Socialisti Punto Net

[ Home page | Sommario | Archivio | Invia | Rispondi | Avanti | Indietro | Su ]


Intervista a Claudio Martelli su la riforma della giustizia

Da: da La Provincia
Data: 1/8/2003
Ora: 3:30:02 PM
Nome remoto: 213.254.3.151

Commenti

La Provincia, 7 gen. 03, p. 3

Guardasigilli nei primi anni 90, Claudio Martelli chiede al Governo un ruolo più incisivo anche nella tutela dell’autonomia

«Fate le riforme ma rispettate le toghe» «La ricetta? Carriere divise, reclutare anche gli avvocati, premi e sanzioni»

Roma - Potentissimo della Prima Repubblica, ancora oggi il suo nome resta legato a un simbolo per la magistratura: a quel Giovanni Falcone che, anche contro buona parte della categoria che accusò il magistrato assassinato a Capaci, portò alla direzione generale del ministero di Grazia e Giustizia. E ancora oggi Claudio Martelli, Guardasigilli fino a una decina di anni fa, cita Falcone per dare una lettura sullo stato di salute della giustizia italiana, proprio all’indomani della clamorose dichiarazioni dei ministro attuale, Roberto Castelli, e al proposito espresso delle toghe di presentarsi all’apertura degli anni giudiziari tenendo in mano, provocatoriamente, la Costituzione. «Spero trovino il tempo di rileggerla» ha detto Castelli nell’intervista al nostro giornale.

Onorevole Martelli, i magistrati italiani hanno bisogno di rileggersi la Carta costitutiva della nostra Repubblica? Credo che tutti abbiamo bisogno di rileggerla la Costituzione, dai cittadini, ai giudizi, ma anche il ministro. Secondo me la poca conoscenza dei diritti e dei doveri è uno dei motivi che porta a questa disputa infinita, a questa rissa verbale fra una magistratura politicizzata e una classe politica aggressiva proprio nell’amministrazione della giustizia.

Ma tra questi due gruppi chi ha ragione, le toghe o il Governo? Tutti e due. Da un lato hanno ragione quei politici che accusano parte della magistratura di essere eccessivamente politicizzata. Ad esempio ha ragione Berlusconi quando sottolinea le 1500 ispezioni fatte in questi anni nelle sue aziende. Ma, d’altro canto, trovano ragione quei magistrati che lamentano le invasioni di campo della politica, leggi fatte ad hoc per gli interessi di una parte, le interferenze di un ministro sui processi in corso.

Ma è vero che una parte della magistratura segue dettami ideologici, come accusa il ministro Castelli, nell’applicare o meno le leggi, ad esempio la Bossi-Fini? E’ probabile che ciò accada. Ma bisogna stare attenti a che i rimedi non siano peggiori dei mali. Temo ad esempio il magistrato che applica la legge con il paraocchi senza ricordare la Costituzione. E, stando sul caso evocato, se la legge viene letta ricordando che la Costituzione vieta le discriminazioni verso gli stranieri, beh allora sono contento. D’altro canto vi sono anche i giudici che, consapevolmente, aggirano le leggi appena varate. Penso, ad esempio alla Cirami, a quella sulle rogatorie.

Questa crisi della giustizia parte da lontano o è un fatto più recente? Parte da lontano, ma negli ultimi anni si è aggravata. Il vero problema è che finora, non sono state prodotte quelle riforme legislative ne’ quelle modifiche dell’ordinamento giudiziario che sarebbero necessarie in questo momento. E lo dico che, nel 1986, sono stato il primo firmatario del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati. Ma sono stato anche quel ministro che, portando Falcone al ministero, ho dotato le toghe dei robusti poteri d’indagine che hanno dimostrato la loro efficacia. Un discorso simile si può fare ora. C’è infatti una responsabilità politica nel dover tenere a freno le invasioni di campo da parte dei giudici, ma anche deve tutelare in pieno l’autonomia della magistratura giudicante e inquirente.

Quando parla di riforme non fatte, a quali pensa? La separazione delle carriere, prima di tutto. Come sosteneva del resto Falcone. La legislazione moderna, di fatto, ha già separato i due profili, il giudice ha una formazione diversa rispetto a colui che è titolare dell’accusa. Ma bisogna avere il coraggio di andare oltre: bisogna anche avviare il reclutamento misto, parte fra le toghe e parte dall’avvocatura. Un po’ come accade negli Stati Uniti. Del resto, e anche il ministro dovrebbe saperlo, sta scritto proprio nella Costituzione. La Cassazione dovrebbe essere composta da togati, ma anche da esperti del diritto e da provenienti dall’Avvocatura.

E oltre alla separazione delle carriere? Non c’è abbastanza meritocrazia, si dovrebbe istituire un sistema di sanzioni e premi. Lo si dovrebbe fare in tutta la pubblica amministrazione e quindi anche per i magistrati.

Un sistema del genere però non correrebbe il rischio di offrire uno strumento di pressione per i giudici “più accondiscendenti” con il potere? Certo, premi e sanzioni non andrebbero affidate al ministro, ma alla struttura gerarchica, fino al Consiglio superiore della magistratura.

In questi giorni è stato anche detto che i magistrati non lavorano abbastanza. E’ vero? Il problema, laddove esiste, riguarda una certa cultura della pubblica amministrazione, non solo i tribunali. In questi anni se ne sono andati molti togati ben preparati, sono entrate più donne, vi è una maggiore sensibilità. E in tanti lavorano con grande assiduità. Resta il nodo comune alla pubblica amministrazione, con fasce di scarsa produttività. Ecco perché il principio meritocratico dovrebbe essere introdotto.

Secondo lei, stante la contrapposizione esistente, c’è la possibilità di trovare su riforme di questo tipo, l’accordo con le associazioni di magistrati? Mi sembra molto difficile, basti pensare che quando si parla di corporazione, quanto è arduo voler abolire gli ordini professionali. Per questo non credo che si possa contare su accordi con l’Associazione magistrati o altre associazioni.

Se dovesse dare un consiglio al ministro Castelli... Consiglierei di andare avanti con le riforme essenziali, quelle in grado di assicurare maggiore imparzialità ma anche più rapidità dei processi. Deve tener conto della priorità vere. E se dovesse dare un voto al Guardasigilli? Gli darei fra il 5 e il 6. Da un lato ha avanzato propositi di efficienza seri e apprezzati, dall’altro non ha tenuto conto delle priorità reali della giustizia italiana e delle necessità d’impostare una politica di riforma.

Umberto Montin


Home page Socialisti.net
Copyright©2000-2006  SocialistiPuntoNet

[Sommario degli articoli]

[Archivio dei Forum]