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Da: Luca Guglielminetti (per la Redazione)
Data: 12/1/2001
Ora: 4:39:30 PM
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Se il punto che differenzia oggi i socialisti del Nuovo PSI non fosse politico, ma quello “poco nobile”, allora ce ne sarebbe da dire per molti. Ma dove ci porta la disquisizione sulle aspirazioni personali della “nomenklatura”? Vogliamo fare la hit parade di chi ha pensato più a se stesso che a ricostruire ed unire il Partito? Noi scrivemmo, nel primo editoriale di questo forum pochi giorni dopo la morte di Bettino Craxi e la manifestazione di Piazza Navona, che è stato un gravissimo atto d'irresponsabilita' da parte di tutti i dirigenti della diaspora socialista non unirsi allora in un unico soggetto politico che guardasse alla politica alta, invece che alle alleanze e ai personalismi.
Trovo inutile e “poco nobile” mettermi sul piano di denunciare le aspirazioni di De Michelis per le prossime elezioni europee, ad esempio. Considero piuttosto un suicidio che egli abbia blindato il Partito per raggiungere il suo scopo, portandoci oggi sull’orlo della scissione. A me pare che non ci sia stata da parte di Gianni la minima volontà di organizzare un partito unitario che fondesse le varie componenti riunite al congresso, così come non c’è stata, se non a parole, la volontà di un ricambio generazionale nella dirigenza. Dal punto di vista invece strettamente politico, non c’è stata da parte del segretario un riflessione seria sul risultato che abbiamo riportato il 13 maggio, così come non ci sono state, in questi mesi, prese di distanza dal governo, ad eccezione di quelle di Bobo, che segnassero la diversità, l’identità e l’autonomia del Partito nella coalizione.
Non è questione di fare i furbi (la posizione della Redazione è dispiegata in centinai di articoli e commenti negli archivi di questo Portale dalla morte di Bettino ad oggi), ma di analisi politica. E’ difficile non prendere atto che la sconfitta dell'Ulivo ha infatti aperto una fase politica nuova che impone a tutte le forze della sinistra italiana, noi compresi, un profondo ripensamento della propria identità e del proprio ruolo. Così come è difficile non prendere atto che dopo il 13 maggio si sono chiusi gli spazi per noi, come per lo SDI, per procedere singolarmente e separatamente alla ricostruzione di un partito in grado di recuperare l’elettorato del vecchio PSI.
In quanto a comandanti senza eserciti, sicuramente Bobo e Claudio non hanno strutture talebane, ma hanno voti al contrario di Gianni. Inoltre il mondo socialista della “nomenklatura”, ti rammento che non si esaurisce ai nomi che hai elencato: esistono Andò in Sicilia, Di Donato in Campania, Carluccio in Lombardia, La Ganga in Piemonte, più altri come Tognoli e Formica, in attesa di rientrare nell’agone politico. Ed esistono poi, forse cosa ancora più importante, centinaia di associazioni e circoli della diaspora socialisti in tutta Italia che hanno finalmente iniziato a dialogare e discutere su prospettive che sono le nostre: ricostruire una sinistra non giustizialista moderna e liberale.
Per tre anni non ci saranno elezioni: noi scommettiamo, come del resto abbiamo sempre fatto, sulla volontà della maggioranza di tutti i socialisti, non su quella di un tesseramento unilaterale di un singolo esponente della “nomenklatura”.