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Da: Redazione (c.s.)
Data: 5/4/00
Ora: 12:25:25 AM
Nome remoto: 212.141.8.209
Cari compagni, All'interno dello schieramento progressista si riparla purtroppo di nuove fantasiose formule per rilanciare la coalizione e rinverdire i fasti, che non furono mai splendidi per la verità, del tramortito Ulivo. L'officiante di turno non poteva che essere l'ineffabile Veltroni, inventore di formule fumose e confusionario teorico di un riformismo che, a seconda dell'ispirazione del momento, si compiace di saccheggiare di qua e di là nel patrimonio ideale altrui, visto che il giovane Valter, da buon ex comunista, si ritrova con un patrimonio che di suo non ha più gran che di presentabile. Ma non voglio, per non rattristarvi, ricordare le passate scorribande del nostro fra le tardive scoperte della nuova frontiera kennediana e le genuflessioni sulla tomba di Dossetti (la cultura socialista gli è infatti così estranea che non si è mai neppure sognato di citare uno dei nostri o di andare a visitare, ad esempio, la tomba di Pertini, che in quei di Stella avrebbe bisogno, mi dicono, di un restauro). Vorrei qui invece esprimere tutto il mio disagio nel sentire riparlare di formule per rimettere insieme la coalizione in vista del mitico partito unico della sinistra che dovrebbe essere foriero di ogni salvezza. Credo che i socialisti - parlo in questo caso soprattutto dello SDI - dovrebbero invece trarre qualche lezione dal recente passato e comportarsi di conseguenza. Forse che uno dei principali responsabili del disastro elettorale della coalizione - soprattutto là dove si è presentata unita come in Lombardia - non è stato proprio il segretario diessino con i suoi inneggiamenti reiterati al maggioritario e i suoi ammiccamenti in ultimo al partito radicale (seguito in ciò con assoluto avventurismo dall'incauto D'Alema) nell'illusione che il paese anelasse ad un sistema bipartitico? E' forse credibile che un paese con le tradizioni culturali e politiche dell'Italia, con un radicamento ideologico così diffuso e marcato, voglia d'un tratto liberarsi degli odiati partiti solo perché una legge elettorale discutibile, ma soprattutto una serie di regolamenti parlamentari che sinora hanno fatto molto comodo alla Quercia, hanno permesso il proliferare di partitini assurdi in Parlamento? Il responso dato dall'elettorato alla martellante propaganda radicale per il sistema elettorale bipartitico all'americana avrebbe dovuto togliere ogni ombra di dubbio sull'opinione degli elettori in proposito. Non sarebbe più sensato per i socialisti prendere le distanze da simili vagheggiamenti che, se sono comprensibili per un ex comunista che del suo passato ha ben poco da salvare, non hanno assolutamente senso per chi dovrebbe invece difendere la funzione storica del suo partito e soprattutto rivalutare quanto di innovativo e di coraggioso è stato fatto anche nel recente passato, i vituperati anni Ottanta, che solo un moralismo infantile e pretesco ha potuto cercare di buttare nella pattumiera della storia. Ma al di là delle questioni di principio - su cui molto più a lungo s'avrebbe a dire - può mai servire a qualcosa discettare di questa 'casa dei riformisti', ove di gioioso non vi è più nulla, senza che si ripensino le ragioni della severissima sconfitta che le si è abbattuta addosso? Non sarebbe più proficuo passare prima un po' seriamente al setaccio le ragioni vere per cui i cari elettori si sono rassegnati alle lusinghe non proprio irresistibili del venditore di telenovele cavalier Berlusconi? Ad esempio chiedersi che cosa non ha funzionato nella politica fiscale, ancorché in quella scolastica e sanitaria e, perché no, in quella ambientale? O vogliamo limitarci ai ritocchi di belletto del governo Amato che se l'è cavata con un paio di tecnici - con cui giustamente ha cercato di chiedere scusa dei disastri pregressi - e con qualche giro di poltrone di cui non s'intravede gran che la logica? Basterà il buon Ottaviano Del Turco a tener testa al suo collega promosso al Tesoro dopo aver taglieggiato mica male profitto e lavoro per la disperazione di chiunque voglia azzardarsi ad investire nel Bel Paese? Evidentemente tali politiche non sono andate molto a genio agli italiani, soprattutto a quelli delle zone più avanzate economicamente. Nella depressa Basilicata invece le cose sono andate un po' meglio, non è difficile capire perché. Il vecchio Marx si sarebbe strappato furiosamente la barba, lui che guardava al capitalismo come all'ottava meraviglia del mondo! Alla prossima.