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Re: L’INSEGNAMENTO DI BETTINO CRAXI: LA MALFA e INTINI

Da: da Il Nuovo
Data: 1/19/2002
Ora: 2:16:59 PM
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ROMA - Stasera sera ad Hammamet. Martedì, come l'anno scorso, a palazzo San Macuto. Nel secondo anniversario della morte di Bettino Craxi, il mondo politico si mobilita ma anche si interroga.

Oggi esponenti della diaspora socialista - Intini e Boselli, ma anche De Michelis - volano nella città tunisina che vide l'"esilio" dell'ex presidente del Consiglio e leader del Psi per rendere omaggio alla tomba. In mattinata ci sarà la visita al cimitero della località tunisina, seguita poi da una messa.

Il 22 gennaio, invece, Bettino Craxi sarà ricordato dal premier Silvio Berlusconi nel corso di una cerimonia nella biblioteca del palazzo di San Macuto.All'incontro parteciperanno Stefania Craxi, presidente della fondazione intitolata all'ex statista, il Presidente della Camera Pierferdinando Casini, Antonio Ghirelli, ex portavoce di Sandro Pertini al Quirinale.

Grande statista ed anticipatore di temi, come le grandi riforme istituzionali e della giustizia, che ancora dividono aspramente il mondo politico? Precursore dell'unità a sinistra senza "tutele" da parte di comunisti e post-comunisti, o bieco applicatore della "politica dei due forni"? Il giudizio, così come i ricorsi contro le condanne definitive che lo fecero entrare in un cono d'ombra politico, è ancora aperto.

Chi era davvero Craxi? Lo abbiamo chiesto a Giorgio La Malfa, leader del Pri, che nella Prima repubblica contro il Psi condusse fiere battaglie. E a Ugo Intini, ex portavoce del segretario del Garofano, che seguì Craxi dall'inizio alla fine.

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La Malfa: la sinistra perse un leader

"Sulla vicenda Moro Craxi diede del sanguinario a mio padre, ma avercene di avversari come lui", dice l'ex segretario Pri. "Il Pci lo fece fuori, ma senza uno statista così la sinistra non vincerà mai".

di Franco Chirico

ROMA- "Era sicuramente uno statista. Insomma, un protagonista di grande caratura nel panorama politico italiano. La sua fuoriuscita, ma forse sarebbe meglio dire espulsione violenta, dal sistema fu di certo una grande perdita". Con la ponderatezza che fornisce il distacco cronologico Giorgio La Malfa non ha alcuna difficoltà a ripercorre quelle stagioni parlamentari in cui di Bettino Craxi fu antagonista. E trova innanzitutto la voglia di riconoscere i meriti dell'avversario.

"Fra il Partito Repubblicano e quello Socialista, e più in particolare fra me e lui che dei due movimenti eravamo i leader, ci furono scontri politici violentissimi. Ma sempre senza preconcetti ideologici e senza pregiudizi personali. Avercene oggi di avversari come lui".

Sta dicendo che ora alla sinistra mancano figure carismatiche di quella portata?

"Guardi, questi sono problemi tutti interni all'opposizione che lascio volentieri a loro. Di certo a posteriori è arrivata la conferma che solo lui avrebbe potuto condurre la sinistra al governo in modo legittimo, stabile e duraturo. Ma allora il Pci preferì prima combatterlo e poi farlo fuori. Poi la sinistra è stata sì al governo, ma in modo talmente posticcio che forse adesso rischia di non tornarci per decenni".

Fra la fine degli anni '70 e la metà degli anni '80 non mancarono fra voi le occasioni di scontro politico.

"La più esacerbata fu in relazione alla vicenda Moro. Dopo la morte del Presidente della Democrazia Cristiana mio padre Ugo sostenne, non senza ragione, che il terrorismo aveva dichiarato formalmente guerra all'Italia. E quindi bisognava, per così dire, rispondere con il codice militare. Che prevede anche la pena di morte".

