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Da: da La Stampa
Data: 2/2/2003
Ora: 2:26:12 PM
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Intini e la politica vista come tragedia
2/2/2003
SCRIVE Paolo Franchi nella prefazione a La politica globale che l´autore del libro, Ugo Intini, nella stagione più difficile «non ha cambiato casacca e neppure alzato bandiera bianca», non ha rinnegato la sua militanza socialista, non si è unito ai cori ululanti contro Craxi e non ha cancellato la sua identità politica di uomo di sinistra. Le tragedie della politica scavano tanti e tali risentimenti, che a Intini è capitato ultimamente di essere addirittura accusato da una frangia della diaspora socialista di «tradimento» perché solo un «traditore», sostengono i suoi detrattori, potrebbe unirsi allo schieramento politico che include il partito degli ex comunisti, bollati come «carnefici» del socialismo di Craxi. E´ un´accusa feroce e ingenerosa, che certamente avrà amareggiato Ugo Intini. E invece è difficile dare torto a Franchi: Intini, in questi anni burrascosi, è restato coerente con se stesso. L´uomo che ai tempi del Garofano trionfante veniva sbertucciato da Michele Serra come Ugo «Palmiro» Intini, accusato di coltivare una vena accanita e ossessiva nei confronti del comunismo e del Pci, ha attraversato con ammirevole dignità il momento più duro della sua vita personale e politica. E in questo libro cerca di ricostruire l´atmosfera del grande terremoto che ha sconvolto gli assetti politici italiani rifiutandosi di sottoscrivere le due chiavi interpretative, opposte tra loro, che vengono solitamente adoperate per spiegare il terremoto italiano. La tesi del «grande complotto», della congiura delle toghe che avrebbe deliberatamente architettato lo spodestamento per via giudiziaria dei partiti-cardine della Prima Repubblica. E la tesi apologetica del grande lavacro purificatore che mette in scena un gruppo di eroi e angeli vendicatori animati dall´unico e nobile scopo di sradicare la malapianta della corruzione. La posizione di Intini non è l´adozione di un punto mediano ed equidistante tra gli estremi. E´ piuttosto un´analisi della simultaneità con cui in tutti i Paesi dell´Occidente democratico la magistratura ha assunto un ruolo esorbitante nella vita pubblica fino al punto di configurarsi come contropotere rispetto al mondo della politica. Uno sconfinamento «oggettivo» che oltrepassa le intenzioni dei singoli e dei gruppi e che si espande in modo inarrestabile in Italia come in Germania, in Francia e negli Stati Uniti. Il rischio è che quest´analisi, pur documentata, possa eludere il ruolo delle volontà «soggettive» nell´orientare politicamente tendenze che sono inscritte nella storia dei Paesi democratici. Storia che Intini vive ancora con passione e anche con un certo gusto per lo spiazzamento e la sorpresa suscitata dai giudizi sulla globalizzazione da parte di un uomo della sinistra riformista e che invece aguzza la critica agli eccessi del «liberismo» con parole e concetti che certo non dispiacerebbero a un militante del movimento no-global. Testimonianza della coerenza di un esponente della sinistra libertaria che non rinuncia a deplorare lo stato di cose presenti. Scelta che può anche non essere condivisa ma che contiene certamente in sé il dono del rispetto per la propria storia.
Pierluigi Battista