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Da: Pierluigi Battista su La Stampa
Data: 1/28/2002
Ora: 2:41:11 PM
Nome remoto: 213.254.3.151
NOMI ALTI. Con i nomi, certo, si è troppo espliciti, poco diplomatici, talvolta anche un po’ brutali. Ma senza nomi è molto peggio: trionfa l’obliquità allusiva, lo sfuggente dire e non dire, il messaggio occulto, l’avvertimento indiretto. Fare polemica senza nominare apertamente con chi si polemizza: non è decisamente sgradevole, oltre che irrispettoso nei confronti del lettore che non afferra la questione? Giorgio Bocca, per esempio, il quale, a proposito delle rivisitazioni della figura di Bettino Craxi, su Repubblica scomunica "Il Foglio" che è riuscito a coinvolgere nella riabilitazione anche «dei lotta continua».
Sprezzantemente: «dei “lotta continua”». Che poi sarebbe Adriano Sofri, allusivamente non nominato, costretto a replicare sul Foglio e a spiegare che «riabilitazione» non è una bella parola. Con i nomi, è comunque meglio. E anche lo storico Paul Ginsborg, sollevando su Repubblica l’allarme sullo stato della nostra democrazia, polemizza, senza far nomi, con «le voci che ci rassicurano circa lo stato della democrazia in Italia, anche quando provengono dalle più alte autorità del paese». E chi sarebbero queste «più alte autorità del paese» con cui Ginsborg si dichiara in disaccordo? Quanto alte? Perché più alte? Alte come il colle più alto di Roma? E non era meglio se Ginsborg avesse apertamente polemizzato con il presidente della Repubblica senza trincerarsi dietro l’allusione del dire e non dire? Fuori i nomi, senza allarme democratico.