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Da: Salvatore Marasà
Data: 1/15/2003
Ora: 4:38:18 PM
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Torino li 15/01/2003
Cade in questi giorni il terzo anniversario della morte in esilio di Bettino Craxi. Sono già passati tre anni, ma la sua presenza si avverte come viva nell’ambiente politico ed anche nell’opinione pubblica. In tutto questo periodo nessuno, è riuscito a raccoglierne l’eredità politica ed incarnarne il pensiero fino a divenire il continuatore della sua opera. Gianni De Michelis forse è l’unico tra i suoi seguaci a rappresentare meglio degli altri il suo pensiero. Il suo nome divide ancora l’area socialista, sconquassata da una diaspora irrimediabile. I socialisti italiani si sono divisi e dispersi in mille rivoli ognuno dei quali rimprovera agli altri, slealtà e tradimenti. Mano a mano che la cronaca diventa storia, però, si alza la nebbia che avvolge il mistero di un golpe all’italiana dove un incrocio di interessi inconfessabili ma chiarissimi, mise in moto un’alleanza tra mezzi di informazione, magistratura, poteri forti e politici catto-comunisti, che travolse le istituzioni, fece crollare la cosiddetta Prima Repubblica nel tentativo di instaurare un nuovo ordine, in cui la Politica fosse ridotta a ruoli da comprimario nella gestione del Paese.
Dieci anni sono passati dalle prime avvisaglie del bombardamento mediatico-giudiziario contro quella politica che si oppone all’avanzata dell’inedita alleanza che vede gli ex comunisti e gli ex democristiani di sinistra al fianco dei rappresentanti più spregiudicati del nostro capitalismo, della magistratura militante e del giornalismo squadrista. Dieci anni di sconfitte per la sinistra che non demorde, nonostante tutto. Dieci anni in cui ha tentato di demonizzare ogni suo avversario, utilizzando di tutto e di più, dalle istituzioni ai pentiti di mafia, finendo per perdere di vista gli scopi per cui ha ragione di esistere una forza che si richiami al riformismo ed al socialismo: il miglioramento delle condizioni di vita delle classi sociali più deboli. La morte di Craxi incombe sulla sinistra riformista, come una maledizione, che le impedisce di superare le divisioni e la costringe nell’angolo in cui la stringono i girotondini, il Cinese, il regista alla nutella ed i vari Pancho e compagnia cantando.
Quest’anno, ad Hammamet, un post democristiano Presidente della Camera dei Deputati, in visita privata, andrà a deporre un fiore sulla sua tomba. Un gesto che suona come un riconoscimento postumo alla grandezza dell’uomo politico, compiuto da una persona che pur non ne condivise le idee. Chissà quando faranno lo stesso viaggio quelli che dicono di ispirarsi alle sue stesse convinzioni politiche, e che in nome di queste, oggi si sentono socialisti europei senza essere socialisti italiani. Chissà quando avverrà! Forse il tempo delle attese è finito. Si profila all’orizzonte una scissione a sinistra che alzerà il velo degli equivochi e dividerà chi non ha mai smesso di essere comunista da chi si sente, riformista, socialista, italiano. Forse allora, quel gesto sarà compiuto e i socialisti ritroveranno la loro casa comune.
Scritto per il settimanale “ La Voce”
Salvatore Marasà