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Da: Ansa
Data: 1/14/2002
Ora: 11:01:31 AM
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CRAXI: INTINI, FU UOMO DELLA SINISTRA DIVISA E LACERATA SBAGLIAI ANCH'IO TONI POLEMICA SU TOGLIATTI, OCCORRE GENEROSITA'
(ANSA) - ROMA, 11 GEN - ''Da parte mia ci fu una insistenza quasi ossessiva nel chiedere la cancellazione di Togliatti tra i miti del Pci e il riconoscimento delle sue responsabilita' dirette quale collaborazionista con il regime di Stalin''. E' critico anche con se stesso Ugo Intini nel lungo saggio che ha scritto per ''Mondoperaio'' sulla figura di Bettino Craxi e sui rapporti tra i partiti della sinistra italiana dagli anni '50 ad oggi alla vigilia del secondo anniversario della morte ad Hammamet del leader socialista.
Intini, che venne ribattezzato ''Ugo Palmiro'' proprio per le sue polemiche sul ''Migliore'' quando era il portavoce del leader del Psi, nel suo saggio ripercorre la storia politica di Bettino Craxi per sostenere una tesi di fondo: ''Per educazione familiare, per l'ambiente politico e culturale dove era cresciuto, Craxi era portato a essere e comportarsi come uomo della sinistra''. Polemizzava si' con chi aveva posizioni massimaliste, ma ''da compagni''. ''I rapporti tra il Psi e il Pci, tra Craxi e i comunisti, furono dal 1956 (ovvero dalla rivolta d'Ungheria) in poi, sempre conflittuali e polemici, con alti e bassi, ma le polemiche e le lotte, pur furiose, erano lotte intestine, guerre civili: interne, appunto, alla sinistra e, forse per questo, piu' accese''.
E il capogruppo dello Sdi alla Camera ripartisce equamente le responsabilita' per la mancata riappacificazione tra i due maggiori partiti della sinistra dopo il crollo del Muro di Berlino. ''Per una vera pacificazione - osserva Intini - dopo le guerre occorre generosita' da entrambe le parti. Specialmente dopo le guerre civili, che sono le piu' dolorose. La generosita' invece manco'''. I socialisti avrebbero dovuto riconoscere che il Pci era stato diverso da tutti gli altri partiti comunisti, e invece l'impossibilita' di dar vita ad un'alternativa di governo ''era diventata per troppi dirigenti socialisti un alibi al quieto vivere, alla gestione del potere fine a se stessa. Con una degenerazione crescente del costume interno che andava vista e contrastata''. Di contro, ''il Pci-Pds doveva riconoscere che il Psi aveva avuto sostanzialmente ragione sul piano ideologico, culturale e politico (esattamente come negli anni ottanta i socialisti riconobbero agli eredi di Saragat da che parte stava la ragione all'atto della scissione di Palazzo Barberini)''.
Ma a impedire il superamento della scissione di Livorno, sostiene ancora Intini, contribuirono anche errori nel portare avanti proposte giuste, oltre a congiunture sfortunate. La decisione di Craxi di inserire nel simbolo del Psi la dicitura ''Per l'unita' socialista'' andava nella direzione di una ricomposizione della sinistra, ma si presto' ad essere percepita come ''una richiesta di resa''. Da parte del Pci-Pds ci fu poi una risposta ambigua, caratterizzata da una fuga in avanti (considerare il socialismo come qualcosa di ormai vecchio e superato, tanto da non citarlo neanche nel nome del nuovo partito) e da una fuga all'indietro (''mentre si considerava superato il socialismo, si conservavano acriticamente le proprie radici comuniste, con tutto il Pantheon dei padri storici, compreso, con mia grande desolazione, il ritratto di Togliatti'').
''Nella storia, le occasioni perdute spesso sono perdute per sempre. Ma non bisogna disperare'', sostiene Intini guardando al futuro. E fa una proposta: ripartire da un ''heri dicebamus'', ''con l'amarezza per il tempo perduto e per i danni irreparabili che rendono l'impresa piu' difficile. Ma anche con la consapevolezza che, se facciamo sino in fondo il nostro dovere, il collasso piu' generale del sistema italiano ci da' forse una carta in piu'''. Intini vede infatti con ottimismo il fatto che la sinistra in Italia e' oggi ''l'unico riferimento politico non anomalo ed europeo''. Ma conclude con un grande timore: ''Sempre che l'Italia resti un paese europeo, un paese cioe' dove le ragioni della politica prevalgano su quelle della 'non politica', ovvero della personalizzazione, della spettacolarizzazione e del populismo. Sempre che, per la seconda volta in un secolo, in forme diverse e certo meno virulente, l'Italia non finisca per dimostrarsi l'incubatrice prima, e l'esportatrice poi, di una malattia della democrazia''. (ANSA). CRA 11-GEN-02 14:19 NNNN