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Re: L’INSEGNAMENTO DI BETTINO CRAXI: De Mita

Da: da "La Stampa"
Data: 1/24/2002
Ora: 9:52:22 AM
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ROMA

E´ stato il grande avversario di Craxi e del suo grande amico Berlusconi, il duellante - per usare il linguaggio di allora - con cui Bettino ha incrociato la spada per più di un decennio, ma oggi Ciriaco De Mita svela con una lunga aneddotica un rapporto particolare con l´allora segretario Psi, un rapporto competitivo, magari antagonista, ma nel quale non mancava il rispetto. «Questa storia che eravamo l´uno contro l´altro armati, che ci detestavamo non è vera - racconta l´ex segretario Dc in un Transatlantico di Montecitorio semideserto -. Vede, io penso che sarebbe più che giusto fare rientrare la salma ma il primo passo dovrebbe compierlo la famiglia. Il discorso su Bettino per quanto riguarda le colpe che gli hanno addebitato è complesso. Certo nel finanziamento della politica c´è una differenza tra donazione e transazione, come accadeva nel Psi. Per spiegarci, un conto è un´offerta alla statua di Sant´Antonio che passa davanti casa e un conto è il fatto che il parroco pretenda una donazione per fare passare la processione davanti la tua casa. Concussione? No, io non dico questo. Dico che la politica spesso coincideva con la stessa vita privata di un esponente politico, specie a sinistra. La grande colpa dei magistrati è stata quella di non indagare caso per caso ma di mettere sul banco degli imputati un fenomeno. Risultato: hanno delegittimato la politica e si sono ridotti all´impotenza...». Già, il giudizio è complesso. De Mita, ad esempio, racconta una pagina inedita di quest´antologia di polvere di stelle: «Mi ricordo ancora di un colloquio all´indomani delle elezioni dell´83. Ebbene lui mi disse: "I tedeschi e gli americani hanno aiutato noi e voi". Io gli risposi: "Noi abbiamo avuto qualche aiuto dalla Cdu, ma visto che abbiamo perso non ci aiuterà più". Lui mi interruppe e disse: "Guarda che gli americani hanno dato 30 miliardi a noi e a voi, tu però devi aiutarmi a capire chi li ha presi nel mio partito visto che io non li ho visti". Allora gli risposi: "Bettino, se scopri qualcosa fammi sapere anche chi li ha presi nel mio...".

Un´altra cosa che mi ha colpito è una frase che ho letto della figlia di Bettino che raccontava il commento di suo padre ogni volta che leggeva le notizie sui finanziamenti illeciti presi da qualche esponente socialista: "Ma chi sapeva che prendevano tanto"». Sono pagine di Storia che non hanno nulla a che vedere con le aule di tribunale. Eh sì, la politica al netto dell´ipocrisia è fatta di tante cose: «Mi viene ancora in mente la prima volta che incontrai Craxi. Era un semplice deputato. Lo incrociai insieme a Marcora, di cui era amico, davanti a Montecitorio con la giacca sulle spalle. Albertino gli chiese: "Dove vai?". E lui di rimando: "A donne". Qualche anno più tardi lo trovai a cena sempre a casa di Marcora, un appartamentino vicino a piazza Navona. Mi colpì il fatto che mangiò la carne, una cotoletta, con le mani». Ricordi personali. Come i colloqui riservati nel convento di Sant´Agnese sull´Appia. «Ci incontravamo sempre lì. Spesso. Una volta proprio là davanti la polizia ritrovò un furgoncino abbandonato che era munito di tante apparecchiature sofisticate per le intercettazioni e la registrazione di conversazioni riservate. Non so chi sapesse di quegli incontri, se i servizi segreti o qualcun altro...».

Ricordi ingialliti, che parlano del Bettino politico. «Mi rammento ancora il giorno in cui decisi di dimettermi. Io ero con Forlani che gli telefonò per comunicargli la mia decisione, ebbene, non ci crederete, lui invece di rallegrarsene, visto che era stato lui a provocare la crisi del mio governo, mi chiese di ripensarci, di vederci. Io, però, ormai avevo deciso e visto che non volevo parlargli, Forlani, furbo, si propose di farlo al mio posto. Il mio sfratto da Palazzo Chigi fu sancito così...».

Eppure malgrado le ferite De Mita parla di Craxi con nostalgia, come della politica di una volta. «C´era un confronto di idee diversamente da oggi». Il tono dell´ex segretario Dc cambia quando, invece, parla del grande amico di Craxi, di Berlusconi. «Mi ricordo ancora quando venne a parlarmi della Sme dicendomi che non si poteva dare a De Benedetti perché non era Dc e io gli risposi: "Perché, tu lo sei?". Eppoi gli spiegai che si poteva dire di no a De Benedetti non su una pregiudiziale politica ma solo se c´era un´offerta più alta. Dietro c´erano i socialisti: che tempi! Ricordo che su ogni argomento le nostre ragioni erano condivise solo da Martelli, mentre Amato, il riformista di oggi, era sempre contro». Altro chiodo fisso negli incontri tra De Mita e il Cavaliere era la Rai. «Una volta si presentò da me per spiegarmi che la Rai e Mediaset non dovevano farsi concorrenza nell´acquisto dei programmi all´estero perché altrimenti i prezzi sarebbero andati alle stelle. Io mi adoperai per questo. Tempo dopo Berlusconi si ripresentò da me lamentandosi perché la Rai non era stata corretta. Per una coincidenza venne a trovarmi proprio alla stessa ora Agnes, che era direttore generale della Rai. Biagio entrò e non lo salutò neppure. Per svelenire l´atmosfera gli chiesi perché: "Ciriaco - mi rispose Agnes livido in volto - mentre noi, nel rispetto dell´intesa, siamo stati fermi, lui si è comprato tutto"». Il Berlusconi imprenditore era più terribile del Berlusconi politico. «Quando ero segretario della Dc il Cavaliere, puntuale, veniva da me ogni volta che bisognava decidere il tetto della pubblicità per le tv. E puntuale ogni volta mi diceva che stava per vendere Rete4 a Calisto Tanzi, che era un mio amico. Una volta addirittura si dimenticò - penso volutamente - sulla mia scrivania la copia del contratto di vendita. Ancora la conservo. Tempo dopo Tanzi mi confermò che Berlusconi gli aveva fatto quella proposta ma che gli chiedeva in cambio un incontro a tre con me. Io gli dissi: "A me non importa, comunque non ti fidare, non credergli". Passò un mese e Tanzi mi disse che avevo avuto ragione. Mi raccontò come erano andate le cose: "Berlusconi è venuto da me a Parma. Abbiamo concordato il prezzo di Rete4: 20 miliardi. Mi ha addirittura fatto firmare il contratto di acquisto. Poi mi ha detto: "L´importante è la tua firma, la mia è una formalità, la metto questa sera a casa". Da quel giorno Tanzi non l´ha sentito più».


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