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Re: PROCESSO SME: Formica: Prodi fece una trattativa riservata

Da: da il Corriere della Sera
Data: 1/3/2002
Ora: 2:28:55 PM
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Formica: Prodi fece una trattativa riservata, Amato la bloccò ma ora è reticente

«Davanti al pm i due ex premier hanno fornito una verità vellutata, condita da vaghi ricordi»

MILANO - «Un simpatico minuetto tra il pm e i due testimoni, Romano Prodi e Giuliano Amato. Pareva un cinguettio, dov’era consentito dare la propria verità vellutata: ricordi vaghi, sfumati, al limite della reticenza...».

Rino Formica, socialista d’alto rango in era craxiana, ex ministro delle Finanze e del Lavoro, non nasconde «stupore e amarezza» per il modo in cui i due ex premier, Prodi e Amato, hanno ricostruito giorni fa davanti ai giudici del processo Sme-Ariosto il ruolo da loro svolto nella burrascosa vicenda che nell’85 (governo Craxi) fece saltare l’acquisto del gruppo alimentare dell’Iri da parte della Buitoni di Carlo De Benedetti.

«La verità è stata capovolta, c’è stata una scandalosa manipolazione» afferma Formica. Che avanza pesanti riserve sul comportamento tenuto all’epoca da Prodi (era presidente dell’Iri) e accusa invece Amato (allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio) di «non aver difeso davanti ai giudici una causa giusta, da lui stesso sostenuta nell’85 in prima persona»: quella cioè di bloccare la vendita dello Sme a De Benedetti, «basata su un’offerta irricevibile».

Onorevole Formica, perché parla di «scandalosa manipolazione»?

«La domanda di fondo è: chi è che voleva fare l’affare e a danno di chi? Allora, De Benedetti voleva fare l’affare, acquistando la Sme. Era nel suo pieno diritto. Il danno sarebbe ricaduto sull’Iri, vista la cifra offerta (497 miliardi). L’Iri però ha resistito, non ha venduto: logica vorrebbe che si dicesse "bravo" a chi consentì allora all’Iri di non cedere, cioè al governo Craxi. E invece sta passando il concetto che chi ha consentito all’Iri di resistere è un criminale».

In realtà l’allora presidente dell’Iri Prodi, più che resistere all’offerta di De Benedetti, subì un secco altolà dal governo Craxi...

«Prodi sostiene che il suo obiettivo all’epoca era quello di dare l’avvio alle privatizzazioni. Obiettivo sacrosanto. Ma non ho mai visto privatizzare un bene pubblico, qual era la Sme, tramite trattative riservate, segrete...».

Segrete? Tra l’Iri e De Benedetti non era stato stipulato un contratto condizionato?

«Non è esatto. Come annunciarono nel dicembre dell’85 gli stessi Prodi e Amato, la presidenza dell’Iri firmò con De Benedetti non un contratto, ma un’intesa preliminare».

E cosa cambia?

«Cambia sì. Una volta saltata quella che era solo un’intesa con De Benedetti, Prodi, di fronte alle nuove e più sostanziose offerte giunte da altre cordate, avrebbe dovuto a logica esprimere soddisfazione. E invece, come lui stesso ha ammesso davanti ai giudici, le accolse con "profonda irritazione" (così come parte della Dc e del Pri). Lo scenario che se ne ricava alla fine è questo: la trattativa riservata con De Benedetti andava benissimo, anzi veniva considerata un capolavoro di trasparenza; l’asta, perché tale diventava nel momento in cui c’erano più offerte, veniva invece ritenuta alla pari di una turbativa. Semplicemente assurdo».

Prodi si è detto stupito che ci fosse anche Berlusconi in una di queste cordate: «Era totalmente estraneo al settore alimentare» ha detto.

«E invece De Benedetti era un grande agricoltore, vero? Suvvia...».

Veniamo ad Amato. L’ex premier ha parlato di «strane manovre» dietro le cordate che seguirono l’offerta De Benedetti. Che ne pensa?

«La mia amarezza è che Amato, con le sue reticenze, ha coperto un’operazione di manipolazione dell’informazione. Doveva dire la verità...».

E cioè?

«Che faceva capo a lui l’atteggiamento parlamentare del Psi contro la vendita a De Benedetti. Era lui che forniva a Sacconi e a Piro gli elementi per sostenere l’irricevibilità di quell’offerta. E fu lui a preparare il decreto con il quale Craxi minacciò di chiedere una commissione d’indagine qualora l’affare con De Benedetti fosse andato in porto. Ma ora Amato non ricorda. Non ricorda nemmeno da chi gli fu presentato quel misterioso personaggio napoletano che un giorno lo fermò sotto casa dicendogli di essere interessato allo Sme. Peccato, doveva essere una persona credibile: di solito non si trattano acquisti di aziende pubbliche con il primo venuto, in mezzo alla strada...».

Francesco Alberti


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