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Da: da il Corriere della Sera
Data: 12/29/2001
Ora: 3:26:10 PM
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Pubblico ministero Boccassini : Che carica occupava nel 1985? Amato : Ero sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Pm : Parlò di Sme con Craxi? Amato : Fu lui che ne parlò a me. La sua posizione era critica: non vedeva con particolare favore la vendita di imprese pubbliche, forse per la sua impostazione socialdemocratica e, inoltre, gli sembrava particolarmente basso il prezzo fissato dall’Iri. Pm : Cosa spinse Craxi a ritenere il prezzo non equo? Amato : Non lo so. Sui giornali c’erano analisi critiche. Ignoro se Craxi avesse fonti proprie. A me non chiese alcuna valutazione. Penso che sapesse della perizia firmata dal rettore della Bocconi, comunque il prezzo gli sembrava ugualmente basso. Io gli feci presente che, come presidente del Consiglio, non poteva interferire sul prezzo, che rientrava nell’autonomia dell’Iri. Anche Prodi lo riteneva basso, ma congruo al netto degli investimenti necessari a riportare Sme sul mercato. Pm : Lei studiò la privatizzazione Sme? Amato : Sì. In base alla pur sciagurata legge del ’77 sulla pianificazione, mi convinsi che era necessaria un’autorizzazione del Cipi per decidere l’uscita completa dello Stato dal settore alimentare. Ho qui la legge (apre una valigetta): c’è un articolo di tre pagine. Se mi si chiedesse un nuovo parere, ripeterei anche oggi che, senza la approvazione del Cipi, si rischiava l’illegittimità della vendita. Pm : Il 23 maggio 1985 il Cipi diede parere favorevole? Amato : Sì, diede via libera, ponendo due condizioni che erano rispettate dall’accordo con De Benedetti: garanzie sull’occupazione e l’impegno a mantenere la proprietà italiana per almeno cinque anni. Pm : A quel punto cosa fece Craxi? Amato : Purtroppo, il mio ricordo è confuso... sono passati 16 anni. Pm : L’avvocato Vittorio Ripa di Meana, legale di De Benedetti, la contattò per superare l’ostilità di Craxi? Amato : Sì, ricordo che cercammo anche un incontro. Eravamo entrambi dispiaciuti di questa scarsa simpatia tra i due: Craxi considerava De Benedetti un amico dei suoi avversari politici, gli era ostile per i suoi legami con i comunisti. Ma non ricordo di aver detto che fosse questa la ragione dello stop alla privatizzazione. Craxi non disse mai: De Benedetti non comprerà Sme. Parlò di svendita di gioielli, come si fa sempre quando non si vuole vendere. Ma le sue erano questioni relative all’oggetto, non al soggetto dell’accordo. Avvocato Piero Longo (per Silvio Berlusconi) : Ricorda una seconda delibera del Cipi? Amato : Sì, nel dicembre 1988 si decise che Sme era strategica. Il presidente del Consiglio, allora, doveva essere Goria oppure De Mita. A sbloccare la vendita, dopo il 1990, fu il governo Andreotti. Avvocato Dinacci (per Silvio Berlusconi) : Nell’85 comunicò a Darida le sue riserve sulla vendita di Sme? Amato : Sì, ricordo che gli telefonai: come tutte le cose più riservate, la cosa finì sui giornali e qualcuno parlò addirittura di mie minacce a Darida. In realtà, mi ero limitato a dirgli che, senza delibera del Cipi, la sua approvazione poteva essere illegittima. Dinacci : Darida informava Craxi? Amato : Non attraverso me. Presidente Ponti : Darida le comunicò proprie perplessità sulla vendita? Amato : No. Anzi, ricordo che era prossimo a esprimersi favorevolmente, tanto che, appunto, dovetti avvertirlo che era necessario ottenere l’approvazione del Cipi. Ponti : Darida le spiegò le ragioni del suo cambiamento di parere? Amato : No. Ponti : Con la delibera del Cipi del 1985, secondo lei, la condizione legale per la vendita si era avverata? Amato : Secondo me, sì. Ponti : Quando fu informato delle controfferte di Scalera e poi della cordata Iar? Amato : Cominciarono a girare strane persone che improvvisamente si dichiaravano interessate all’acquisto di Sme. Ricordo, in particolare, un incontro folkloristico: un signore molto grasso, con forte accento napoletano, che mi avvicinò sotto casa, tramite un conoscente, dichiarandosi interessato all’acquisto di Sme. Non l’avevo mai visto prima e non so proprio chi fosse. Capii subito che, con la prima privatizzazione, avevamo aperto un vaso di Pandora».
P. B.
Politica