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Da: per la Redazione (l.g.)
Data: 1/9/2002
Ora: 5:16:20 PM
Nome remoto: 213.254.3.151
Riunirsi intorno alla tomba di Bettino, si è gia potuto constatare in Piazza Navone quasi due anni fa, purtroppo non serve ad aiutare la ricostruzione dell’unità dei socialisti. Il nobile intento di Stefania Craxi, ideatrice della commemorazione ad Hammamet, è gravato psicologicamente da un ruolo di ‘vittima’ di una tragedia. Dispiace dirlo, ma questa incapacità di elaborare il lutto non ci può portare lontano.
Già l’anno scorso avevamo scritto che Tangentopoli e il “Caso Craxi” sono stata vissuti da molti degli attori principali della diaspora con i crismi dello svolgimento di una tragedia nazionale (e personale) e non si sono avveduti molto del fatto che si trattò di una crisi politico-culturale nazionale con risvolti internazionali. Lo scenario costituito dal declino del secolo socialdemocratico che è andato a sovrapporsi alla caduta del Muro di Berlino, ha posto il socialismo tutto, cioè in entrambi i suoi risvolti comunista e socialdemocratico, in uno stato di “crisi”. Crisi che assunse per il PSI il carattere della tragedia con i suoi annessi fattori di paradosso: la tradizione socialdemocratica, il PSI, che aveva storicamente maggiori ragioni si è dissolto a fronte di una resistenza di molto maggiore dei post-comunisti che addirittura arrivano al governo del paese, quasi sostituendo in tutto il ruolo politico precedentemente ricoperto dal PSI.
E’ quindi comprensibile che l'esilio di Craxi abbia creato a Stefania e in molti compagni una specie di paralisi psicologica di fronte alla tragedia, nella quale ci siamo in qualche modo riflessi, ma il modo migliore per interpretarlo è quello di correlarlo allo stato di crisi del socialismo dal mondo Occidentale: all'“esilio del socialismo”. Del resto, le stesse tesi del primo congresso del Nuovo PSI, parlavano di “eclissi del socialismo”.
Solo se, Stefania e noi tutti, ci renderemo conto che occorre spostare il fiume dei nostri pensieri dal piano delle storie individuali a quello politico, dedicando sforzi e idee nel cercare risposte all’esilio del socialismo, si starà veramente lavorando alla ricostruzione del socialismo e della sua unità.
Scriveva Camus che “il grande evento” del ‘900 è stato l'abbandono dei valori di libertà da parte del socialismo: “Da quel momento ogni speranza è sparita dal mondo, ed è iniziata la solitudine per ogni uomo libero".
All’inizio di questo secolo il gravoso compito che spetta, a noi socialisti e in generale alla sinistra, è quello di tornare a fornire risposte concrete ai bisogni di cittadini, lavoratori ed esclusi, ridando speranza alla solitudine dell’uomo globalizzato. Craxi portiamocelo allora nel cuore, come Bettino aveva Garibaldi, e non al centro del discorso pubblico e politico socialista.