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Da: da Virus il Giornaleonline
Data: 1/29/2003
Ora: 8:53:18 AM
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La Fiomm "fai da te" delle disunità sindacali
di Artemio Ruggeri
Parte male la trattativa dei metalmeccanici. Non solo per quanto riguarda i rapporti con la controparte, ma anche sul piano dei rapporti tra i sindacati, che si sono presentati al tavolo parlando linguaggi diversi. Dove è finita l'unità? Eppure, la prima piattaforma unitaria per il rinnovo contrattuale della categoria reca la data del 1966. L'evento suscitò tanto entusiasmo che, nell'iconografia "fai da te" dell'epoca, veniva rappresentato con l'immagine di una mano aperta dove ognuna delle dita corrispondeva ad uno dei cinque punti della piattaforma. L'ultimo recitava laconicamente "modifica delle tabelle salariali": non una parola di più né una di meno. La Fiom-Cgil aveva accettato questa formulazione di compromesso su richiesta della Fim-Cisl, la quale non voleva avere problemi con la sua confederazione allora impegnata a sostenere - ante litteram - la politicadei redditi e la moderazione salariale. Negli anni successivi, si consolidò e si estese (e non solo nei metalmeccanici) la prassi dei rinnovi contrattuali all'insegna dell'unità d'azione: i sindacati storici predisponevano (magari mediante laboriose mediazioni) rivendicazioni comuni e gestivano - ad ogni livello - le vertenze e i negoziati in forma unitaria. Certo, difficoltà, polemiche, accordi separati ci sono sempre stati: ma costituivano l'eccezione contrastata rispetto a comportamenti di collaudata e convinta collaborazione. Ultimamente, le federazioni Fiom, Fim e Uilm si sono presentate al tavolo della Federmeccanica con tre piattaforme non solo distinte, ma profondamente divaricate nei contenuti. Tutto lascia credere che le differenze tra i metalmeccanici della Cisl e quelli della Uil saranno presto colmate. Non avverrà così con la Fiom-Cgil. E' sufficiente leggere la carta rivendicativa presentata da questa organizzazione per comprendere come, ancora una volta, essa abbia inteso assumere di proposito una posizione inconciliabile con quella delle altre e ancor più con l'associazione datoriale associata alla Confindustria. C'è, innanzi tutto, la questione dei miglioramenti retributivi, in relazione alle regole del patto triangolare del 1993, le quali assumono il parametro dell'inflazione programmata come riferimento per gli oneri dei rinnovi, salvo conguaglio successivo rispetto ai trend di quella reale. Fim e Uilm non contestano tale criterio, ma sostengono che il tasso programmato fissato dal Governo è inadeguato perché troppo grande è lo scostamento col dato effettivo. La Fiom, invece, intende sottrarsi esplicitamente ai vincoli del patto del 1993 e recuperare libertà di iniziativa salariale, per altro con aumenti in cifra fissa uguali per tutti. Il passaggio è delicato: non è facile violare delle intese consolidate nel momento in cui la situazione produttiva della industria metalmeccanica è critica. Come se non bastasse, la piattaforma della Fiom va all'assalto, per via contrattuale, del quadro legislativo, formatosi nel corso dell'ultimo decennio, riguardante gli istituti della flessibilità del rapporto di lavoro, con l'obiettivo di introdurre dei vincoli al loro uso da parte delle aziende. In teoria il proposito può sembrare lodevole, ma l'impresa è disperata, perché si muove in contro tendenza non solo con le spinte presenti in Italia, ma con i processi in atto in Europa e in tutto il mondo sviluppato. La Fiom, dunque, ha scelto pregiudizialmente di impegnarsi in una battaglia solitaria, più per dare testimonianza delle proprie posizioni, che per partecipare al rinnovo del contratto. In attesa, vi sono decine di vertenze che interessano circa otto milioni di lavoratori. Sembra ovvio immaginare che la nuova linea di condotta porterà al varo di piattaforme distinte. Una prospettiva siffatta non è solo suicida; essa è avvilente per parecchie generazioni di sindacalisti, allevati alla scuola dell'unità ed è preoccupante per il futuro dell'economia e del Paese. Vanno messi in conto, infatti, scontri polemici, azioni di sciopero e manifestazioni separate, caos di ogni tipo. C'è da aspettarsi che qualche stratega occulto voglia inserirsi, a modo suo, in queste lacerazioni. Anche per i sindacati vale il detto che nessuna ferita è profonda al pari di quelle inflitte con le proprie mani.
(da http://www.virusilgiornaleonline.com/ecosfi_67.htm )