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Re: ELEZIONI: De Michelis: basta un fischio e i migliori vengono da me

Da: dal Corriere della Sera
Data: 22/05/2004
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De Michelis: basta un fischio e i migliori vengono da me

«Ai miei convegni ci sono cervelli che Silvio se li sogna. Lo slogan del Nuovo Psi? Mi basta il 3%, datemelo»

Gli accade, nelle sue giornate frenetiche, tra la visita di un compagno da Brindisi con pacchetto di voti e del vicepremier thailandese, l'incontro con la comunità ebraica romana e la nascita della prima federazione virtuale del Psi, di incontrare Enrico Mentana che così lo presenta al figlio liceale: «Questo è Gianni De Michelis. Ministro a 39 anni. Partecipazioni Statali, Lavoro, Esteri. Era il numero 2 o 3 di Craxi. Ha firmato il trattato di Maastricht per l'Italia». Era, ha. Gianni De Michelis è oggi come un poeta irlandese o un regista iraniano, un personaggio di culto. Dimenticato da molti, forse anche dai veneziani che lo inseguirono per le calli gridandogli "onto!", per alcuni è un capostipite, un riferimento. I talk-show lo invitano a parlare di politica estera, e il mattino dopo Il Foglio riceve lettere firmate che cominciano così: «Che gigante! Che fuoriclasse della politica!». Lui si schermisce: «E' che se convoco una riunione per parlare di qualsiasi cosa, faccio un fischio e arrivano venti cervelli che Berlusconi se li sogna. Ai miei incontri vengono Stefano Parisi, Ercole Incalza il più grande tecnico dei trasporti italiano, Paolo Reboani il più bravo tra i giovani giuslavoristi. Ho fatto dodici finanziarie, io. Qualcosa avrò imparato, no?». Nasce così il documento per una nuova politica economica, cui ha lavorato anche Cirino Pomicino prima della sua dipartita verso il centrosinistra, e che sarà il cardine della campagna elettorale socialista: «Non basta tagliare le spese e ridurre le tasse, occorre trovare 20 miliardi di euro per rilanciare l'economia». L'idea dei 20 miliardi da spendere dev'essere di Pomicino. «Ma la copertura finanziaria può essere garantita da una depatrimonializzazione, come in questi anni hanno già fatto le aziende». L'alternativa, profetizza De Michelis, è peggio del declino: «Il declino c'è già stato. Dopo, viene il collasso. A Berlusconi l'ho scritto: caro Silvio, tu volevi fare Cesare e ti ritroverai come Romolo Augustolo. L'ultimo imperatore. Non è colpa sua, ma a Tangentopoli è seguito un decennio di pillage economy, economia di saccheggio». Un contributo l'avevate dato anche voi però. «No. Noi eravamo fisiologici al sistema. Quelli venuti dopo hanno prosciugato il sistema fino all'ultima goccia, fino al caso Parmalat. Non è rimasto niente, o si cambia o è finita». Per ricominciare, basterebbero le Europee. «La linea è: se Bossi con il 3 per cento ha fatto tutto questo casino, figuratevi De Michelis. O anche: Berlusconi chiede il 51%, a De Michelis basta il 3; dateglielo». Orgoglio Psi. «Slogan: i socialisti con i socialisti. Siamo l'unica lista davvero riformista, altro che Prodi. In tutta Europa il riformismo cattolico non esiste, se non dentro i partiti socialisti». In lista il nuovo e l'antico, Bobo Craxi e Claudio Signorile, Chiara Moroni e Attilio Bastianini già deputato liberale, annunciata una dichiarazione di voto di Altissimo. Corre anche Lucio Barani, il sindaco di Aulla dove Craxi ricorre in effigie più di Ramsete II ad Abu Simbel. Il sogno di riunificare la diaspora si avvera per sottrazione: dopo lunghi conciliaboli, Boselli ha scelto di unirsi all'Ulivo, «e così l'unica lista socialista siamo noi del Nuovo Psi. Con il garofano, quello vero. Quello di Bettino». Assicura De Michelis che lui non ha partecipato del rancore verso Berlusconi: «Non ho mai pensato che noi l'abbiamo creato, gli abbiamo dato le tv, gli abbiamo insegnato a fare politica, e lui ci ha abbandonati. Certo, Bettino soffriva nel vedere Berlusconi alla testa del primo partito italiano mentre lui era relegato ad Hammamet. Però dobbiamo essere realisti: i nostri non voteranno mai i comunisti che ci hanno distrutti, i voti socialisti sono nel centrodestra, e là noi dobbiamo stare se vogliamo riprenderceli. In futuro potremo fare scelte diverse, è ovvio che mi trovo meglio con la sinistra razionale di Enrico Letta e Umberto Ranieri che con la Lega». E' una rete sotterranea, quella che unisce gli ex socialisti, Frattini e Sacconi, Bonaiuti e Cicchitto, Colucci e Brunetta, la Boniver e «sì, certo, anche Giuliano Amato. Prima delle elezioni del 2001, quand'era premier, gli proposti di non candidarsi per fare poi il ministro degli Esteri di Berlusconi. Avrebbe funzionato benissimo». Le Europee saranno per De Michelis l'occasione di tornare a far politica in prima persona. Alle politiche il Cavaliere si era rifiutato di candidarlo. Forse non tanto per la condanna per finanziamento illecito (contro venti tra proscioglimenti e assoluzioni), quanto per essersi esposto; il Plaza, le discoteche, i favori veri o presunti, le donne autentiche o attribuite (tra cui la più spiritosa si rivelò Camilla Nesbitt, che smentì così di aver ricevuto un appartamento in regalo in via Margutta: «Appartenendo grazie a Dio a una famiglia che è sempre stata finanziariamente molto bene, avrei potuto io regalare un appartamento a De Michelis»). Lui nel frattempo ha sposato una giovane napoletana, che gli ha imposto dieta e tonsura. Già lasciata. Il segreto, spiega, è guardare sempre avanti, se possibile lontano. Fermarsi a raccontare della volta in cui mise pace tra Kohl, Mitterrand e la Thatcher sulla riunificazione tedesca, e considerare che tra i quattro l'unico ancora in pista è lui, capopartito, candidato, consigliere e saggista prolifico; anche se l'unico titolo che si ricordi resta «Dove andiamo a ballare questa sera».

Aldo Cazzullo

© Corriere della Sera


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