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Da: da Il Nuovo
Data: 1/14/2003
Ora: 10:14:16 PM
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A tre anni dalla morte dell'ex leader del Psi, si inaugura in Tunisia la sede del suo primo circolo. La figlia Stefania: "Attendiamo dallo Stato un gesto riparatore". Casini visiterà la tomba.
ROMA - Nel sito della fondazione campeggia una scritta: "Per commemorare e non dimenticare il socialista, il laico, il libertario". E in suo nome prenderanno il volo dall'Italia due charter da Roma, un'altra quarantina di persone da Milano. E poi ci saranno le autorità tunisine, gli italiani residenti in Tunisia ed ex militanti del Psi che verranno per l'occasione e anche quest'anno rinnoveranno il loro atto di omaggio al segretario del partito "che aveva reso il socialismo liberale protagonista della politica italiana ed europea''. A tre anni di distanza dalla morte, Bettino Craxi resta un simbolo, nel bene e nel male. Stefania, la figlia dell'ex leader, non nega di provare ancora rabbia. E anche per questo si dice contraria, a nome di tutta la famiglia, a trasferire le spoglie del padre in Italia.
''Ma non è più una rabbia per le persone - spiega in un'intervista a La Stampa - Abbiamo subito tanti tradimenti: la vecchia generazione ha abbandonato il suo leader e ha distrutto il suo partito pur di salvarsi. Ma la lezione di mio padre è viva - conclude - e la sua eredità politica è intatta''.
Venerdì prossimo la Fondazione diretta proprio Stefania Craxi inaugurerà ad Hammamet la sede del suo primo circolo, in coincidenza con la visita ufficiale che il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini farà in Tunisia (e per l'occasione visiterà anche la tomba dell'ex presidente del Consiglio). ''La Fondazione - si legge in una nota dell'istituzione - auspica che l'occasione sia colta per un gesto riparatore dello Stato italiano verso un uomo che aveva fatto del bene dell'Italia il primo compito della sua vita''.
''Il Circolo della Fondazione Craxi ad Hammamet - si legge ancora nella nota - vuole essere il simbolo della riconoscenza degli amici di Craxi e di tutti gli uomini liberi, socialisti e non, per il paese che generosamente ha accolto, ospitato e difeso il leader socialista dall'infame persecuzione che lo aveva costretto ad abbandonare la patria, l'uomo politico e lo statista che più aveva operato per la grandezza dell'Italia fino a condurla fra i 7 Grandi del mondo, a farne una potenza industriale che gareggiava con Francia ed Inghilterra per volume di produzione e benessere comune''.
(14 GENNAIO 2003, ORE 13:45)