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Da: La Redazione (l.g.)
Data: 6/21/2001
Ora: 12:53:29 PM
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“Ci risiamo. Ogni volta che i socialisti rialzano la testa c’e’ una disgrazia che li colpisce e, quasi sempre, e’ una convulsione interna che blocca e impedisce loro di procedere sul cammino del recupero di una presenza politica vera”: Gianni De Michelis, che ribadisce la sua intenzione di non dimettersi da segretario, in un articolo per “l’Avanti” di oggi rivolge ai suoi compagni dissidenti un ultimo appello all’unita’, “a compiere un passo indietro, a non offrire ulteriore spettacolo del nostro partito e di noi stessi”.
De Michelis scrive che non ha alcuna intenzione di dimettersi come hanno invece fatto Craxi, Spano e Martelli dal comitato di presidenza: “Non mi sono dimesso e meno che mai posso ritenermi dimissionato da segretario nazionale”, sottolinea. “Non soltanto - aggiunge - per una questione formale e di stile, di dover rispondere al Consiglio nazionale e al congresso, ma anche e soprattutto per una questione di sostanza politica, che e’ quella di dover rispondere al partito che esiste”.
Il “partito che esiste”, quello “vero”, e’ quello sul territorio che “vive la sofferenza verso una burocrazia centrale nella quale non individua punti certi di riferimento organizzativi e politici”, aggiunge De Michelis.
Certamente il partito soffre, ma il dubbio è che nessuno, a partire dallo stesso De Michelis, in questi anni abbia avuto veramente intenzione di costruire un vero partito con una presenza politica vera. Altrimenti non ci troveremmo editorialisti dell’Avanti e sottosegretari con la tessera di Forza Italia in tasca a parlare a nome del Partito, non ci troveremo questa mancanza di referenti organizzativi, non avremmo sentito in campagna elettorale solo beatificare le sue personali doti di ex ministro.
Tanto per fare un esempio pratico, noi, come Redazione, abbiamo proposto al Congresso di costruire un “partito a rete”, nel quale questo portale Web potesse fungere da riferimento per chi volesse tornare ad impegnarsi e potesse trovare i nomi e recapiti di refernti in tutte le provincie italiane ai quali rivolgersi. Ebbene, l’idea è stata appoggiata a parole, ma non abbiamo mai ricevuto un elenco di questi referenti, se non qualche nome, a livello regione, quando si trattava di raccogliere le ultime firme per la presentazione delle liste elettorali.
Non c’è stata proprio la volontà di organizzare un partito unitario che fondesse le varie componenti riunite al congresso, così come non c’è stata, se non a parole, la volontà di un ricambio generazionale nella dirigenza.
Ci domandiamo veramente a quale “recupero di una presenza politica vera” si riferisce De Michelis, quando si lamenta delle “convulsioni interne”. Ci pare francamente assurdo sostenere che la linea politica di fedeltà alla Casa delle libertà abbia futuro, mentre quella dello SDI è un suicidio. Ci sarà anche chi dissente da lui per non aver potuto soddisfare le proprie ambizioni in questa tornata elettorale, ma la questioni principale ci sembra invece essere l’incapacità di comprendere quello che è stato il responso delle urne.
Il vero suicidio, lo scrivemmo nel primo editoriale di questo forum pochi giorni dopo la morte di Bettino Craxi, è stata la mancanza di volontà politica di tutti i dirigenti della diaspora socialista di unirsi allora in un unico soggetto politico che guardasse alla politica alta, invece che alle alleanze. Il secondo suicidio è stato il fatto che dal luglio scorso fino al Congresso di gennaio, sia stata presa in considerazione una e una sola possibilità di alleanza per i nuovi socialisti. L’alleanza con la Casa delle Libertà è stata una scelta politica presa a fronte di un sistema elettorale punitivo, che però non aveva fatto i conti fino infondo con gli alleati che si erano scelti. Non prevedendo alternative, ci ha subito posto in uno stato di stallo politico pericoloso e non consono al valore delle nostre tradizioni. Un "cul de sac", forse prevedibile, che avrebbe richiesto una seria possibilità alternativa che ci permettesse qualche via di fuga.
Per questo abbiamo sostenuto che dopo il 13 maggio non c’è più alcuno spazio, ne per noi, ne per lo SDI, per procedere alla ricostruzione di un partito in grado di recuperare l’elettorato del vecchio PSI.
Adesso è solo ora di guardare avanti e soprattutto alla politica alta, quella fatta di progetti e di idee in grado misurarsi con la nuova economia e i problemi della globalizzazione e di fornire risposte a quanto emerge nel mondo dei lavori invisibili, precari e autonomi, nel mondo della formazione e della scuole, nel mondo del terzo settore. Si tratta insomma di svolgere quel duro lavoro che non si è fatto fino adesso: analizzare e proporre, a fronte della complessità del reale, obiettivi politicamente praticabili, con la creazione di una struttura organizzata che permetta di sviluppare consenso nell’opinione pubblica dei cittadini.