Craxi si oppose all'ipotesi di misure tanto eccezionali.

"Lo fece con virulenza inaudita, dando quasi del sanguinario a mio padre. Ma vede al di là delle asprezze dialettiche c'era un confronto di idee e di principi. Del resto lui fu il leader del cosiddetto partito della trattativa che voleva scendere a patti con le Br dopo il sequestro di Moro. Mentre noi repubblicani ci opponevamo fermamente".

Altre scintille sul "caso Sigonella"?

"Lì Giovanni Spadolini, ministro della Difesa del Pri, arrivò alle dimissioni. Perché per noi la scelta di liberare Abu Abbas, nonostante le pressioni statunitensi, fu inaccettabile. Si trattava a tutti gli effetti di un terrorista. Mi ricordo che io attaccai violentemente Craxi per questo in Parlamento, e lui arrivò a replicare (provocatoriamente e impropriamente) che in teoria allora anche Giuseppe Mazzini avrebbe dovuto subire la stessa sorte. Insomma scontri durissimi, come vede, ma fra idee e nel rispetto politico. Senza contare che a volte ci si poteva invece trovare dalla stessa parte".

Ad esempio?

"Sugli euromissili. Craxi era un uomo dell'occidente e questo rendeva il suo modo di interpretare la sinistra affidabile. Fummo accanto a lui incondizionatamente quando combatte la battaglia per Comiso contro i cosiddetti eurocomunisti".

Il tempo sta depurando il furore giustizialista di circa dieci anni fa da tante incrostazioni. Si parla di amnistia in alternativa alle ipotesi che circolano da qualche giorno di una sorta di impunità. Quella che, in qualche misura, potrebbe derivare dal ripristino dell'autorizzazione a procedere parlamentare. Lei che ne pensa?

" Quella giudiziaria è una materia su cui ho scelto di non pronunciarmi in questo momento. Perché non mi compete, e perché la situazione richiede calma e distacco".

Eppure anche lei finì nel calderone di Tangentopoli?

"Come no. Venni indagato dodici anni fa per una questione di manifesti elettorali. Uno dei tanti cavilli giuridici attraverso cui indagare un'intera classe politica per il reato di finanziamento illecito ai partiti".

E com'è finita?

"Allora ci fu il botto. Si poté in sostanza dire che anche Giorgio la Malfa era inquisito. Poi col tempo tutto s'è sopito e si è arrivati alle prescrizione. La magistratura decise di abbandonare la vicenda. Non le sembra una bella metafora di una stagione?

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Intini: "C'è stata una guerra civile a sinistra"

L'ex portavoce di Craxi, Ugo Intini, ora parlamentare dell'Ulivo, dice basta alle diatribe: "Ricreiamo una gauche unita e, come primo segnale, riaccogliamo Bobo Craxi in quello che è il suo universo politico".

di Mara Montanari

ROMA - Racconta di essersi sentito un reduce, questa mattina, al convegno di Italiani- Europei. Sedeva tra Amato, D'Alema, Fassino, Diliberto. Amici e nemici di un tempo. "Siamo stati tutti protagonisti di una guerra civile all'interno della sinistra. Finalmente è arrivato il momento di chiudere quella guerra e costruire una fase nuova".

Alla vigilia dell'anniversario della morte di Bettino Craxi, a un mese dall'anniversario dei dieci anni di Tangentopoli, Ugo Intini, ex portavoce del leader del Psi, non ha voglia di guardare indietro, di rimuginare sul passato. Lavora per l'unità dei riformisti e per conquistare alla causa del centrosinistra il figlio di Craxi, Bobo. "Sarebbe il segno simbolico della fine delle ostilità", dice quello che fu il craxiano per antomasia, ora eletto nell'Ulivo, addirittura sottosegretario nella passata legislatura quando D'Alema sedeva a Palazzo Chigi. Un bel salto per l'uomo che fu soprannominato, per tutti gli anni Ottanta, Ugo "Palmiro" per le sue continue polemiche su Togliatti. "Lo ammetto, era quasi un'ossessione: insistevo perché Togliatti venisse cancellato dal pantheon dei miti del Pci e venisse riconosciuta la sua collaborazione con Stalin. L'ho detto: c'è stata una guerra civile tra noi, a sinistra".

