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Da: Dalla Redazione
Data: 2/12/2001
Ora: 9:28:01 PM
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L’alleanza con la Casa delle Libertà sembra già fallita, gli applausi del Palavobis a Silvio Berlusconi sembrano un ricordo e l’embrassons-nous di meno di un mese fa pare aver lasciato il posto a una totale incomprensione. Per la verità il dissenso era percepibile già allora: il discorso del leader di Forza Italia non lasciava spazio ad equivoci – candidature sì, purché facce nuove e possibilmente giovani – né il passaggio di Martelli sui collegi di frontiera era sufficiente a chiarire gli intenti reciproci.
La trattativa è infatti saltata ancor prima di iniziare e il moto d’orgoglio dei dirigenti del partito sulla scelta delle candidature – che non può essere imposta dagli alleati – ha determinato una inaspettata effervescenza nella base che è scoppiata in un coro di “presentiamoci da soli” all’insegna dell’autonomia e della dignità socialista. Segno che l’alleanza “obtorto collo” con i partners della Casa delle Libertà sta scomoda, e non potrebbe essere altrimenti. Tuttavia presentarsi da soli rischierebbe di tradursi in poco più di una testimonianza e nella rinuncia aprioristica a tornare nell’agone politico, almeno a livello nazionale.
Il realismo impone di guardare alle alleanze possibili. Quella con i radicali sembra svanita nello spazio di un giorno, portandosi via l’illusione di poter riprendere la gloriosa tradizione di doppia tessera radicale e socialista che vide la stagione migliore delle battaglie per i diritti civili. Ma ci si è imbattuti nell’immancabile niet di Pannella e nella sua involuzione antiistituzionale, nonché nella sua intransigente difesa del sistema maggioritario, salvo poi contraddirlo clamorosamente proprio con le scelte elettorali che mette in atto presentandosi da solo: un rebus indecifrabile e incomprensibile ai più.
L’altra possibile alleanza è quella con Democrazia Europea. E’ vero che il partito di D’Antoni è ancora un enigma e non se ne capiscono bene le potenzialità, ma la presentazione romana ha offerto alcuni elementi di novità che non possono non imporsi all’attenzione dei socialisti. Innanzitutto l’intenzione di non porsi come l’ennesimo partitino di centro, esposto alle oscillazioni politiche del momento e quindi propenso a stringere accordi di volta in volta con l’una o l’altra coalizione, bensì di voler costituire l’embrione intorno a cui potrebbe nascere il Terzo Polo, ossia un’alleanza di partiti accomunati da un progetto politico contrapposto a quello degli altri due schieramenti: la rinascita del sistema proporzionale in Italia.
Il che significherebbe conferire una dignità alla politica, ora ridotta alla contrapposizione sterile di battute polemiche e di furibondi attacchi personali, e sul lungo periodo, ridare una adeguata rappresentanza governativa alle forze di centro-sinistra tentando di ridimensionare post-comunisti e post-fascisti cui il sistema maggioritario ha invece dato un enorme peso, bloccando di fatto a metà strada la revisione ideologica che il loro passato avrebbe richiesto.
Si tratterebbe di ridare corso alla politica italiana che Tangentopoli ha stravolto, riprendendo una tradizione di riforme sociali e di governo dell’economia lontana dalle intemperanze di destra e di sisnistra che sembrano incapaci di intervenire in questi settori senza suscitare proteste e putiferi di ogni sorta in un susseguirsi ormai impressionante, senza che la politica – ossia l’arte della mediazione – riesca ad imporsi e a trovare soluzioni accettabili.
Pare evidente che i socialisti in tale progetto avrebbero un ruolo: il ritorno al proporzionale non è forse in cima ai nostri programmi? Un nuovo schieramento di centro-sinistra non è forse ciò che auspichiamo? Il ridimensionamento dei post-comunisti, e l’isolamento dei neo-comunisti, non è forse ciò che vogliamo quale premessa per una futura evoluzione della sinistra in Italia? Non sarebbe quella la postazione migliore per lanciare un appello alla base dello Sdi che sta annaspando alle prese con il fondamentalismo verde e con l’ennesimo veto antisocialista, quello della Francescato che non vuole nemmeno sentire pronunciare la parola? E poi Tangentopoli: non è forse la sua disamina storica che chiediamo da sempre?
Spiace che Gianni De Michelis abbia preventivamente escluso accordi con Democrazia Europea. Noi crediamo che il Nuovo Psi dovrebbe esperire quella strada sulla base di queste prospettive, e non di un semplice cartello elettorale. Il che significherebbe che l’impresa andrebbe tentata sia al maggioritario che al proporzionale, senza trattative su due tavoli differenti, ma con una sostanziale possibilità di riuscita in alcuni collegi uninominali e soprattutto nella quota proporzionale; non sottovalutiamo infatti la capacità di mobilitazione che avrebbero larghi settori della Cisl che hanno di fatto abbracciato il progetto del loro leader e la sinergia con l’apporto socialista. Significherebbe che all’imdomani del voto il Terzo Polo rivendica tutta la sua autonomia e non mercanteggia posti di governo, ponendosi come obiettivo primario la riforma del sistema elettorale. Si tratterebbe poi di guadagnarsi uno spazio di manovra di volta in volta per affermare una politica che connoti al meglio i singoli partiti. Il parlamento sarebbe allora una libera tribuna da cui chiamare alla riscossa i socialisti, senza condizionamenti, per ricostruire davvero una forza nel paese.
Il gruppo dirigente in questo momento tace o comunque non indica una via d’uscita: l’alleanza con la Casa delle Libertà, già difficile e controversa, mostra in partenza tutti i limiti che potrà porre ad un processo di rinascita socialista e di recupero della memoria storica. Noi vogliamo auspicare che si stiano esplorando anche nuove vie – e quella indicata da Democrazia Europea ci sembra la più idonea – non per alzare la posta e strappare al Cavaliere ciò che i suoi alleati ci rifiutano, cioè qualche collegio in più, ma per valutare effettivamente che cosa sia più idoneo all’obbiettivo primario della rinascita del partito: se un’ibrida alleanza con uno schieramento che né ci ama né ci apprezza, col miraggio di qualche posto di governo accanto a leghisti e postfascisti, oppure un’alleanza più consona alla nostra tradizione, accanto ai democristiani che non vogliono sottomettersi ai Ds, eventualmente ai repubblicani e sicuramente a molti socialisti che hanno perso speranza in Boselli, in una strada di lungo corso ma certo più libera e meno condizionante dei leaders esuberanti e intransigenti del centro destra.