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DS: rischio morte per codardia

Da: per la Redazione (l.g.)
Data: 11/17/2001
Ora: 2:02:45 PM
Nome remoto: 213.254.3.151

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Così Paolo Franchi conclude il fondo di oggi sul Corriere della Sera:”(...)Considerazioni non dissimili valgono anche a proposito dell’altra questione fondamentale, e cioè l’avvio della costruzione, con altre forze politiche, culturali e sociali, non di un partito dei Ds un po’ meno piccolo, ma di un grande partito socialdemocratico. Fassino ha confermato e precisato questo obiettivo, con grande soddisfazione di Giuliano Amato. Ma forse non avrebbe fatto male a spendere qualche parola di più sul perché l’Italia un partito simile non lo abbia mai conosciuto. E’ vero che non si possono tenere all’infinito gli occhi rivolti all’indietro. E’ ancor più vero però che, senza fare i conti con il proprio passato, la sinistra difficilmente avrà un futuro. E non basta affermare che l’89, decretando la vittoria della socialdemocrazia sul comunismo, ha azzerato la storia: perché c’è anche una storia italiana con la quale bisognerebbe trovare la forza di misurarsi.

Può darsi che il neosegretario abbia evitato di affondare troppo il bisturi per non crearsi gratuitamente dei problemi in più con le opposizioni interne. Ma nel primo rapporto congressuale di uno che si è candidato dicendo: «O si cambia o si muore» un po’ più di coraggio ci sarebbe stato bene. Magari lo avrebbe apprezzato persino l’altra sinistra, quella che a Pesaro non c’è, e non vuole diventare blairista.”

Insomma il rischio è che Fassino sia prigioniero della “sindrome Amato”, cioè la codardia ad “assumersi la responsabilità di promuovere un processo di revisione seria che solo potrebbe portare alla costruzione di un'altra sinistra moderna e liberale”, come denunciava ieri Stefania Craxi a proposito dell’articolo di Giuliano sul primo numero della nuova rivista "Italianieuropei".

I Ds sono un partito ormai stimato al 12%, di cui un terzo è antisocialista viscerale. Si trova con una forza e in una posizione non dissimile dal PSI di De Martino, prima del MIDAS. Sanno perfettamente che o cambiano o muoiono, ma sanno altrettanto bene, checchè ne dica Giuliano Amato, che per non morire devono fare i conti con il socialismo italiano e con Craxi in particolare. A ricordargli questo, oggi, non ci sono solo Stefania Craxi, e i dirigenti di SDI e NPSI, ma tutta la stampa italiana.

Tutti i quotidiani si sono infatti accorti ed hanno sottolineato che nella relazione di Fassino non è stato mai citato Bettino Craxi e che quindi il dialogo concreto è rimandato, per il momento.


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