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Da: da Il Corriere della Sera
Data: 1/18/2003
Ora: 4:00:20 PM
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Svolta per la politica e la memoria storica
Ha voluto il caso che l’omaggio del presidente della Camera alla tomba di Craxi ad Hammamet coincida con le polemiche intorno alla commissione d’inchiesta su Tangentopoli. La sovrapposizione è singolare. La commissione parlamentare, per come si delinea, sembra una coda dei conflitti degli anni Novanta. Un «processo» alla magistratura che non convince nemmeno il figlio di Craxi, l’uomo che di quel conflitto fu la principale vittima. Ma lo spirito di rivalsa è ancora una bandiera all’interno di Forza Italia e si alimenta nel perenne rinnovarsi del contrasto sulla giustizia. Dall’una e dall’altra parte.
Così oggi l’inaugurazione dell’anno giudiziario vedrà molti magistrati - dopo il «lutto» esibito lo scorso anno - sventolare il testo della Costituzione a dispetto del governo e dei suoi progetti di riforma. Sullo sfondo la commissione per Tangentopoli rappresenta, dice Berlusconi, «lo strumento per chiarire il passato: l’inchiesta è sull’uso politico della giustizia». E pazienza se si tratta di un macigno messo di traverso sulla strada delle riforme istituzionali, perché certo non è un aiuto alla ricerca di intese con l’opposizione.
La coincidenza di Hammamet obbedisce invece a una diversa logica. Le parole di Casini suonano condanna degli eccessi giustizialisti di Tangentopoli, ma evitano di riaprire le ferite. Al contrario, tendono a chiuderle. Con un accenno indiretto ma abbastanza trasparente ai rischi di un’inchiesta parlamentare revanscista: «Questa vicenda deve servire a tutti per crescere e non per alimentare risse, polemiche, contrapposizioni inutili...».
Un gesto di riconciliazione, come è stato osservato, che restituisce Craxi alla storia italiana, pur senza omettere di presentare Craxi per quello che in effetti era: un leader che «fece molti errori», ma che apparteneva alla «sinistra anti-comunista negli anni in cui essere anti-comunisti non era semplice». E la cui visione «vinse quando lui era rimasto solo».
Ce n’è abbastanza per dire che ieri, davanti alla tomba di Craxi, qualcosa è cambiato nel rapporto tra la politica di oggi e la memoria storica di un passato ancora recente. Non è la prima volta che si tenta di «ridare l’onore a Craxi», come dice il figlio Bobo. La lunga strada per Hammamet (è il titolo di un fortunato libro di Arturo Gismondi) è sempre piena di socialisti delle varie fazioni, uniti dal rispetto verso il leader. Ma è la prima volta che i vertici istituzionali s’impegnano in forme così esplicite.
In fondo Casini ha colto un punto cruciale: una riflessione non convenzionale su Craxi è essenziale all’equilibrio del sistema politico. Ed è irrinunciabile per la sinistra, se vuole uscire dal suo eterno travaglio. Magari proprio per liberarsi della tentazione giustizialista, come scrive la figlia Stefania sul Riformista . Non a caso Giorgio Napolitano si è affrettato ad apprezzare il gesto del presidente della Camera («Ha saputo interpretare il suo ruolo»). E forse ha ragione Emanuele Macaluso quando afferma che «non è mai troppo tardi per rielaborare una storia comune».
In altre parole, il «debito morale» riconosciuto da Giuliano Amato verso lo statista socialista è qualcosa di più di un fatto privato: sconfina nel problema politico irrisolto della sinistra italiana. Nelle sue diverse anime.
Rispetto a tutto ciò, l’attacco di Di Pietro a Casini («Ha reso omaggio a un latitante») sembra un tentativo di ribadire le vecchie fratture politiche e istituzionali da parte di chi sente nell’aria qualche novità. E idealmente Di Pietro si salda ai falchi dell’altra parte, i sostenitori della commissione «punitiva» su Tangentopoli.
di STEFANO FOLLI
© Corriere della Sera