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Re: "Lista Craxi? Perché no..."

Da: da Il Nuovo
Data: 1/22/2003
Ora: 11:52:46 AM
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Commenti

"Lista Craxi? Perché no..."

Eredi del Psi allo sbando, voglia di facce nuove. Stefania, la figlia, non esclude di presentarsi alle prossime elezioni europee con una lista intitolata all'ex premier. "Basta con le baruffe, serve un giovane". di Luca Gelmini

ROMA - "Da qui alle elezioni europee c'è un anno, chissà se saremo ancora vivi". E' un muro di gomma Stefania Craxi. Parla volentieri solo della visita di Casini alle mura color ocra della Medina di Hammamet. D'altronde, la prima volta di un'alta carica dello Stato italiano alla tomba dove da tre anni riposano le spoglie del padre è un argomento obbligato. "Credo - dice severa - abbia rappresentato un grande impulso al riconoscimento dei meriti di Craxi".

Poi però, aldilà degli eventi da segnare sul calendario, ci sono gli episodi quotidiani. E da giorni ormai non si fa altro che discutere della possibilità di presentare una lista intitolata a Craxi alle prossime europee. Un brand , direbbero i pubblicitari, di sicuro richiamo. Stefania non ha ancora deciso, ma forte degli ormai 70 circoli della Fondazione che dirige (e che porta il nome del padre), ci sta seriamente pensando. "Finora se n'è parlato sui giornali. Io mi sono limitata a dire che le cose successe in questi giorni durante la visita di Casini mi hanno amareggiata e che sono stufa, arcistufa delle continue baruffe delle nomenclature socialiste".

Si riferisce ai vari Boselli, Intini e De Michelis...

Li vedo litigare da un anno e mezzo, e sul niente. Posso anche giustificare il fatto che in passato i socialisti, e non intendo il popolo socialista, se la siano squagliata data la violenza dell'attacco che era stato loro sferrato. Ma che dopo la morte di Craxi non riescano ancora a comportarsi in modo adeguato rispetto al compito che hanno di fronte, lo trovo davvero inqualificabile.

Sul Riformista si è detta interessata a portare avanti un "progetto socialista-laico-liberale". Aggettivi che piacerebbero anche a suo padre.

Per fare un partito ci si mette un attimo. E' facile: io faccio il segretario, lei il presidente, peccato però che così non si rappresenti nessuno. Una forza politica deve invece mettere insieme passioni e interessi. E' ciò che ho cercato di fare in questo anno e mezzo alla Fondazione. Dopodiche come usare questi valori dipenderà da diversi fattori. Ma certo è che di fronte a un progetto politico serio, io mi spenderò.

Torniamo alla diaspora socialista. Forse manca un vero leader che coaguli le diverse anime .

I leader? Per trovarli mica si fanno i provini e neanche si cercano al mercato. Un leader si riconoscerà il giorno in cui si riuscirà finalmente a mettere in moto un processo e un lavoro politico.

Nomi?

Non ne faccio. Penso però che invece di fare da tappo, si possono liberare tutte le energie nuove che già ci sono. E così magari troveremo un giovane all'altezza.

E la Fondazione Craxi potrebbe essere il laboratorio politico che lei anela.

Se non si parla di Craxi non si parla di politica. Ma la politica partitica è altra cosa. La fondazione Craxi è nata un anno fa, in tempi non sospetti, e sta facendo soltanto il suo mestiere. Che è quello di ordinare l'archivio di Craxi e di pubblicare i volumi che lo riguardano. Dopodiche, dal territorio è nata la domanda di organizzarsi in circoli. A tutt'oggi ne abbiamo aperti una settantina, ma solo per il bisogno di fare politica fuori dai partiti, con dibattiti e opere di volontariato laico. Nel tentativo di ricostruire quei legami di solidaritetà che tra i socialisti si sono spezzati.

A proposito, oggi si chiude l'Internazionale socialista

E' sbagliato pietire un posto come fa il Nuovo Psi. Ma credo anche che sia un'infamia tenere fuori il figlio di Bettino Craxi, che ne è stato a lungo vicepresidente. Detto questo non so più cosa sia l'Internazionale socialista oggi. Non intervengono sulle ingiustizie che stanno avvelenando il mondo. Non li ho sentiti dire nulla sulla tragedia palestinese e su quella in Ruanda. Oppure se lo dicono, lo fanno a bassa voce.

Cosa pensa della commissione d'inchiesta su Tangentopoli?

Come ha scritto Filippo Facci sul Giornale : qualcuno deve sporcarsi le mani e indagare su questi 10 anni della Repubblica, i peggiori della storia del nostro Paese. Mi riferisco alle tante inchieste sotterrate, alle ingiustizie perpetrate, all'uso della stampa per condizionare o fare da cassa di risonanza alle operazioni giudiziarie. Detto questo, non credo che una commissione parlamentare portà servirà a molto, soprattutto in Italia. Semmai andava fatta subito, adesso rischia solo di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro e non in un'indagine serena di quello che è accaduto.

Per concludere, torniamo all'inizio. Ci sarà una lista Craxi?

Non ci sto lavorando, ma non la escludo. Vedremo. . .

(21 GENNAIO 2003, ORE 16:45)


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