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Re: La questione socialista.  Non solo comunisti dietro la fine del Psi

Da: U.Intini, da La Sicilia
Data: 1/23/2003
Ora: 4:34:17 PM
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La questione socialista. Non solo comunisti dietro la fine del Psi: rimuoviamo il macigno dal centrosinistra

Ugo Intini Il 15-20% dell'elettorato che sino all'inizio degli anni '90 votava tradizionalmente Psi-Psdi è andato in minima parte al centrosinistra: per l'80-90% è verosimilmente finito nel centrodestra o si è perduto nell'astensione. Ciò si deve non tanto a un ragionamento politico o programmatico, bensì soprattutto a un sentimento di rancore per la rivoluzione giudiziaria che ha cancellato il Psi e il Psdi. E' infatti penetrata nella psicologia dei militanti socialisti l'idea che gli eredi del Pci siano i responsabili della distruzione dei loro partiti e che in qualche modo sia giustificato un voto di vendetta. Al punto che vecchi dirigenti e amministratori socialisti, dopo aver passato la vita in Giunte, cooperative e sindacati insieme ai comunisti veri, oggi, riferendosi a chi comunista non è più, ovvero ai diessini, dichiarano: «Mai con i comunisti». Dunque, il recupero del voto socialista attraverso un chiarimento profondo che elimini il rancore è esattamente, e innanzitutto, un problema che riguarda il centrosinistra. Si può ripetere, come diceva Pietro Nenni, che «la politica non si fa con i sentimenti, tanto meno con i risentimenti». Ma si deve soprattutto fare un'opera di verità, ricordando che la distruzione giudiziaria del partito socialista e della prima Repubblica è stata sostenuta da una grande campagna di opinione della quale sono stati certo responsabili anche i dirigenti del Pci-Pds, magari al rimorchio della «Rete» o del nuovismo di sinistra; magari con l'obiettivo di salvare il proprio partito e di liquidare il partito concorrente della sinistra per via giudiziaria. Ma il rancore, se ci deve essere, deve manifestarsi non a 90 gradi, non guardando da una parte sola, bensì a 180 gradi. Bisogna allora ricordare che senza la jacquerie leghista gli eccessi di Mani Pulite non avrebbero avuto a Milano un sostegno di massa; e che un deputato leghista giunse a esporre un cappio in Parlamento. Bisogna ricordare che furono i deputati del partito di Fini ad assediare la sede socialista in via del Corso e a indossare guanti bianchi alla Camera per celebrare Mani Pulite. Bisogna ricordare che i giornali e le televisioni di Berlusconi, esattamente come tutti gli altri, si scatenarono nella criminalizzazione della prima Repubblica. Certo, non con il dissenso del loro proprietario se è vero, come è vero, che Berlusconi offrì a Di Pietro di fare addirittura il ministro degli Interni: «Il ministro – in questo caso si potrebbe dire, con buona pace del garantismo – di polizia». Riflettendo su Mani Pulite, la tesi che sia stata sempre e soltanto un complotto comunista, si scontra con un dato di fatto di enorme importanza. Tangentopoli non è stata un caso esclusivamente italiano. Ha distrutto o delegittimato, contestualmente, i sistemi politici democratici e i partiti in tutto il mondo: dal Giappone alla Francia, dalla Corea alla Spagna e al Sud America. Come mai? Un complotto comunista dappertutto, anche dove i comunisti non sono mai esistiti? Il punto di partenza della tesi che sostengo nel mio ultimo libro («La politica globale per capire tangentopoli e ricostruire la sinistra») merita, credo, di essere preso in considerazione. I sistemi politici sono stati destabilizzati dagli scandali dovunque, dopo la caduta del muro di Berlino. Terminata la «terza guerra mondiale» tra Est e Ovest, il potere economico non aveva infatti più bisogno di forti sistemi politici per combattere il comunismo, bensì di deboli sistemi politici affinché non fosse posto alcun limite all'emergente, assoluto dominio del denaro e della finanza globale. L'intervento di Salvo Andò su queste colonne, che condivido, può costituire l'inizio di un dibattito che è indispensabile per la sinistra. Berlusconi cerca oggi di nascondere le sue responsabilità nel buio periodo di Mani Pulite. Il presidente della Camera, Casini, compie un atto coraggioso e giusto rendendo omaggio alla tomba di Craxi. La stagione della caccia alle streghe è finita. La sinistra deve dunque condurre fino in fondo, al suo interno, una operazione verità, prima che sia troppo tardi. Rimosso il macigno di Tangentopoli e del rancore che ne deriva, l'elettorato socialista rifluirà naturalmente verso la sinistra. «Il fiume – diceva ancora Nenni – risponde sempre alla sua sorgente». Ma il macigno è ancora lì. L'arrivo di Di Pietro nel centrosinistra, i girotondi, le nuove spinte giustizialiste, rischiano di stabilizzarlo. Eppure, non ci sono vie traverse per aggirare il problema. Senza una operazione verità che rimuova il macigno, il centro-sinistra continuerà a perdere. *Presidente gruppo socialisti democratici alla Camera


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