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Re: La vera questione è quella comunista

Da: DI STEFANIA CRAXI da Il Riformista
Data: 1/18/2003
Ora: 3:48:32 PM
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SOCIALISTI. VIOLANTE DIA UN CALCIO AL GIUSTIZIALISMO

La vera questione è quella comunista

Ancora una volta centinaia di italiani, di socialisti si riuniscono ad Hammamet per rendere omaggio a Bettino Craxi. Inauguriamo un Circolo della Fondazione che è insieme un simbolo dell'amicizia che ci lega alla Tunisia e della riconoscenza degli italiani per il paese che ha ospitato e difeso uno dei più illustri uomini di Stato dell'Italia repubblicana. Il gesto di omaggio del presidente Casini, terza autorità dello Stato, sulla tomba di mio padre darà alla cerimonia un significato che non spetta a me di interpretare. Il raduno di Hammamet mi conferma nella convinzione che non esiste una “questione socialista” da identificare, e far valere, in sede politica. L'approdo al socialismo liberale cui Craxi ha condotto tutti i socialisti non è messo in discussione da nessuno, nemmeno dai vari voltagabbana che purtroppo non sono mancati. Dico approdo perché nemmeno per Craxi fu facile, ci riuscì dopo lunghe e dure battaglie interne. I socialisti soffrono la loro diaspora, senza trovare una Gerusalemme; si dividono sulle alleanze ma dovunque siano, come osservava Sergio Romano, dicono pressappoco le stesse cose, sostengono le stesse tesi e le stesse opportunità. Quella che esiste davvero, con buona pace dell'onorevole Violante che tanto si affanna a parlare di noi, è la questione comunista e mi pare che questo sia ogni giorno più evidente. I comunisti sono gli sconfitti della storia, gli sconfitti del processo di verificazione delle loro idee. Ma di questa sconfitta non hanno mai ragionato, non hanno fatto materia di confronto, di scontro, di rinnovamento ideale. L'hanno presa come una calamità, una disavventura; e per rimediarvi hanno cercato scorciatoie pericolose, cambiamenti puramente verbali; e solo il nominare la persona che aveva indicato a tutta la sinistra la via giusta suscita tra loro una rissa. La stessa lotta ormai aperta nei Ds e nell'Ulivo avviene su vie traverse, su temi di opportunità, su scelte di comportamento, se dialogare o contrapporsi, se stare in piazza o in Parlamento, sull'America, sull'Iraq, sugli alpini in Afghanistan. Nessuno che ci dica quale sia il nuovo verbo dei Ds, nessuno che riesca a dare un'identità all'Ulivo, nessuno che dia un calcio definitivo a quella vergogna della sinistra che è il giustizialismo. Questa è la vera questione comunista e italiana. Credo che non abbia molta importanza l'idea di chiedere un giudizio collettivo dell'Ulivo sull'opera di Craxi che sta magnificamente concludendo il suo processo di verificazione senza la necessità di un ignoto genio che possa fare la sintesi di quel che ne pensa Di Pietro o Elio Veltri, Diliberto o Pecoraro Scanio. E servirebbe a qualcosa risolvere il problema dei “valori identitari” per i quali molti socialisti – cito sempre Violante – si ritrovano assieme alla Lega e a An da cui “fu guidata la criminalizzazione dei partiti”? Caro Violante, Tangentopoli non l'hanno fatta la Lega e An che vi inzupparono il pane ma che non avevano di certo la forza di influenzare i veri protagonisti, i mass-media, i magistrati, né di avere la compiacenza delle istituzioni, dal presidente della Camera in su. Questa forza l'ha avuta il partito comunista, le toghe che menarono la danza fino all'estrema periferia, con migliaia di avvisi di garanzia, cioè di condanna, erano rosse, non bianche o nere o verdi. Io, caro Violante, le sono sempre riconoscente per essere stato il primo, due anni fa, a spezzare il ghiaccio sul nome di mio padre. Ma è inutile cercare i valori identitari dei socialisti che li hanno tutti in comune, quelli di Craxi. Il vero problema è di darne finalmente di nuovi al suo partito.


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