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Re: Il Parlamento 'indagherà' sui pm. Ed esplode la rissa

Da: da Il Resto del Carlino
Data: 1/15/2003
Ora: 1:03:41 PM
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ROMA — Dieci anni fa, a Milano, Mani pulite raggiunse il suo apice giudiziario e mediatico. Venerdì prossimo, ad Hammamet, lo Stato italiano rappresentato dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini renderà omaggio alla tomba di Bettino Craxi, morto esule il 19 gennaio del 2000. Ieri, a Roma, maggioranza e opposizione sono tornate ad incrociare le lame. Non sul futuro, però, ma sul passato. Non sulle riforme, ma proprio su quanto avvenne, dieci anni fa, a Milano e dintorni. Tangentopoli, insomma, divide ancora, e l'idea di costituire una commissione bicamerale per far luce sul rapporto tra corruzione e politica e tra politica e magistratura ha fatto infuriare il centrosinistra. Il finanziamento Se ne è parlato nel comitato ristretto delle commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera, dove la maggioranza ha approvato il testo base dei relatori Nitto Palma di FI e Fragalà di An che istituisce la commissione di inchiesta su Tangentopoli. E' però evidente che più delle cause che portarono i partiti ad abusare del finanziamento illecito e alcuni politici ad arricchirsi personalmente, alla Cdl interessa ricostruire le luci e soprattutto le ombre dell'azione dei magistrati. Più che Tangentopoli, Mani pulite. Nel testo stilato da Francesco Nitto Palma, infatti, si dice che la commissione, nei due anni di tempo che avrà a disposizione, dovrà indagare «sul fenomeno degli illeciti rapporti tra sistema politico e sistema economico-finanziario» ma anche «sull'uso politico della giustizia». Dovrà, insomma, accertare se c'è stata «omogeneità e parità di trattamento riguardo tutte le forze politiche», se si sono verificate «lacune, omissioni o incompletezze», se vi sono stati «intenti persecutori», se «sussistano oggettivi collegamenti tra le correnti interne della magistratura e partiti o organizzazioni politiche» e se, infine, la normativa vigente «risulti idonea alla efficace repressione degli illeciti eventualmente commessi dai magistrati». La maggioranza difende la scelta, che l'azzurro Saponara definisce «obbligata». Occorre far luce, dicono, su una pagina ancora buia della nostra storia repubblicana. E per il vicecapogruppo dei deputati di FI Cicchitto, quello approvato «è un testo di mediazione tra il mio, che puntava sull'uso politico della giustizia, e gli altri, che puntavano solo sul fenomeno della corruzione». L'opposizione, però, la pensa diversamente e nel mandato assegnato alla futura bicamerale vede l'intenzione di «punire» i magistrati. «Un atto di forza sbagliatissimo», secondo il verde Boato. «Una vendetta contro Mani pulite», per Mantini della Margherita. «La dimostrazione che la famosa volontà di dialogo della Cdl è del tutto inesistente», per i diessini Leoni e Angius. Persino lo Sdi, che su Mani pulite ha un'opinione simile a quella del centrodestra, protesta. «Così — dice Enrico Buemi — lo scontro sarà inevitabile» e le conclusioni della commissione saranno inesorabilmente lette in chiave politica. «Reazioni isteriche», dice Fragalà, ben sapendo che le tensioni sulla commissione sono destinate a condizionare il dibattito in corso su Giustizia e riforme istituzionali. E anche se Saponara assicura che la maggioranza terrà conto degli emendamenti dell'opposizione, il clima resta incandescente. Tanto che Di Pietro, che di Mani pulite fu il protagonista, denuncia «l'atto immorale» e annuncia rivelazioni. Persino Bobo, figlio del Craxi che nel '92 propose per primo un'inchiesta parlamentare su Tangentopoli, ci va cauto. «Nitto Palma — dice — ha scritto il testo in una logica di scontro permanente sulla Giustizia».

di Andrea Cangini


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