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Re: Amato: «Ho un debito morale con Craxi»

Da: da Il Resto del Carlino
Data: 1/17/2003
Ora: 10:47:21 AM
Nome remoto: 213.254.3.151

Commenti

No, esser ribattezzato Cesarino Rossi da quel giornalista era troppo. Va bene Richelieu. Benissimo 'dottor Sottile'. Divertente Aramis. E però, essere paragonato al segretario di Benito Mussolini ai tempi del delitto Matteotti era veramente troppo. Giuliano Amato (nella foto con Craxi e Martelli), caso assai raro, ebbe un fremito. S'arrabbiò di brutto e ne parlò anche col Capo, Bettino Craxi. Il quale, nel suo ufficio di via del Corso (era la metà degli anni Ottanta) lo ascoltò e, con un filo di voce, gli disse: «Dai, non te la prendere...». Parole tra amici. Ma erano veramente tali Bettino e Giuliano? Era amore, amore-odio o che altro? Difficile dirlo. O, forse, meglio sarebbe dividere la storia dei rapporti tra i due in fasi: quella della sincera disistima, quella della piena e leale collaborazione, quella dell'abbandono. Amato faceva parte — stiamo parlando di archeologia politica — della cosiddetta 'sinistra giolittiana'. Il leader (prima culturale che politico) era Antonio Giolitti e i punti fermi erano il rigore intellettuale, i principi 'liberal' (attenzione: siamo negli anni Settanta e nessuno, in Italia, sapeva che cosa fosse questa parola oggi così di moda), la garanzia che il dissenso aveva piena libertà d'espressione. Nel 1979, il dottor Sottile scrisse che Craxi imponeva ai socialisti «di apprendere la loro politica leggendola nei suoi scritti e discorsi». E Craxi scuoteva la testa: «Ma che vuole?». Narrano le storie che fu Formica, altro storico dirigente socialista, a dirimere la questione. Incontrò Amato e gli disse: «Datti 'na mossa, Giuliano. Non stare un po' di qua o di là. Lavora con Craxi. Vedrai, darai il meglio». Amato prese tempo, ma aveva già deciso: sì. Ed eccoci alla seconda fase. Il 'consigliere' del Principe. Colui che riusciva a spiegare tutto e il contrario di tutto. Che non esitava a proclamare: «Noi socialisti rifaremo l'Italia». Che proteggeva il Capo, allora presidente del Consiglio, anche quando mostrava difficoltà con la lingua inglese: che volete, confidava, Bettino è di una generazione francofona... Finché non arrivarono gli anni di Mani Pulite, la dissoluzione del Psi, la dichiarazione di Craxi: il mio successore è Amato. Le arringhe del dottor Sottile contro Martelli che aveva abbandonato Craxi dicendo di «voler ridare dignità ai socialisti». Era lui, Giuliano, il meno convinto della strategia di unità socialista 'inventata' dal leader del Psi: «Non è un prefabbricato che si monta in due ore». Al contrario di Martelli che quel prefabbricato lo voleva a tutti i costi. Il resto non è storia, ma cronaca. Cronaca di un Amato che, fino a ieri, ha fatto finta di non sentire gli strali lanciati prima da Bettino contro di lui, poi dalla figlia Stefania. Di un Amato che non sarà oggi ad Hammamet a commemorare il terzo anniversario della morte di Bettino, ma che scrive a Stefania: «So di avere un debito morale con la memoria di tuo padre e con me stesso, quello di andare a ricordare sulla sua tomba. Lo farò, senza clamori e porterò con me la convinzione che la storia possa (e già sta accadendo) restituire nella giusta luce quanto egli fece (e non fece)». Curioso destino. Oggi, Amato è uno dei più convinti sostenitori dell'unità della sinistra e condivide la fondazione Italianieuropei con D'Alema (che, una volta, era il più antisocialista dei dirigenti Pci-Pds). Oggi, Martelli, eletto nelle fila dello Sdi all'Europarlamento, ramo socialista rimasto a sinistra, sta invece, in posizione critica, col Nuovo Psi, ramo socialista convinto sostenitore di Berlusconi.

di Francesco Ghidetti


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