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Da: da Oggi in Italia
Data: 12/23/2001
Ora: 3:29:22 PM
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Redazione La visita di Stefania Craxi al Congresso del Nuovo Psi, quello conclusosi con l’elezione di Bobo Craxi e Claudio Martelli ai vertici del partito, è durata poco più d’una mezz’oretta, appena il tempo per un caffé in piedi. Eppure il suo intervento in congresso è stato partecipato anche emozionalmente dai delegati che l’hanno applaudita (non condividiamo l’analisi di coloro che hanno parlato di ‘freddezza dell’uditorio’) e molti avrebbero voluto dialogare con lei.
Altri avrebbero voluto risponderle, soprattutto i vecchi dirigenti, alcuni dei quali hanno personalmente vissuto con Bettino la parabola del Psi, dal Midas all’amaro scioglimento del ’92, e non potevano condividere tutte le asprezze del suo intervento. La strategia di Stefania è però di altro tipo e non contempla la possibilità di dialogo, né tollera i fastidi dei tempi e dei modi politici che sono, talvolta, quelli della trattativa o della prevalenza della strategia sulla tattica.
L’analisi di quanto ha detto evidenzia bene la natura dei suoi sentimenti: Stefania unisce all’indignazione per la sorte del padre, che mai sarà placata, una scarsa considerazione per i dirigenti socialisti; al risentimento e all’avversione per i resti del Pci comunque si identifichino, una sottile tormento verso l’attuale assetto governativo che si trasforma in aperto rimprovero, quando affronta il problema dell’impegno dei socialisti sui mille temi emergenziali della politica italiana e internazionale: “ Perché i socialisti non parlano? Perché sono impegnati ad aspettare Prodi, o a litigare nei tribunali o a rincorrere misere sistemazioni personali…sinceramente, lo spettacolo offerto dalla vecchia dirigenza socialista è stato a volte squallido a volte inadeguato…I tentativi personali, o di piccoli gruppi, di trovare una propria sistemazione non mi interessano”.
Anche i documenti che via via la Fondazione Craxi da lei presieduta va ordinando sono proposti come altrettanti verdetti, senza alcuna rivisitazione. Si noti, a puro titolo d’esempio, la contraddizione di questa citazione duramente portata alla riflessione dei congressisti: “Per ridurre il Psi in un cumulo di rovine - ha scritto Bettino – è stata necessaria un’aggressione politico-giudiziaria di portata impressionante e dall’altro lato il concorso pusillanime di una classe dirigente socialista che, almeno per la sua gran parte, ha dato prova di opportunismo e di viltà. C’è chi ci ha rimesso la vita, e se ne contano molti, c’è chi ci ha rimesso il lavoro, la famiglia, il ruolo sociale, la salute…”. Una contraddizione non solo apparente che richiederebbe almeno un’ analisi.
Da questo complesso intreccio di venerazione filiale, di sentimenti e risentimenti forti, di macerazione personale, di tagliente e inconciliabile divisione tra buoni e cattivi, nasce una proposta interessante, purtroppo calata sul congresso senza nessuna possibilità d’approfondimento, quasi come una minaccia di futura dissoluzione: “ Io do, non solo a voi ma a tutti i compagni socialisti, ai socialdemocratici, ai laici, ai liberali a tutti coloro che amano la politica e la libertà…un appuntamento per la primavera, per discutere il nuovo progetto dei socialisti, dei laici, dei liberali, dei riformisti, quelli veri”.
“È mia convinzione che per fare ciò e farlo finalmente bene, occorre ripartire dal ‘basso’, dal colloquio con i giovani, con chi lavora, dalla ricerca instancabile di intelligenza, di vitalità, di creatività, per fare ancora il pieno di idee, e ritrovare linee di comunicazione con la Società che vive, per recuperare la passione politica nei giovani che si sta spegnendo, per ricercare il nuovo ruolo della politica all’epoca di una rivoluzione industriale di portata epocale”.
Stefania Craxi, che rimprovera ai socialisti troppi silenzi e poca attività, ha sicuramente le possibilità per lanciare una sua iniziativa. La conoscenza dei media e dei mezzi della comunicazione, anche quelli più aggiornati, possono permetterle di dare corpo e visibilità a un movimento d’opinione. Le relazioni e le consuetudini di lavoro la circondano di preziose collaborazioni. Tutte valenze positive in vista del “nuovo progetto” di primavera.
Cosa dirà alla sua platea (televisiva?), ai giovani che agogna di organizzare sotto rinnovate bandiere? Parlerà dell’esilio e della morte di Bettino, della “viltà” dei dirigenti socialisti, degli squallori giacobini degli anni Novanta? Non crediamo che le basterà leggere 16 pagine doppio spazio corpo 14, come ha potuto permettersi di fare al Summit di Roma. O salire sul palco dell’Ergife con De Michelis, quasi affettuosamente a condividerne gli applausi, nei fatti criticandone linea e scelte politiche.
A primavera, dovrà fare due passi in più: liberare il suo animo dalla tragedia (la politica è anche amore) e piegare il suo orgoglio ad una profonda riflessione. Altrimenti tesserà un involontario inganno, contribuendo al clima politico di continua fibrillazione indotto dai media televisivi nel quale vivono oggi gli italiani.(rt)