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Da: La Redazione (l.g.), da Oggi in Italia
Data: 1/22/2002
Ora: 12:05:35 PM
Nome remoto: 213.254.3.151
Violante spiega, su le colonne del Corriere della Sera di ieri, le ragioni politiche di quella rottura fra Paese e Potere, che apri' la stagione di Tangentopoli, con la mancata intesa tra Bettino Craxi e Enrico Berlinguer, negli anni Ottanta, su come modernizzare il Paese pur avendo individuato nella questione istituzionale e in quella morale i due ostacoli principali per agire. Il leader del Psi, sostiene Violante, ''voleva affrontare la riforma istituzionale lasciando da parte quella morale'' mentre il segretario del Pci ''voleva esattamente l'opposto''.
Violante si riferisce ad uno dei prossimi scoop che dilagheranno dal profluvio editoriale in occasione del decennale di Tangentopoli nelle prossime settimane e mesi. In particolare su quello dello storico Piero Craveri che comparirà sul primo numero di una nuova rivista edita dalla Luiss: «XXI Secolo - Studi sulle transizioni», a proposito della proposta avanzata da Eugenio Scalfari a Berlinguer, via Antonio Tatò, di un vero e proprio patto tra Psi e Pci.
E’ Paolo Mieli sullo stesso Corriere della Sera a fornire alcune anticipazioni dello scoop storico-politico nella sua rubrica epistolare del quotidiano ieri in edicola. La Fondazione Gramsci, che ha in custodia le carte di Enrico Berlinguer, ha consentito allo studioso di consultarle. Tra i documenti del segretario di Enrico Berlinguer, Tatò, è spuntato un suo rapporto molto lungo relativo ad un incontro con l’allora direttore di Repubblica, Scalfari, che aveva a sua volta precedentemente incontrato Bettino Craxi.
In quel rapporto del’81 si legge: «Se il Pci (è Craxi che parla, mi riferisce Scalfari) mi comunica che è pronto a fare esso la proposta della Presidenza del Consiglio socialista, io garantisco che al prossimo comitato centrale o al Congresso nazionale di aprile, il Psi dichiarerà in forma "solenne e irrevocabile" che il Pci è pienamente autonomo, è pienamente democratico e ha tutti i titoli per essere pienamente partito di governo». Quel patto non si fece, conclude Paolo Mieli, ma Violante ci suggerisce che la questione andava ben al di là della legittimazione reciproca dei due partiti storici della sinistra italiana.
Il vero punto, ancora una volta, crediamo stia in quella che Berlinguer, con somma ipocrisia, chiamava “questione morale” e che Craxi, senza ipocrisia ma con ritardo, poneva come il problema del finanziamento dei partiti e della politica. E’ immaginabile sapere come è andata questa storia. E’ noto che fino agli anni ’70 le risorse del PSI arrivavano o dalla sponda PCI o da quella DC, mentre con Craxi si aprì la strada dell’”autonomia”. Lo sanno tutti i quadri socialisti degli anni ’80 che la strada delle riforme per il paese e dell’autonomia politica del partito aveva come prezzo quello di inserirsi indipendenti nel sistema tangentizio. Qualunque patto con il PCI di allora, ben difficilmente non avrebbe implicato una dipendenza economica (e quindi politica) per il PSI, come era successo nei decenni precedenti.
La vera morale di questa vicenda di vent’anni fa, travalica la questione dei rapporti PCI e PSI e la stessa Tangentopoli. Ancora oggi possiede tutta la sua drammatica attualità, che risiede nel fatto che non si è ancora giunti a risolvere il problema di come la politica possa finanziarsi per svolgere la sua attività, senza sposare il sistema delle tangenti. Il rischio è che possa reggere solo il “sistema Berlusconi”: la politica la fa solo chi i soldi gia ce li ha.