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Da: Alessandro D'Ovidio (Psdi Lodi)
Data: 13/01/2005
Ora: 10.11.42
Nome remoto: 213.140.6.126
PARTITO SOCIALISTA DEMOCRATICO ITALIANO
Federazione Provinciale di Lodi
Via Versilia 14 – 26900 LODI
Email: socialisti_unitari@hotmail.com
Sito web: http://socialisti.brinkster.net
Questa risposta ad un intervento del compagno Pier Luigi Baglioni di Genova rappresenta un contributo teso a definire più chiaramente le ragioni di un socialismo democratico fedele alle proprie radici.
Caro compagno Pier Luigi,
Il tuo richiamo ai socialisti che cercano di accordarsi con la coalizione di centro-sinistra è imperniato su dati storici che sono indiscutibili. La contrapposizione tra socialismo democratico e socialismo leninista è ben presente nella memoria di chi, come noi, ha dovuto subire violenze morali e fisiche per aver difeso le ragioni di un marxismo etico e di un socialismo umanista e rispettoso di tutte le libertà. Il P.S.L.I. (poi P.S.D.I.) nacque nel 1947 con il preciso obbiettivo di portare i socialisti italiani, e con loro i lavoratori, nel solco della tradizione del socialismo europeo, democratico nella forma e riformista nella sostanza. So benissimo, caro Pier Luigi, quale prezzo abbiamo pagato noi socialisti democratici per non esserci voluti accodare ai comunisti: l'accusa di essere dei rinnegati, dei traditori, e, dulcis in fundo, lo scarso seguito tra una massa proletaria avvezza, dopo venti anni di fascismo, alle ideologie totalitarie. La tua difesa appassionata di Bettino Craxi è tenace e coerente come tutta la tua militanza socialista, ma permettimi di rilevare, come tu stesso hai fatto in altre occasioni, che l'accantonamento della questione morale operato da Craxi non è servito solo ad armare i suoi nemici, ma ha anche minato alle fondamenta la credibilità e l'onore di tutto il movimento socialista. Se è giusto condannare chi si è servito del sistema giudiziario a scopi politici, e ciò è innegabile, non si può sorvolare sul fatto che il P.S.I. si trasformò negli anni ottanta in un vero e proprio comitato d'affari e che gli imprenditori italiani e la gente in generale faceva fatica a sopportare il taglieggiamento economico e il malcostume di troppi luogotenenti craxiani. Il caso del bombarolo Teardo in Liguria è emblematico di una situazione che era diventata insostenibile. Ciò non toglie le gravi colpe di un P.C.I. che, ideologicamente in ritardo e finanziariamente foraggiato da Mosca, contribuì non poco alla corruzione dilagante del sistema politico. Ma non si può essere strabici e vedere il male solo da una parte. Dopo la bufera "MANI PULITE" era giusto condannare l'uso strumentale e a senso unico della giustizia, ma si sarebbe anche dovuto, per onestà intellettuale, chiedere scusa agli italiani per i misfatti compiuti in nome del socialismo. Matteotti e Turati hanno combattuto il fascismo e i bolscevichi con dignità ed onestà e non si sarebbero mai serviti dell'illegalità per perorare la loro causa. Un altro punto che non condivido con te e altri compagni è il ripudio della sinistra solo perchè ci sono "loro", i "comunisti". A parte il fatto che dubito seriamente che siano mai stati veri comunisti. Se avessero preso il potere nell'immediato dopoguerra avrebbero instaurato una sorta di "fascismo rosso", più congeniale alla loro mentalità. Essi avrebbero distrutto la piccola e media imprenditoria, affamato i lavoratori, ma preservato i grandi gruppi industriali e finanziari. Se il loro concetto di "sinistra" era anomalo e avulso dal contesto europeo non per questo noi socialisti democratici dovevamo ritenerci autorizzati a virare a tutta destra, abbandonare un'area politica creata da noi e fare i reggicoda delle forze reazionarie. Durante i governi "centristi" degli anni cinquanta il P.S.D.I. ha contribuito a contenere l'arroganza delle destre e a laicizzare il Paese ma, pur in una ottica molto minimalista, non ha mai rinunciato a farsi portavoce della "sinistra democratica". Venendo all'oggi, è indubbio che sussistano nella sinistra comportamenti velleitari e impulsi non pienamente democratici, ma non possiamo sottrarci all'obbligo morale di riformarla emarginando le componenti più estreme, tanto più che non dobbiamo fare ancora i conti con un partito dichiaratamente stalinista e asservito alle direttive di una potente dittatura straniera. I DS fanno parte, ci paccia o meno, dell'Internazionale Socialista e sono stati estromessi dalla guida del Paese in seguito ad elezioni democratiche, come avviene in tutte le nazioni europee. Non sono un partito socialista nel vero senso del termine ma non rappresentano certo un pericolo per la democrazia. Tu, caro Pier Luigi, segnato indelebilmente dalla memoria storica e da dure esperienze personali, non riesci a fartene una ragione di trattare con chi ha un passato comunista alle spalle, e confesso che anche un socialista democratico come me prova un certo disagio. Ma ogni periodo storico ha le sue esigenze, e l'esigenza primaria di questo secolo deve essere quella di ricostruire una ampia area socialista, e solo noi socialisti democratici "da sempre" possiamo esserne i veri fautori. E' illusorio pensare che si possa raggiungere lo scopo riunendo solo micro-partitini e piccole associazioni della diaspora. L'impegno è arduo, complesso, ma non possiamo sottraci a questa sfida perchè lo richiede la nostra stretta aderenza ai presupposti della socialdemocrazia europea. La tua proposta di una alleanza tattica con il centro-destra ha il sapore di una sconfitta ideologica. Il concetto di libertà sventolato da Forza Italia è ben diverso da quello di noi socialisti. E' un liberismo che svincola i ceti privilegiati e il grande capitale dal controllo sociale e incatena la maggior parte della popolazione ai drammi umani del precariato economico, dell'egoismo, della mancanza di solidarietà. Oltretutto le ricette economiche della CdL si sono rivelate dei placebo che non hanno arginato la perdita di competitività dell'Italia, ma hanno sicuramente contribuito all'aumento dell'indebitamento delle famiglie. Riguardo la tua accusa velata di una nostra ricerca di posizioni di sottopotere, non vedo perchè ciò debba riguardare solo la scelta di centro-sinistra. Non mi sembra che De Michelis, Cicchitto e la Boniver abbiano ricevuto dalla CdL solo delle strette di mano, così come troverei paradossale che tu non possa compiacerti se "dall'altra parte" un vero socialista democratico ricoprisse un incarico di prestigio. La scelta di Saragat nel '48 fu coraggiosa e giusta, ma Berlusconi non è De Gasperi e i DS non sono più il P.C.I. I tempi cambiano, gli attori pure, ma la nostra fede nel socialismo democratico è immutata. Spero che tu possa capire le mie ragioni e non metta in dubbio l'onestà delle nostre intenzioni.
Un fraterno saluto.
Alessandro D'Ovidio Coordinatore provinciale di Lodi del P.S.D.I.