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DS e dintorni

Da: Mario Artali, da l'Ossimoro
Data: 1/16/2002
Ora: 9:38:01 AM
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Commenti

Trovo sempre più sconcertante il modo di ragionare di una parte della sinistra italiana (una parte, sia ben chiaro,rumorosa ma di incerta consistenza). Per molti di costoro i problemi starebbero nella non sufficiente fedeltà dei Ds alla storia del PCI. Per me al contrario le vere questioni stanno nell'eccesso di continuismo con quella storia, e - superata la fase che vide il successo tutto italiano del PCI- con la parte negativa di quella storia, il centralismo "democratico" variamente mascherato, le abitudine cooptative interne, l'adeguamento tattico alle diverse situazioni senza discussione vera ed aperta e senza riflessione strategica (la strategia essendo a suo tempo data, e consistendo nell'adesione al campo delle forze "rivoluzionarie", alias URSS e dintorni).

Circola ancora oggi un semplicismo denigratorio rispetto all'altra sinistra, quella che - da Saragat a Nenni,da De Martino a Mancini, da Craxi a Lombardi ed a Ruffolo oggi- tenta di trovare in autonomia - ma non in solitudine, perchè eravamo e siamo nell'Internazionale socialista e nel PSE da sempre - le risposte. Anche quando le risposte erano - spesso - diverse tra di loro, non legittimavano la scomunica. Craxi non poteva scomunicare Lombardi e Ruffolo,De Martino e Mancini: poteva batterci, e ci ha battuto.

Se è avvenuto qualche ragione ci sarà stata- e non mancherà occasione di discuterne- così come vorrei che anche i compagni socialisti di diverso orientamento riflettessero sul fatto che, se è finita come è finita, non basta la teoria del "complotto" a spiegare ogni cosa. Quali torti quella prospettiva avesse - politici, perchè non faccio nè il giudice nè il moralista di professione-lo si è visto dopo: ed in politica si danno giudizi politici, altrimenti avrebbe avuto ragione - ed invece storicamente aveva torto - Salvemini, che chiamò Giolitti "ministro della malavita".

Non ci vuole molto a capire - oggi- che se aveva torto Craxi, nella sua "fissazione" anti-PCI, non aveva certo ragione Berlinguer, con il compromesso storico, il "governo degli onesti" e via divagando.

"Dimenticare Berlinguer" non l'ho scritto io, ma Myriam Mafai, che oltretutto qualcosa ne sapeva,anche in casa. Rifondazione con tutta questa storia c'entra poco, è più figlia dei massimalismi socialisti - da Basso ai post-Morandiani- che del comunismo "ortodosso". Non a caso toglie Lenin dallo statuto: se potesse forse ci metterebbe "Rosa la rossa", che per molti di noi è stato un amore giovanile e che ammoniva che la libertà è sempre la libertà di chi la pensa diversamente da te, ciò che non è proprio compatibile con leninismi e post-leninismi.

Ora il problema che abbiamo davanti non è quello di inventarci passati fittizi, come quello del comunismo liberale (e chi sarebbe stato il comunista liberale,qualcuno che, figlio politico di Antonio Giolitti, ne propose la radiazione dal PCI, secondo i costumi della casa?).

Ognuno è figlio della sua storia, non di una inventata, ed ognuna delle storie merita un bilancio più rispettoso e meno sbrigativo di quello della polemica a sinistra, che non diviene mai dibattito serio, ma al più invettiva in nome di qualche immagine salvifica, poco compatibile con la storia reale, e molto con la peggiore propaganda.

Il problema che abbiamo di fronte è se riusciamo ad andare oltre e costruire un pezzo di futuro, senza mitologie e senza miracoli. Qui sta la parte che richiede qualche creatività. Certo, l'allenza per battere la destra deve essere larga e variegata, e non credo possa prescindere da nessuno - da Rifondazione ai "moderati" antiberlusconiani.

Il problema dell'alleanza come tale - un centro sinistra largo ed articolato - sarà quello di mettere insieme un semplice(?) programma di governo, con impegni e progetti circoscritti, non una visione comune della storia e del futuro. Ma è pensabile che si possa costruire questa alleanza senza un nucleo che abbia ed avverta profondamente come propria una prospettiva più vasta? E come è pensabile una prospettiva più vasta senza un aggancio solido e non rituale con la nuova realtà politico-territoriale che non solo è sotto i nostri occhi, è nelle nostre speranze, l'Europa?

Non è solo il necessario confluire -o il ritorno- delle nostre vicende personali in quella grande storia collettiva -il Partito socialista- che iniziò a Genova più di un secolo fa, è un fatto di più ampie proporzioni, che abbraccia sempre di più aree - dai credenti alla Delors, agli ambientalisti riformisti, a tutte le nuove storie ed i nuovi contributi della sinistra democratica e di governo -che hanno seguito percorsi politici e culturali diversi ma ormai confluenti. A me pare questa la ragione per cui la "sinistra repubblicana" dei DS (Bogi, Battaglia etc) accetta ormai pienamente la propettiva del Partito del socialismo europeo come prospettiva comune. Ma non è tutto.

Posso fare una scommessa? Dove può andare Prodi al termine del suo mandato? Con Aznar? Come potranno i cattolici democratici e riformatori stare in Europa con le destre moderate? Non si tratta ciè di pensare la prospettiva come un semplice prolungamento del passato, ma neppure di credere che la tattica sia tutto e che non occorra riaprire seriamente la discussione per capire dove le nostre storie possono portarci -fermi i valori di fondo- in un mondo che è così profondamente cambiato.

Se si insisterà a fare quello che a parole si nega (PCI-PDS-DS lo dice Berlusconi, ma lo pensano in molti in questa sinistra stanca e rinunciataria) l'insuccesso sarà sicuro, e non sarà rimedio sufficiente l'abilità tattica, che oltretutto comincia a scarseggiare.

Costruire in Italia il nuovo partito del socialismo richiede che si riapra una discussione vera, come quella che fu tentata - e sabotata- con il "progetto Ruffolo" , e lo chiamo così non solo per intenderci, ma anche come doveroso omaggio a chi ci ha provato sul serio. Questa volta la discussione va ampliata ed approfondita, resa un momento di mobilitazione e di confronto anche con forze e movimenti che devono sentire che una fase vera si è riaperta, non l'eterno trucchetto delle cooptazioni subalterne: anche perchè sciocchi in giro ce ne sono, ma abbastanza sciocchi da crederci dubito. E se poi qualcuno ci cascasse, a cosa servirebbe?

Coraggio compagni: l'alternativa è il vuoto, ed il vuoto, come sappiamo, prima o poi qualcuno lo riempie.

Mario Artali

10 gennaio 2002


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