[ Home page | Sommario | Archivio | Invia | Rispondi | Avanti | Indietro | Su ]
Da: da Il Riformista
Data: 1/18/2003
Ora: 3:51:42 PM
Nome remoto: 213.254.3.151
ARTICOLO 18. CORSA ALLA RIFORMA, FORSE E' TROPPO TARDI
La rivincita di Cisl e Uil «Il baluardo ora siamo noi»
Pezzotta dice che solo il Patto per l’Italia può fermare Berlusconi
C'è un modo, tra gli altri, per verificare l'affidabilità del Cav.Silvio Berlusconi. Se dopo aver stravinto - come sarà - il referendum sull'articolo 18 deciderà di non assumere alcune iniziativa legislativa per modificare la norma (a parte la deroga temporanea e sperimentale prevista dal Patto per l'Italia) dimostrerà di tenere al rapporto con la Cisl e la Uil. Altrimenti vorrà dire che intende riaprire lo scontro. Lo stesso che ha portato al referendum per estendere l'articolo 18 alle piccole aziende. Per molti potrà sembrare un paradosso, ma quell'accordo, non sottoscritto dalla Cgil, potrebbe diventare il baluardo proprio a difesa della norma dello Statuto. «Sia chiaro - avverte il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta - oltre quella deroga noi non andiamo. Quella scelta non ci è costata poco». Certo - ragiona Pezzotta - la partita si era chiusa. Berlusconi e Confindustria l'avevano aperta ma avevano anche avuto «il coraggio di chiuderla con un accordo». A riaprirla, con il rischio vero di trasformare il referendum in un giudizio sul sindacato e sul suo ruolo, «è stato Fausto Bertinotti». «Siamo di fronte ad una invasione di campo costante: la rappresentanza politica che vuole occuparsi dei temi sociali; la Cgil, una rappresentanza sociale, che si prepara a presentare una proposta di legge». Ruoli invertiti, entrambi molto deboli. Ora tutti si affrettano ad annunciare proposte, ma appaiono fuori tempo massimo. D'altra parte l'Ulivo che proverà a definire una sua proposta, non è, allo stato attuale, affatto compatto nelle soluzioni prospettate. C'è la proposta più hard di Pietro Ichino e Franco Debenedetti che, salvo il caso di licenziamento discriminatorio, prevede un congruo indennizzo stabilito anche in base alle caratteristiche del rapporto di lavoro e delle dimensioni dell'impresa. Nella proposta è previsto anche che il lavoratore possa restare per un certo periodo in azienda percependo una parte dell'indennizzo sotto forma di retribuzione. La soluzione cosiddetta tedesca è stata prospettata dall'ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu, insieme ad altri esponenti della sinistra riformista: spetta al giudice decidere sulla reintegrazione o, in alternativa condannare l'imprenditore al pagamento dell'indennizzo al dipendente licenziato senza giusta causa. Ma perché la soluzione possa, teoricamente, evitare lo svolgimento del referendum è necessario estenderla a tutte le imprese che occupano più di quattro dipendenti. Il Partito dei comunisti italiani ha presentato una proposta di legge, composta da un solo articolo, che, per le piccole imprese, prevede, in alternativa al reintegro entro tre giorni dal licenziamento, un risarcimento del danno futuro sulla base di una serie di fattori (età, sesso, condizioni familiari, luogo di lavoro, eccetera). Uno schema che potrebbe avvicinarsi a quello che sta elaborando la Cgil. All'interno della quale, tuttavia, la Fiom, che ha raccolto le firme, è pronta a partecipare ai Comitati per il sì. Mai, come in questa vicenda, si è presentanto diviso e, forse logorato, il fronte sindacale. La Uil potrebbe dire sì al referendum ma contemporaneamente rilanciare il modello tedesco. E la Cisl? «La cosa migliore - risponde Pezzotta - è che il referendum non si faccia. Se si arriverà al voto, due sono le opzioni possibili: il no o l'astensione. Vedremo quale sarà la più conveniente. Ma l'agenda doveva essere un'altra, quella dell'estensione delle tutele a chi oggi non ha nulla. L'agenda l'ha voluta cambiare la politica, con Bertinotti».