un aumento medio del 7/10% sui costi. Sarebbe come se andassimo a far riparare l'auto e fossimo chiamati a rispondere della sicurezza del meccanico).
Dopo pochi anni di questo governare, molte leggi vengono formalmente votate in aula, ma di fatto concertate ad altri tavoli. E' il primo segno del dissolvimento della democrazia parlamentare. I socialisti, che a suo tempo si sono battuti ed hanno pagato un alto prezzo per garantirla, fino a quando faranno finta di non vedere?
Se torniamo a misurare il nostro "fare politica" sui fatti, troveremo modo di ricomporre l'anima socialista e di tornare a batterci contro il pericolo più grave, quello di uno stato - di un regime - incombente sui cittadini, solo temperato dalla speranza, vaga e consolatoria, che l'Europa condizioni le leggi italiane.