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Re: Bobo:«Salvare la vita a Craxi avrebbe aiutato l’Italia»

Da: da il Corriere della Sera
Data: 1/18/2002
Ora: 3:18:08 PM
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«Salvare la vita a Craxi avrebbe aiutato l’Italia»

Il figlio Bobo: mi ribolle il sangue a sentir parlare di impunità, meglio l’amnistia

ROMA - Tutti ad Hammamet, sabato sera. Da De Michelis a Boselli voleranno lì i socialisti separati dai due Poli, e ci saranno anche i «compagni», come ancora li chiama Bobo Craxi, quelli che vanno a visitare la tomba, quelli che non hanno dimenticato. Due anni fa, ad Hammamet, moriva il padre e oggi il figlio si dice convinto che «quella fine, in esilio», abbia contribuito alla sconfitta del centro-sinistra e alla vittoria di Silvio Berlusconi. Dieci anni dall’inizio di Mani Pulite, due anni dalla morte di Bettino Craxi, ma il conflitto tra giudici e politici è ancora in pieno svolgimento.

«Se ci fosse stato un impegno più serio per salvare la vita di mio padre, il processo di pacificazione si sarebbe avviato più facilmente. Il sacrificio di mio padre doveva servire a qualcosa: a cambiare pagina, a guardare quegli eventi con distacco. Da vivo, diceva: ci fosse stato il Borbone, l’amnistia l’avrebbe già fatta».

Oggi invece si discute di restaurare l’autorizzazione a procedere.

«Se penso alla mattanza dei socialisti, mi ribolle il sangue a veder riproporre l’impunità dei politici. Si passa da un eccesso all’altro. Meglio, molto meglio l’amnistia. In Italia si sono sempre concesse, è un atto di forza di uno Stato, non un gesto di debolezza. Ma, siccome la seconda Repubblica è stata fondata sulla via giudiziaria, l’amnistia suonerebbe come smentita a tutto quello che è stato fatto e dunque non ci sarà».

Qualcosa sarà pur cambiato, rispetto al 19 gennaio del 2000, giorno della scomparsa di suo padre?

«Oggi il potere politico si difende, assume provvedimenti ispirati da una legittima difesa, ma lo fa, penso all’azione di Castelli e Berlusconi, in modo talvolta sproporzionato, arbitrario. Senza il coraggio delle grandi scelte. Per le grandi scelte ci vorrebbero grandi uomini politici».

Dieci anni fa immaginava che sarebbe durata tanto a lungo?

«Mio padre l’aveva previsto. Eravamo ad Hammamet, nel ’92, e io con una certa ingenuità gli chiesi:"Pensi che tornerai a fare il ministro?". Mi rispose:"A me, mi hanno già fatto a pezzi, ma il problema del futuro sarà come salvarsi la vita. Questa storia durerà almeno dieci anni". Si guardi intorno, le vicende connesse alla politica di Craxi sono tutte ancora in piedi. Incluso il caso Sme, certo. Una delle ultime foto di mio padre lo riprende vicino a una cartellina con su scritto "Caso Sme". Ci stava lavorando. Della Sme diceva sempre di sentirsi fiero di non averla svenduta e ricordava che anche nel Pci e nella sinistra, all’epoca delle trattative per la vendita, erano stati sollevati dubbi, con un articolo del Manifesto e un’interrogazione parlamentare di Giorgio Napolitano».

Se fosse vivo suo padre, l’inchiesta sul caso Sme avrebbe preso una piega diversa?

«Non credo. Se mio padre fosse vivo sarebbe un protagonista della vita politica, senza più ruoli. Vivrebbe da cittadino libero, con il consenso del Quirinale e del governo in carica».

Che cosa si aspetta, oggi, da Berlusconi? Lei è stato eletto con la Cdl, poi è passato al gruppo misto di Montecitorio. Col Cavaliere vi siete più visti o sentiti?

«L’ultima volta è stato prima del G8. Credo che sia arrabbiato con me, ma io ho portato cinquecentomila voti e rivendico il diritto a scelte politiche diverse. Spero che il governo voglia intitolare a mio padre qualcosa di importante, che riconcilii gli italiani con la loro storia. Non mi sembra giusto che ci pensino solo il coraggioso sindaco di Aulla e i suoi colleghi di altri piccoli centri. Una buona notiza per la riabilitazione giudiziaria viene da Strasburgo: la Corte europea dei diritti dell’uomo esaminerà la condanna per le tangenti Eni-Sai, subìta nel ’96.».

L’opinione pubblica riconosce oggi a Bettino Craxi lo status del grande politico. Per molti, però, continuate a essere la famiglia che ha nascosto all’estero il bottino miliardario. A lei, Bobo, papà pagava l’affitto di una villa in Costa Azzurra...

«Questa è una palla che ha raccontato Raggio e del resto, sul tesoro dei Craxi, c’è stata una gara a chi la sparava più grossa. Se avessimo avuto un gran patrimonio, perché fino al ’92 avremmo dovuto condurre una vita morigerata? Si fa presto a vedere: le macchine che possiede, le barche che non ha... Da quando è morto mio padre, non c’è stata una sola persona che mi abbia avvicinato per dirmi:"Avete rubato"».

Lei è deputato, prima di che cosa viveva?

«Sono parlamentare, ma prevedo che questa condizione non durerà molto. Prima, avevo una società in Tunisia, rappresentavo aziende italiane, sempre e solo private. La società c’è ancora, per il momento non me ne occupo, ma, un domani, chissà. Il problema si ripresenterà».

Maria Latella

© Corriere della Sera


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