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Da: da Il Resto del Carlino
Data: 1/21/2003
Ora: 10:28:42 AM
Nome remoto: 213.254.3.151
Ad un certo punto del confronto fra Cofferati e D'Alema che abbiamo visto l'altra sera alla trasmissione tv Ballarò, è intervenuto il politologo del Corriere della Sera Paolo Franchi. Il giornalista ha affermato che nel prossimo congresso dei Ds Fassino e D'Alema riconfermeranno certamente la loro maggioranza ma che, altrettanto certamente, il giorno dopo, Cofferati e Moretti promuoveranno, magari a Livorno, una contro assemblea congressuale del tipo di quella svoltasi a Firenze nella prima decade del corrente mese di gennaio. E' significativo osservare che, rispondendo a una precisa domanda del moderatore della trasmissione televisiva, sia Cofferati che D'Alema si sono convinti della fondatezza della duplice previsione. Il che, purgando la discussione dei piuttosto ipocriti e consueti appelli all'unità della sinistra fattida entrambi i protagonisti, sta a dimostrare che, almeno ideologicamente, D'Alema e Cofferati sono espressione di due linee politiche diverse e contrapposte, quasi nelle stesse condizioni in cui era il Partito socialista nel 1921 alla vigilia di Livorno. Cioè, dopo oltre ottant'anni, la sinistra italiana è ancora divisa tra l'ipotesi massimalista di Cofferati e dei movimenti, e l'ipotesi riformista che i Diesse hanno proclamato al congresso di Pesaro che, sebbene avvenuta nel 2001, sembra ormai lontana un secolo. Forse è già tardi e forse no. Ma se aspettano ancora Fassino e D'Alema rischiano di trovarsi in minoranza essendo prevedibile che Cofferati (con l'aiuto del Correntone, dei Comunisti di Cossutta, di Moretti e magari di Agnoletto) conquisterà, congresso o non congresso, la maggioranza nel nuovo Pds, essendo ovvio che non cadrà nell'ingenuità di fondare un nuovo partito correndo il rischio di venire accusato di scissione. Ma sappiamo tutti, Cofferati compreso, che sarebbe una nuova sinistra ripetitiva della vecchia linea del 'partito di massa e partito di governo', cioè di un nuovo movimento assimorico, con i piedi a metà del guado che separa il massimalismo dal riformismo. Se oggi pensiamo al passato lontano e a quello recente dovrebbe essere abbastanza facile per tutti rispondere alla domanda se alla causa del socialismo siano stati più utili i massimalisti alla Serrati, alla Longo, alla Capanna o alla Cossutta, ovvero i riformisti alla Turati, alla Prampolini, alla Di Vittorio e alla Craxi. A questo punto se D'Alema e Fassino non prendono un'iniziativa concreta e attuativa della linea di Pesaro, sulla quale vi è anche il nostro accordo, ci troveremo tutti a fare la stessa fine dei menschevichi di sovietica memoria. Capisco bene la preoccupazione per l'unità; ma quando questa nei fatti non esiste più, la preoccupazione di conservare l'inesistente può risolversi in una colpevole debolezza che ci è già costata il ritardo di un secolo, come dimostra la storia. E la storia non ha mai perdonato chi, avendo nelle mani la maggioranza, non l'ha esercitata attuando la propria linea. Questa storia passa anche da Reggio.
Dino Felisetti
Associazione Spinelli