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Re: Tra l’Europa e Craxi le prove dell’esecutivo

Da: da il Corriere della Sera
Data: 1/23/2002
Ora: 8:44:22 AM
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La storia di oggi: Gianni Agnelli che approva il governo di centro-destra. La storia di ieri: Silvio Berlusconi che restituisce a Bettino Craxi il posto che gli spetta in venticinque anni di vicenda italiana. La storia dell’altroieri: Gianfranco Fini che taglia un altro filo con il passato e si allontana da una tradizione inservibile per le ambizioni europee di An. Mussolini resta collocato nella cornice del Novecento, ma la valutazione storica di Fini premia altre figure: da Giolitti a De Gasperi. Le ultime ore ruotano intorno a questi nomi e al loro valore simbolico.

A margine della conferenza tenuta lunedì nella Sala Zuccari del Senato, Agnelli ha chiuso il caso Ruggiero e le polemiche che ne erano seguite. Anzi, è andato oltre, stilando un bilancio lusinghiero dei primi mesi di Berlusconi. Del quale ha apprezzato la capacità «di mettere a frutto l’opportunità nuova, mai sperimentata nel dopoguerra, di un ampio mandato elettorale a governare stabilmente per l’intera legislatura». E’ un giudizio che investe i punti-chiave dall’attività governativa, a cominciare dalla politica economica di Tremonti, e comprende la stessa politica europea. Una politica, dice il senatore a vita, che «non dovrebbe cambiare» ora che il premier ha preso l’ interim degli Esteri. Anche se si tratta di valutare via via l’attitudine degli altri Paesi dell’Unione.

In definitiva la politica europea doveva rappresentare il tallone d’Achille del governo, come ha cercato di dimostrare l’opposizione nei giorni successivi alle dimissioni di Renato Ruggiero. Ecco invece che lo stesso Agnelli, pur prodigo di riconoscimenti per l’ex ministro egli Esteri, ritiene che nulla cambi. Berlusconi si vede rinnovato un bonus di non poco conto. Del resto le critiche dall’estero sulla crisi della Farnesina erano già rientrate (salvo episodi minori) dopo la visita di Giscard e i commenti di Aznar.

Solo una parte della stampa europea mantiene ed esprime riserve sull’europeismo del governo italiano: in particolare la stampa francese ( Le Monde , Le Nouvel Observateur ), in un Paese dove sta per cominciare una serrata campagna elettorale.

Ne deriva che la «ferita europea» si è quasi rimarginata, anche se il pragmatico Berlusconi dovrà dimostrare nei fatti - è il senso delle parole di Agnelli - che il suo europeismo innovativo si fonda su precise scelte economiche e sociali. Dovrà dimostrarlo, ma intanto gli viene dato atto che i suoi primi mesi sono positivi.

Si capisce che questa analisi sia dispiaciuta all’opposizione, da Rutelli a Parisi ad Angius. Fino all’altro giorno prevaleva una speranza: «Adesso Agnelli è con noi». Ma la realtà è un’altra. E il fatto che Fassino e D’Alema ieri abbiano taciuto può essere significativo. Come se ci fosse quasi un filo logico tra le affermazioni del senatore a vita e le analisi della segreteria della Quercia, non condivise dalla minoranza interna e dal resto dell’opposizione. L’analisi in base alla quale si deve dare per scontata una lunga permanenza di Berlusconi al potere. Forse, chissà, persino un relativo successo del suo governo. Solo partendo da tale convinzione la sinistra potrà rinascere su basi realmente nuove.

In fondo le parole di Agnelli sono un aiuto indiretto a questa tesi, a scapito dell’altra: quella che non ha ancora abbandonato l’idea di un colpo di fortuna o di una «spallata» improvvisa che faccia crollare il castello berlusconiano. Qui s’inserisce il ricordo di Bettino Craxi fatto dal presidente del Consiglio. Una riabilitazione a tutto tondo, convinta ed esplicita. Un evento impensabile fino a un anno fa. Soprattutto alla luce della lettura storico-politica che Berlusconi ha dato del craxismo e dell’auspicio conclusivo: che sia possibile avviarsi verso «quella riconciliazione e quell’unità morale e civile che ancora ci mancano».

Come dire che Berlusconi ha saputo ricordare l’amico Craxi in termini politici strettamente attuali. E nel momento in cui il suo governo sembra consolidarsi, il presidente del Consiglio si ritiene abbastanza forte da lanciare un ponte verso il passato, sopra le lacerazioni di un decennio drammatico. Fino a delineare i contorni di una possibile «riconciliazione nazionale» che investe, tra l’altro, i nodi ancora irrisolti dello scontro con la magistratura. Con ciò toccando il nervo dolente di una sinistra che non ha saputo fare i conti con Craxi e il suo lascito. E ha dato campo libero all’iniziativa di un premier di centro-destra.

di STEFANO FOLLI

Politica

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