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Da: da la gazzetta di Parma
Data: 2/1/2002
Ora: 4:50:47 PM
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DOMANI COMMEMORAZIONE A PARMA Bettino Craxi, il leader che diede un'identità al Psi
Domani, alle 10, nella sala du Tillot della Camera di commercio, Bettino Craxi verrà commemorato da Paolo Pillitteri, dall'on. Giulio Ferrarini e da Giovanni Bernini, presidente del consiglio comunale di Parma. Il 19 gennaio del 2000 ad Hammamet, in Tunisia, moriva Bettino Craxi. Ritenendo la vita di Craxi indissolubile da quella del Partito socialista, mi viene naturale pensare che Craxi sia morto non due anni fa ma nel '92 quando il Parlamento, pressato dai terribili eventi (la strage di Capaci) elesse presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Poco importa che presidente del Consiglio venne nominato uno stretto collaboratore di Craxi come Giuliano Amato. Fu infatti in quel momento che terminò l'azione politica del Psi.
Proprio il governo Amato, probabilmente costretto per la situazione di piazza di allora, non si confrontò più con i partiti e il Parlamento, come avviene in democrazia, ma ebbe come interlocutori il Presidente della Repubblica, gli organi d'informazione e i giudici di Milano. Tutti i partiti acconsentirono a questa svolta e più di tutti il Psi che abbandonò Craxi al suo destino.
Proprio nel centenario della sua nascita scompariva, dalla scena politica italiana, il Partito socialista. Un partito che nella travagliata storia della sinistra italiana aveva insindacabilmente dimostrato di avere ragione. Ragione nello scegliere, come bene irrinunciabile, la libertà; ragione nello svolgere azioni di governo riformiste ripudiando sistemi rivoluzionari; ragione nel ricercare una giustizia sociale protesa verso l'alto e non il basso.
Craxi divenne segretario del Psi nel 1976, nel momento in cui il partito, con De Martino, aveva fatto proprio uno slogan deleterio: «Mai più al governo senza il Pci», raggiungendo il livello minimo di consensi nelle elezioni politiche della Primavera, 9,6%. Craxi doveva essere, per chi lo eleggeva, un segretario debole e di transizione. Avrebbe dovuto rispettare la travagliata storia litigiosa del Psi, fatta di scissioni, correnti e confusione di linea politica.
Inaspettatamente fu un segretario forte e autorevole capace di unire il Psi e affrancarlo dai comunisti con una forte e chiara linea politica. Per primo mise in discussione non solo Lenin ma anche Marx, preferendogli il filosofo francese Proudhon. Diede grande risalto al socialismo tricolore con il recupero politico non solo del socialista Garibaldi ma anche dell'eroe Cesare Battisti. Tutti gesti, questi, che volevano il Psi legato alle proprie radici nazionali ed europee piuttosto che sovietiche e l'inno di De Gregori «W l'Italia» apriva da allora le assisi socialiste tra lo sventolio dei garofani rossi che avevano sostituito falce e martello.
Una forte autonomia dal Pci ma anche nessuna sudditanza da un alleato governativo come la Dc tentando, per avere più forza contrattuale, di federare intorno a un progetto riformista per l'Italia tutti i partiti laici. Proprio un laico, per la prima volta, resse il Governo al posto dei soliti dc: Giovanni Spadolini. Le scelte internazionali furono molto chiare come quella di essere leali amici degli Usa arrivando, con l'istallazione dei missili a Comiso, a dare un contributo essenziale al disfacimento dello Stato Sovietico ma nel contempo anche gelosi della propria autonomia nazionale portando a schierare i carabinieri contro i marines americani a Sigonella.
Craxi fu anche un instancabile suggeritore di Arafat per indurlo a scelte di pace e di ripudio del terrorismo. In questa giusta azione per un dialogo tra Palestinesi e Stato d'Israele giocarono un buon ruolo anche i cospicui finanziamenti del Psi all'Olp.
Pur venendo da una specchiata famiglia antifascista e partigiana, Craxi fu il primo a sdoganare politicamente il Msi di Almirante. Affrancò il Parlamento e la dignità dei parlamentari eliminando il voto segreto. Tentò, già dal 1980, una grande riforma costituzionale senza avere timori nel proporre il presidenzialismo e uno sbarramento, nel sistema proporzionale, del 5%.
Ricordandone i meriti è però giusto anche riconoscerne le colpe. Fin dall'incomprensione, che viene attribuita a Craxi, verso la caduta del muro di Berlino e degli effetti politici che avrebbe provocato anche in Italia e dall'avversione verso il primo referendum di Segni per la preferenza unica. Ricordate l'invito, assolutamente disatteso dagli elettori, ad «andare al mare»?
A mio avviso l'errore più grande Craxi lo ha commesso nell'aprile del 1991 aprendo la crisi del Governo Andreotti per poi, inspiegabilmente, permettere la riproposizione di un Governo fotocopia per compiacere D'Alema e Veltroni che non volevano elezioni anticipate.
Craxi è caduto, a mio avviso, perché rappresentava, più di qualsiasi altro, un forte baluardo del primato della politica, in democrazia, rispetto a tutti gli altri poteri. Certo, la politica che Craxi riteneva dovesse essere sempre al primo posto nel governare le società democratiche, aveva un costo insostenibile. Tutte le forze politiche erano finanziate illegalmente e con grande ipocrisia il Parlamento, all'unanimità, approvava i falsi bilanci dei partiti.
Proprio Craxi, il meno ipocrita e melenso dei politici italiani, doveva far emergere alla luce del sole quei finanziamenti. E' stato l'unico a farlo ed in Parlamento ma lo ha fatto in ritardo. Il ritardo socialista, che per i tempi della politica italiana vuol dire anticipare almeno di dieci anni le altre forze politiche; infatti, trascorsi dieci anni da quel discorso di Craxi in Parlamento sulla corruzione dei partiti, si attende ancora qualcuno che alzi la mano non avendo, il suo partito, ricevuto finanziamenti illegali.
Luigi Lucchi