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Da: da La Stampa
Data: 12/29/2001
Ora: 3:27:17 PM
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ROMA Nei corridoi del Palazzo di Giustizia di Milano si sono scambiati ammiccamenti e amenità, nelle rispettive deposizioni non si sono contraddetti, eppure sedici anni fa Romano Prodi e Giuliano Amato furono protagonisti di un prolungato braccio di ferro personale, al culmine di uno degli scontri clou nel crepuscolo della Prima Repubblica: da una parte fece per la prima volta capolino il cosiddetto «partito trasversale» imperniato su Ciriaco De Mita (allora segretario della dc) e su Carlo De Benedetti, sostenuti dal quotidiano «la Repubblica»; dall´altra Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio e che sulla vicenda Sme finì per trascinare il suo amico Silvio Berlusconi, trovando alleata quella parte della dc - Forlani, Donat Cattin, Darida - che era ostile a De Mita. Nel giro di poche settimane si consumò uno scontro durissimo e qualche anno più tardi si capirà che proprio la vicenda Sme era stata la prova generale per due pool politico-imprenditoriali - il «partito trasversale» e il futuro Caf - destinati a duellare su tutto. Anche per questo motivo è curioso che sedici anni dopo quello scontro, nel Palazzo di Giustizia finiscano per incrociarsi a distanza tre personaggi - Berlusconi, Amato e Prodi - che allora rivestivano ruoli diversissimi dagli attuali, personaggi che hanno poi avuto storie tra loro diverse e che oggi si ritrovano a confrontarsi su una vicenda che sembra appartenere quasi ad un´altra era. E´ il 29 aprile del 1985 quando il presidente dell´Iri Romano Prodi e Carlo De Benedetti sottoscrivono l´intesa per la vendita della Sme al prezzo di 497 miliardi di lire. Ma il trasferimento vero e proprio è previsto «entro e non oltre il 10 maggio» ed è proprio in vista di quella data che si accende un conflitto durissimo tra i due «partiti». Bettino Craxi capisce che se De Benedetti - già proprietario della Buitoni - entra nella Sme, diventa il dominus del settore alimentare, si afferma come l´homo novus dell´imprenditoria italiana e a quel punto il «nemico» Ciriaco De Mita è destinato a diventare sempre più forte. Negli undici giorni che mancano all´«ora x», della questione-Sme si occupa tutto lo staff di palazzo Chigi, guidato dal sottosegretario alla Presidenza Giuliano Amato. In quei giorni i giornali raccontano di una durissima telefonata che vide contrapposti proprio i due protagonisti di ieri pomeriggio: Giuliano Amato e Romano Prodi. Facendo leva sull´argomento che il prezzo di vendita della Sme è troppo basso, gli avversari politici e imprenditoriali di Carlo De Benedetti riescono a far slittare la data della stipula definitiva dell´intesa ed è proprio in questa fase che emerge una cordata alternativa, della quale fanno parte Barilla, Ferrero e Berlusconi. In quel periodo il patron della Fininvest è assorbito da vicende imprenditoriali diverse da quelle alimentari e viene coinvolto nella vicenda-Sme come socio finanziario. Ma alla fine il contropiede di Craxi centra l´obiettivo: il 15 giugno del 1985, quarantasei giorni dopo la doppia firma Prodi-De Benedetti, il ministro delle Partecipazioni Statali Clelio Darida (legato alla fazione dc anti-De Mita) blocca con un decreto la vendita della Sme. Un anno più tardi il Tribunale civile di Roma stabilisce che il documento sottoscritto da Prodi e De Benedetti è soltanto «un protocollo d´intesa» e non va considerato come un contratto, una decisione che è al centro del processo in corso a Milano. Precisamente tre anni più tardi, il 19 maggio del 1989, Ciriaco De Mita si dimette da presidente del Consiglio, sul suo reincarico c´è il veto di Bettino Craxi e il presidente della Repubblica Francesco Cossiga conferisce l´incarico a Giulio Andreotti. E´ la sconfitta del «partito trasversale», è l´atto di nascita del Caf. Fabio Martini