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Da: La Redazione (l.g.)
Data: 2/21/2001
Ora: 2:05:19 PM
Nome remoto: 213.254.8.28
“Sbaragliando con un’intervistella mattutina alla radio greci latini e moderni pensatori, duemila anni e passa di sforzi e congetture, Silvio Berlusconi ha svelato quale sia in democrazia l’unità di misura del valore: le lire. La capacità di un politico è finalmente chiaro si misura in milioni/miliardi di lire accantonati. Ne consegue che nulla o poco vale, politicamente, chi non abbia lavorato a costruire la sua personale fortuna: sarà incapace di fare quella degli altri. Nel lessico politicofilosofico di Berlusconi questa teoria va sotto il titolo: la cultura del fare. Ricaschi pratici: Fini e Casini, suoi alleati, effettivamente non hanno mai lavorato, si sono limitati a farsi insegnare la politica da Almirante e da Forlani «ma possono molto progredire», stando accanto a Silvio: «Dopo un’esperienza di alcuni anni al governo», dice, parla evidentemente del governo guidato da se medesimo, «potranno nel futuro porsi certi traguardi. Oggi c’è bisogno di un uomo del fare e non di un uomo del dire». Tacendo e guardandolo governare anche i leader di An e Ccd impareranno.(...)” (da Repubblica)
E Bossi? Senza padri che gli abbiano insegnato la politica, effettivamente altro che “cultura del dire”, neanche l’italiano ha imparato e in quanto a “cultura del fare”...meglio sorvolare.
Ma come si spiega la preclusione di Berlusconi rispetto a De Michelis e a Martelli?
Senza essere irrispettosi verso i nostri dirigenti, possiamo semplificare, nella logica della filosofia berlusconiana, dicendo che Gianni De Michelis la “cultura del fare” la possiede e che Claudio Martelli possiede la “cultura del dire” di Craxi padre. Allora appare chiaro il motivo del rifiuto: non sono generi di uomini nè che si acquistano, nè che si possono far tacere...
La differenza è la cultura d'impresa di Berlusconi e la cultura politica dei nostri due dirigenti.Tutto qui.
Se il Presidente di Forza Italia vuole vincere le elezioni e presentarsi come polo di sinistra-centro-destra (come lo è d’altronde l’Ulivo) e imitare il New Labour, come ha dichiarato, dovrà forse lui imparare qualcosa dai nostri negletti politici di professione, altrimenti il “marketing dei sondaggi” potrebbe renderlo oggi un illuso vincente alla luce di quelli che potrebbero essere i risultati elettorali veri di domani.
Insomma, se c'è qualcuno che deve imparare qualcosa, tanto più di laburista, non sono i socialisti da lui, ma lui da noi. (Mi faccia il piacere!)