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Nuovo internazionalismo
e unità socialista
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Se dal dopoguerra lo Stato ha rappresentato un corpo intermedio
atto a garantire libertà e trasparenza nei rapporti tra i cittadini e l’arbitrio,
assoluto e anonimo, delle organizzazioni dello sfruttamento economico
globale, che poteva compiere scelte politiche antieconomiche, legittimate
da necessità morali o ideali; stiamo viceversa assistendo, negli ultimi
anni, allo corrosione dall’interno di questa funzione da parte delle
multinazionali che hanno interesse a liberalizzare definitivamente i
mercati in modo da abbassare il costo del lavoro ed alzare parallelamente
i profitti.
Così assistiamo, non solo in Italia, all’omologazione e/o
conversione al primato dell’economia delle varie forze politiche, di
destra o sinistra, succubi del principio che profitti e interessi siano
valori intangibili, primari, incontrovertibili.
Come ha fatto il neo-liberismo ad emergere dal relativo ghetto
ultra-minoritario, fino a un decennio fa, per trasformarsi oggi nella
dottrina dominante nel mondo?
Hanno capito, mentre i progressisti no, che le idee hanno
conseguenze.
A partire da un embrione molto piccolo all'università di
Chicago con il filosofo-economista Friedrich von Hayek ed i suoi allievi,
tra i quali Milton Friedman con relativo seguito, i neo-liberisti ed i
loro finanziatori hanno creato una enorme rete internazionale costituita
da fondazioni, istituti, centri di ricerca, pubblicazioni, eruditi, centri
di opinione e di pubbliche relazioni per sviluppare, formare e spingere le
loro idee e dottrine.
In poche parole hanno sviluppato il concetto gramsciano di
"egemonia culturale". |
Stato e Mercato
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Lezione da Seattle |
La novità di è che il vertice del WTO
di Seattle, che doveva costituire un nuovo passo verso la globalizzazione
dei commerci, ha fallito. Ha fallito perché una parte della società
civile ha iniziato a ribellarsi, ha visto che le condizioni di assistenza
sociale sono sotto minaccia in tutti i paesi, ha visto l'ambiente sul
bordo del baratro, ha visto tanta gente povera sia nei paesi ricchi che in
quelli poveri in un momento in cui non è mai esistita tanta grande
ricchezza. Ha capito che il WTO, in questi anni, ha stabilito solo un
insieme di regole sul commercio e gli scambi globali i cui unici
beneficiari erano le società multinazionali, mentre ignorava i bisogni
delle comunità, dei lavoratori e dell'ambiente.
La novità è allora che nuove idee, alternative a quelle oggi
egemoniche del neoliberismo, stanno prendendo piede e si stanno
organizzando nella società civile e in ogni angolo del mondo come
dimostra l’elenco delle organizzazioni che hanno aderito all’appello
contro il Millenium Round del WTO a Seattle.
Questi movimenti civili, soprattutto nel mondo anglo-americano,
hanno dimostrato a Seattle come i settori più avanzati della società
civile stiano organizzando molto bene l’opposizione all’establishment
della grande finanza e delle multinazionali; opposizione chi i partiti di
quel mondo non sono in alcun modo in grado di fare, essendo succubi
culturalmente e finanziariamente delle varie lobbies.
Più di 50 anni fa Karl Polanyi ha rilasciato questa
stupefacente e profetica testimonianza, nel suo capolavoro The Great
Transformation: " ...permettere che il meccanismo del mercato sia
il solo direttore del destino degli esseri umani e del loro ambiente
naturale... provocherebbe la demolizione della società ".
Oggi assistiamo alla puntuale verifica di quell’intuizione: i
diritti e la salute dei lavoratori violati, i diritti umani e una
"giustizia giusta" calpestati, le contraffazioni chimiche e
genetiche dei cibi all’ordine del giorno, lo sterminio del patrimonio
ambientale e naturale quotidiano, la vita democratica sempre più debole.
In questa battaglia si sente l'assenza dei socialsiti. Che fine
hanno fatto? |
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In questo quadro, anche i fatti della
recente storia italiana, in primis Tangentopoli, vanno inseriti nel loro
giusto contesto. Più che un golpe
"politico-mediatico-giudiziario", cavalcato da ex comunisti e
fascisti, preme qui dimostrare che l’intento primario, dettato dai
settori principali della finanza e dell’industria italiane e
internazionali, era di ottenere un drastico abbattimento dei vincoli di
attività nel settore economico da parte della classe politica. E’ stato
il tentativo, in parte riuscito, di americanizzare la politica italiana,
instaurando un sistema parlamentare dal bipolarismo sostanzialmente
fittizio nelle politiche economiche e sempre più delegittimato, dal punto
di vista democratico, dalla sempre minore percentuale di votanti alle
elezioni.
E’ in atto, oggi in tutta Europa il tentativo di screditare
tutta la classe politica che ha condotto la parte finale della guerra
fredda. La lobby economica neoliberista spinge verso la rigenerazione
della classe politica in nome di un moralismo che sa molto di
addomesticamento.
I partiti europei dell’Internazionale Socialista sono spesso
lontani mille miglia dal movimento di Seattle, alle prese, come sono, con
"Terze vie" che propongono superamenti e revisioni della
socialdemocrazia con troppa accondiscendenza verso il neoliberismo
dominante. Essi stentano sempre più a opporre dei margini all’arbitrio,
assoluto e anonimo, delle organizzazioni dello sfruttamento economico
globale. |
Eurotangentopoli |
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L’unità socialista |
Con la morte di Bettino Craxi, abbiamo,
in Italia, oltre al dovere di rileggere Tangentopoli in un contesto
storico e politico europeo, anche l’opportunità di riprendere i temi di
quel vivacissimo dibattito culturale su Socialismo Modernità e Libertà
che accompagnarono Craxi e si imposero con la sua ascesa alla Segreteria
del PSI.
E’ un dovere intellettuale di tutte le organizzazioni di
ispirazione socialista tendere le antenne al mondo, capire quali sono i
temi, le problematiche da affrontare e i modi d’organizzazione che
costituiranno il futuro delle lotte politiche qui in Italia come altrove.
E’ altresì un dovere intellettuale dei dirigenti della
diaspora socialista mettere da parte personalismi e piccole posizioni di
rendita, per giungere a una vera e definitiva ricostruzione della casa di
tutti i socialisti, innestando un saldo e virtuoso processo di
riunificazione e progettazione degni della miglior tradizione del PSI e
ridando così forza e coraggio ai tantissimi socialisti italiani rimasti
fuori da ogni gioco politico.
Oggi è possibile - ci sono tutti i presupposti - ricostruire un
tessuto politico-culturale nelle società civile che, dotandosi di un’organizzazione
leggera e poco costosa, sia intellettualmente pronto nell’elaborare
politiche di riforme seriamente alternative e interventi di mobilitazione
agili e di grande, se non clamorosa, visibilità.
Dobbiamo, in altre parole, essere in grado di unire i socialisti
partendo dal contesto della globalizzazione della lotta politica, più che
da quello italico, dove il sistema elettorale ci vorrebbe vedere alleati
degli uni o degli altri. Occorre unire i linguaggi, i modi, i temi prima
di adeguarci eventualmente al contingente sistema elettorale. Sarebbe da
veri irresponsabili non percorrere con serietà ed impegno la via dell’unità
di tutti i socialisti
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Febbraio 2000
La redazione di Socialisti.net
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