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Da: per la Redazione Luca Guglielminetti
Data: 2/26/2001
Ora: 10:24:37 AM
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Sulla parola "slavo" torna Enzo Bettiza sulla Stampa prendendo spunto dalla significativa uscita del nazional-alleato Zacchera a proposito delle bande di slavi geneticamente avvezzi ai massacri. "La faciloneria culturale, l'ignoranza, per non dire l'obliqua malizia politica con cui tanta stampa, da tanti anni, attribuisce a non meglio identificati 'slavi', il ruolo di mostri nelle cronache nere nazionali paiono adombrare un vizio mentale che nei nazisti ebbe i suoi precursori insigni."
Bravo Bettiza! Credo valga la pena riflettere su questa “sindrome slava” connessa sì ad un clima di insicurezza sociale generalizzato nelle generazioni sopratutto anziane, ma anche erede di una debolezza culturale altrettanto generalizzata.
La richiesta di sicurezza contro la criminalità e l’emigrazione non riflettono uno stato reale delle cose costituito da orde di barbari che invadono la nostra penisola e orde di microcriminali che infestano le strade dei nostri paesi. E' piuttosto lo specchio di paure ed incertezze la cui origine è da ricercare dell’odierna crisi del walfare, nella flessibilità dal lavoro, nell'incertezza pensionistica, nella fuga dalla realtà per rifugiarsi e blindarsi nelle villette a schiera, nell’apparente integrazione sociale che si realizza in casa, in chiesa o nella scuola, nell’apparente condivisione dei consumi davanti alla televisione e nei supermercati.
Che ormai anche Rizzo dei Comunisti Italiani, ponga la questione sicurezza nei termini di “tolleranza zero”, nello stile del ex governatore dello stato di New York Rudolph Giuliani, è indice del fatto che ormai non esista nel nostro paese un assetto politico che ci possa permettere di definire una Destra e una Sinistra (così come teorizzato da Bobbio). Sostenere, come ha fatto Rizzo in TV recentemente, che chi sottovaluta l’allarme sociale è solo un “radical chic” che abita nei quartieri alti e non vede la realtà, equivale ad invertire i termini della questione e più precisamente a non capire che sono proprio quelli che abitano nei quartieri alti, blindati nelle loro villette a schiera o nei loro appartamenti di lusso, che a gran voce reclamano uno stato di polizia contro un presunto pericolo “slavo”.
Dovremmo avere il coraggio di dire che questa “sindrome slava” è in realtà una patologia socio-culturale, degna del nazismo – come dice Bettiza -, ma sopratutto che probabilmente ha molto a che vedere con il movente “profondo” della strage familiare di Novi Ligure. Perché i figli di questa generazione, ex sessantottina, dovrebbero accettare passivamente le ossessioni da Repubblica di Weimar dei loro genitori?