[ Home page | Sommario | Archivio | Invia | Rispondi | Avanti | Indietro | Su ]
Da: Paolo Franchi dal Corriere della Sera
Data: 1/23/2002
Ora: 8:51:17 AM
Nome remoto: 213.254.3.151
di PAOLO FRANCHI
E’ molto probabile che quelle parole sull’amico Bettino Silvio Berlusconi le abbia pronunciate tenendo bene a mente vicende assai più attuali, a cominciare dallo scontro durissimo che lo contrappone a una parte importante della magistratura. E può darsi pure che faccia bene il diessino Burlando a contestarglielo. Ma resta ugualmente vero che difficilmente si potrà fare un passo avanti sulla via «della riconciliazione e dell’unità morale che tuttora ci mancano» senza venire a capo del problema Craxi. Gli anni ’90 almeno questo dovrebbero avercelo insegnato: una storia nuova non si costruisce sulla base della damnatio memoriae o di una ricostruzione reticente del passato. Ricordando Craxi, Berlusconi ha detto la sua su una delle grandi questioni irrisolte che continuano a pesare, sentenze o non sentenze, sulla vita repubblicana. Si può contestare la tesi: ma gli va riconosciuto che ha fatto la sua parte. Stupisce, semmai, il silenzio imbarazzato di quella sinistra in cui pure Craxi, a differenza dal Cavaliere, ha militato, da socialista anticomunista, tutta la vita. Nel famoso «Paese normale» di Massimo D’Alema molte delle affermazioni di Berlusconi le avrebbe fatte un leader della sinistra medesima. E moltissimi, di quelli che ieri si sono spellati le mani per applaudire il capo del governo, a sinistra sarebbero stati, non nella Casa delle Libertà. O si cambia o si muore, aveva detto Piero Fassino. Non sarà colpa sua: ma di cambiamenti, fin qui, non c’è traccia.
Politica
© Corriere della Sera