On. Intini, martedì, alla Camera, Silvio Berlusconi commemorerà la memoria di Bettino Craxi. Tira aria di riabilitazione e non solo da parte della destra. Che ne pensa?

Credo che la volontà di riabilitare la figura di Craxi ci sia da molto tempo e non è appannaggio solo di Berlusconi. Non dimentichiamoci che la stessa cerimonia di commemorazione si svolse l'anno scorso alla Camera con Amato e Violante. Del resto, mi sembra chiaro che l'eredità di Craxi non ha niente a che fare la destra. La collocazione naturale degli ex-socialisti è la sinistra.

De Michelis non la pensa così...

Fa male.

Perché? Del resto, Berlusconi non è un uomo che fu tra i più vicini a Craxi?

Senta, noi oggi, finalmente, abbiamo la possibilità di lavorare per l'unificazione della sinistra riformista. Siamo stati protagonisti di una guerra civile interna alla sinistra e ora possiamo e dobbiamo chiudere quella guerra e dar vita a una fase nuova. Questa è l'unica strada per costruire un'alternativa capace di battere la destra.

La strada indicata da Amato al congresso dei Ds a Pesaro?

Sì. E non mi riferisco all'unione tra il grande apparato dei Ds e il nostro piccolo partito socialista. Sarebbe riduttivo. L'idea, che è mia, di Amato, di D'Alema, è quella di dar vita a una forza di sinistra che va oltre i partiti, ma che raccolga il consenso di tanti cittadini che non si riconoscono in Berlusconi, ma , oggi come oggi, nemmeno nei partiti tradizionali che stanno insieme nell'Ulivo.

Questo cammino si poteva cominciare tempo fa, dopo la caduta del muro di Berlino. Lei era uno dei fedelissimi di Craxi, dove si sbagliò?

I socialisti non vollero riconoscere che il Pci era diverso da tutti gli altri partiti comunisti. Non si volle dar vita a un'alternativa di governo. Si preferì restare con la Dc, mentre la degenerazione del costume interno al Psi cresceva incontrastata.

Una degenerazione dei costumi di cui Craxi era a conoscenza...

Craxi è stato un politico di un'altra generazione. Era allievo di Nenni, dei protagonisti del dopoguerra per cui sopra ogni cosa veniva la politica e in nome di questo primato non c'era scandalo a riempire la casse del partito con finanziamenti illeciti. Il Pci aveva Mosca. La Dc attingeva dalle partecipazioni statali, dagli imprenditori e anche dagli Usa.

Il mese prossimo si celebra il decennale di Tangentopoli. Sono passati dieci anni, ma la questione giustizia è all'ordine del giorno. Oggi Taormina ha parlato addirittura di denunciare Prodi per l'affare Sme..

Berlusconi sta tentando una prevaricazione della politica sulla giustizia. Ma ricordiamoci che Di Pietro e Borrelli fecero la stessa cosa: tentarono di mettere la giustizia al di sopra della politica. Quindi io non mi posso associare a quanti all'interno dell'Ulivo seguono le sparate di Borrelli.

Quando si candidò nel Si con Boselli, Bobo Craxi parlò di "velleità di un porta - parole". Ora come sono i suoi rapporti con il figlio di Craxi?

Ottimi. Dal punto di vista umano e politico. Bobo ha capito che il posto dei socialisti è a sinistra. C'è già stato un avvicinamento, spero faccia un passo ulteriore.

Ma il resto dell'Ulivo che ne pensa?

Accogliere Bobo Craxi sarebbe il segno simbolico della fine della guerra civile all'interno della sinistra.


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