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Da: da Il Tempo
Data: 1/14/2002
Ora: 10:14:23 AM
Nome remoto: 213.254.3.151
*...*...* PERCHÉ il presidente dell'Iri Romano Prodi negli anni '80 decise, senza consultare nessuno, la cessione del gruppo alimentare Sme a basso costo? Questa è una delle domande che si pone l'ex ministro del Lavoro e delle Partecipazioni statali Gianni De Michelis dopo aver letto la lettera di Ciriaco De Mita pubblicata dal «Corriere della Sera», dove l'ex segretario della Dc parla dei retroscena sulla privatizzazione della Sme e di un colloquio con Silvio Berlusconi, che cercò di convincerlo affinché la Sme non fosse ceduta a De Benedetti.
Onorevole De Michelis, che opinione si è fatto della lettera inviata da De Mita al Corriere della Sera?
«I fatti citati da De Mita non sono a me noti. Ero ministro del Lavoro e non mi ero occupato direttamente della vicenda Sme-De Benedetti. Naturalmente ho qualche ricordo di questa vicenda perché fino a due anni prima ero stato ministro delle Partecipazioni statali. Conoscevo molto bene il dossier Sme. Mi ero occupato del rilancio dell'industria alimentare in quegli anni. Non so nulla di un incontro tra Berlusconi e De Mita. L'intervento di De Mita conferma la stranezza dell'impostazione data dai giudici di Milano nell'attivare il processo di Milano contro Berlusconi. Era chiaro fin dall'inizio che i protagonisti di questa vicenda erano un settore della Dc, quella che faceva capo a de Mita e di cui faceva parte Prodi e l'ingegner De Benedetti. I retroscena di questo rapporto andrebbero esplorati».
Trova sorprendente che il Presidente dell'Iri Prodi chiedesse a De Mita se vi erano preclusioni nei confronti di De Benedetti?
«In quegli anni l'industria di Stato aveva un rapporto di maggiore subordinazione nei confronti del potere politico. Allora era chiaro che l'azionista politico occulto delle partecipazioni statali fosse il sistema dei partiti e di governo. Era la prassi. Nel 1983 ci fu una polemica tra me e Prodi perché il presidente dell’Iri sosteneva che per rendere trasparente il rapporto con l'azionista e trasformarlo da occulto in palese occorreva rendere evidente il rapporto tra il governo e gli enti di Stato (Eni, Efim...). Quella era la mentalità di allora e De Mita era il vertice principale di quel sistema di potere come segretario della Democrazia cristiana».
Che opinione avevate di De Benedetti allora?
«Il problema che Craxi sollevò allora non era sulla credibilità di De Benedetti, ma sulla questione del prezzo. Negli anni precedenti, parlando con De Benedetti, quest'ultimo mi dimostrò anche la sua disponibilità a diventare presidente dell'Iri, prima che Prodi fosse nominato presidente dell'Istituto. Questo perché l'Iri determinava gli orientamenti della politica economica dell'Italia».
Craxi non le parlò mai di un intervento di Berlusconi su De Mita?
«Tutti sapevano della cordata di Berlusconi. Non credo che la via giudiziaria sia la strada migliore per capire quello che accadde in quegli anni. Andrebbe approfondito perché in quegli anni Prodi decise in modo riservato, senza un'asta, di vendere ad un costo basso a De Benedetti quel gruppo».
De Mita afferma che la discussione sulla cessione del gruppo Sme non riguardò il prezzo. Fu così?
«È chiaro che De Mita ricorda male. Era scritto su tutti i giornali. Tutti ricordano della particolare convergenza che esisteva tra la Dc di De Mita e De Benedetti e dal gruppo editoriale di "Repubblica", ma la questione principale riguardava il prezzo».