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Re: ARTICOLO 18. IL CENTROSINISTRA E IL REFERENDUM.

Da: E. Macaluso, da Il Riformista
Data: 1/21/2003
Ora: 12:39:24 PM
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ARTICOLO 18. IL CENTROSINISTRA E IL REFERENDUM.

DI EMANUELE MACALUSO

Ulivo frantumato e alleanza Berlusconi-Bertinotti Complimenti al «genio vittorioso» di Cofferati

Nell'immediato dopoguerra, quando Scelba ministro degli Interni sostituì i prefetti espressi dai Comitati di Liberazione con funzionari ministeriali, a Milano si svolse una grande manifestazione di protesta contro l'allontanamento dell'avvocato Troilo, un antifascista. A un certo punto la folla invase la Prefettura e Giancarlo Pajetta, che era alla testa dei manifestanti, dall'ufficio di Troilo telefonò a Togliatti comunicandogli che il palazzo era occupato. Il segretario del Pci seccamente gli rispose: «Bravo, e ora che te ne fai»? Questo fatto nel Pci veniva raccontato non per criticare il massimalismo di Pajetta il quale, per la verità storica, era un brillante, intelligente e vivace «comunista moderato», ma per sottolineare il realismo togliattiano, il quale richiama tutti a misurare quel che si dice e si fa per le conseguenze che provoca nel quadro della politica che si vuole realizzare. La vicenda mi è venuta in mente nei mesi scorsi nel momento in cui Sergio Cofferati, e con lui tanti dirigenti della Cgil e della sinistra, sostennero che sull'art.18 dello Statuto dei Lavoratori non si poteva discutere perché si trattava di un diritto costituzionale che attiene alla sfera delle libertà. Sia chiaro, io ho considerato e considero del tutto strumentale l'iniziativa della Confindustria e del governo di sollevare il tema dell'art.18. Tanto è vero che nella conferenza di fine anno, dopo tanti scontri sociali e politici, il presidente del Consiglio ha detto che quel tema era accantonato. L'opposizione all'iniziativa strumentale della Confindustria e del governo era quindi giusta, e l'ha confermato la stessa dichiarazione di Berlusconi. Ma, ecco il punto, cosa ha significato opporsi in nome di un «diritto costituzionale di libertà» e non in nome di una conquista sociale? Con quell'impostazione massimalista si è aperta la porta al referendum chiesto da Rifondazione comunista, a cui si sono associati i metalmeccanici Cgil Il ragionamento era semplice e convincente. Se si tratta di un diritto costituzionale di libertà, non si capisce perché deve fermarsi sulla soglia delle aziende che hanno meno di 15 dipendenti. Le firme sono state raccolte su questa base. E oggi è in campo un referendum che per molti versi si presenta come una lacerazione a sinistra. Coloro i quali nei giorni scorsi, dopo la dichiarazione di Berlusconi, hanno sottolineato il genio vittorioso di Cofferati, non avevano presente la trappola del referendum approntata grazie ad una impostazione massimalistica. Ho ricordato la vicenda di Pajetta e Togliatti perché viene spontaneo chiedere: e ora cosa ne fai della grande vittoria? I sindacati sono più divisi di prima e la divisione è anche nella Cgil. L'Ulivo e la sinistra sono più divisi di prima. Il centrodestra è più unito e rilancia la sfida referendaria. Fassino e altri dirigenti dell'Ulivo intendono presentare una legge per evitare il referendum. Anche Cofferati dice no al referendum e vorrebbe una legge. Ma il centrosinistra non ha la maggioranza in Parlamento, e dovrebbe, quindi, trattare (occorre un tavolo!) con Berlusconi. Il quale non ha alcun interesse a fare una legge. Semmai la farà dopo avere conosciuto l'esito del referendum. La strada dell'astensione è ostruita. Non solo perché c'è l'impegno di tutto il centrodestra, i radicali, la Confindustria e le associazioni dei commercianti e degli artigiani (per il no), ma anche perché ci sarà l'impegno di una parte della sinistra, dei Ds e della Cgil per il sì. Nella battaglia per il quorum l'alleanza Bertinotti-Berlusconi sarà saldissima. Votare «sì» come propongono Salvi e altri, significa rompere l'Ulivo e contrapporsi a tutte le associazioni del ceto-medio produttivo. Un suicidio. Votare «no» vuole dire convergere con il centrodestra e contrapporsi a quella sinistra con cui si vuole fare la maggioranza per sconfiggere Berlusconi. Quando una forza politica si colloca sul letto di Procuste, per cui da qualunque parte ci si giri sono dolori, è segno che non ha una guida adeguata. I Ds e l'Ulivo non hanno avuto la forza di affermare una posizione autonoma rispetto a quella assunta da Cofferati. Il quale così trasferisce una sua sconfitta nei Ds e nell'Ulivo.


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