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Re: Ma si può scrivere la storia di dieci anni fa?

Da: da le lettere al Corriere della Sera
Data: 1/19/2003
Ora: 2:33:26 PM
Nome remoto: 213.254.3.151

Commenti

Ma si può scrivere la storia di dieci anni fa?

Ho seguito la sua discussione con Rino Formica, Alberto La Volpe e altri sui fatti del 1993, l’anno del Terrore. A mio giudizio, hanno ragione coloro che sostengono che anche voi giornalisti dovreste riscrivere la storia di quel periodo, sia pure nella forma della testimonianza personale. Però sono anche d’accordo con lei quando constata che probabilmente è troppo presto per parlare compiutamente di quei fatti e ritengo che si dovrà - dovrete, dal momento che io ho superato i settant’anni - attendere ancora qualche decennio prima che si possa scrivere qualcosa di meditato sulla «rivoluzione italiana». Dovrà passare una generazione, forse due, dopodiché arriverà qualcuno che non ha avuto a che fare con quegli episodi e tutto sarà più facile.

Massimo Siracusa Roma

Caro signor Siracusa, come certo saprà di questo tema, se si possa o meno approfondire la storia di fatti recenti, si discute da sempre. E anche qui da noi, nel dibattito giornalistico, non è la prima volta che se ne parla. Qualche mese fa su Repubblica , Eugenio Scalfari, in margine ad accadimenti dell’inizio degli anni Ottanta (un patto mancato tra Bettino Craxi ed Enrico Berlinguer) ha scritto, come lei, che «prima di avvicinarci alla narrazione e ricostruzione dei fatti del passato prudenza vorrebbe che trascorresse almeno l’intervallo di un paio di generazioni e forse più affinché le passioni si raffreddino almeno un poco e le interpretazioni non siano troppo vincolate agli effetti che quel passato ancora caldo continua a produrre sul nostro presente... poiché in tal caso il lavoro storico ne risulta in qualche modo inquinato, non dalla soggettività dell’autore che è comunque insopprimibile, ma dal suo diretto coinvolgimento». Probabilmente due generazioni e passa non sono necessarie se si è disponibili a sfidare la versione ufficiale dell’accaduto ricevendo qualche reprimenda da coloro che sono ancora vivi o si sono eretti a difensori della «vulgata» tradizionale di quegli accadimenti. Renzo De Felice pubblicò per Einaudi il primo volume della biografia di Benito Mussolini nel 1965, vent’anni dopo la morte del suo personaggio. E Angelo Tasca (1892-1960) una personalità di grande rilievo della sinistra del Novecento, diede alle stampe il suo straordinario libro «Nascita e avvento del fascismo» - considerato ancor’oggi fondamentale per comprendere le origini del ventennio mussoliniano - nel 1938, appena quindici anni dopo i fatti presi in esame (qui in Italia, quel libro fu pubblicato da La Nuova Italia, nel 1950, meno di trent’anni dopo la marcia su Roma). In Francia è da poco stato pubblicato un libro, «Il segreto» (edizioni Michael Lafon), di Ahmed Boukhari sulla morte di Mehdi Ben Barka, l’oppositore a re Hassan II del Marocco, rapito e ucciso alla fine d’ottobre del 1965. Il testo si limita alle informazioni verificabili e gli si è unanimemente riconosciuto ampio «valore scientifico». A parer mio il criterio a cui ci si dovrebbe attenere è quello fissato all’inizio del Novecento (per l’esattezza nel 1913) da Benedetto Croce, che in «Teoria e storia della storiografia» raccomandò di attendere il compimento di una fase storica perché di qualcosa ancora in corso si possono dare solo «pseudogiudizi» che vanno inevitabilmente a formare una «pseudostoria». Croce definiva «tartufi» della storiografia coloro che affettano distacco e neutralità nei confronti di fatti dei quali sono stati protagonisti e financo testimoni. E scriveva: «La storia non solo non può discriminare i fatti in buoni e cattivi e le epoche in progressive e regressive, ma essa non comincia se non quando le condizioni psicologiche che rendevano possibili coteste antitesi, sono state sorpassate e sostituite dall’atto dello spirito che indaga a quale ufficio abbiano adempiuto nello svolgimento il fatto o l’epoca che prima si condannava». Perfetto. E, per tornare a noi, non mi sembra si possa dire che siamo in presenza di tali condizioni in merito a quel che concerne gli eventi drammatici di dieci anni fa. Ragion per cui, ne riparliamo tra qualche anno. O decennio.

Lettere al Corriere © Corriere della Sera


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