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Da: Per la Redazione, Roberto Tutino
Data: 6/17/00
Ora: 4:24:47 PM
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Padri nobili e obiettivi minimi.
Il 14 luglio si ricostituirà il Partito Socialista Italiano. Il partito nella sua storia è stato fondato e rifondato più di una volta. L’ultima, nel settembre del 1942 a Roma, quando c’era ancora il fascismo e l’impegno più pressante era quello di abbatterlo, per farla finita con il conflitto e aprire l’Italia alla democrazia. Un anno dopo, il 22 agosto del ‘43, caduto il fascismo, si riunirono i rappresentanti dei partiti socialisti nati alla macchia, e confluirono in un solo partito socialista, con la segreteria di Pietro Nenni. Le prime deliberazioni riguardarono la formazione delle Brigate Matteotti, il Comitato di Liberazione Nazionale, la lotta ai tedeschi, il ripudio della monarchia e la formazione di un governo democratico unitario del quale i socialisti fecero poi parte con tutte le altre forze democratiche.
Oggi, con l’ultima guerra ormai declinante, ma con la resistenza più che mai necessaria, rifondiamo il PSI. Nel proporre l’appuntamento romano, Bobo Craxi si richiama al socialismo autonomista di Bettino Craxi, ma anche all’idea del socialismo liberale. Quello che ha significato il riformismo di Craxi e la sua scelta autonomista, è ben presente in quanti saranno il 14 luglio a Roma. Il socialismo liberale è stato quello di Gaetano Salvemini e di Carlo Rosselli, ma anche di Pietro Nenni ed è coevo alla fondazione del primo partito socialista (nel 1892). Nel 1926, in una riflessione autocritica sugli errori che resero possibile l’avvento del fascismo, Carlo Rosselli scriveva”.. .i valori per i quali il socialismo lottava si andarono offuscando.. .si perse troppo spesso nel rivoluzionarismo verboso ed astratto, barattando inconsapevolmente i valori per il classico piatto di lenticchie. Le conseguenze inevitabili non tardarono a manifestarsi. Così che oggi siam tratti a pensare che forse fu necessaria questa tragedia perché il socialismo italiano rimettesse in onore dei valori morali, si riaccostasse alla realtà e prendesse nozione finalmente delle grandi questioni politiche”.
Il nuovo PSI, che si richiama a padri nobili, tende però ad ingabbiarli in un obiettivo che “è solo quello di una lista elettorale alle prossime elezioni politiche”. Questa è la preoccupazione di quanti premono su Bobo Craxi perché porti a compimento il disegno ricostitutivo. Loro non lo possono fare perché non hanno credito né presso l’elettorato, né presso le forze politiche di riferimento e temono che l’assenza dal parlamento disperda le residue forze elettorali. L’operazione deve avere quindi una credibilità insita nella novità di un quadro politico di riferimento, una specie di “garante” che dia una vernice di novità, ma non c’è nessuna novità nella “danza delle candidature”, vero motivo conduttore che ci pare di udire nel sottofondo di tutta l’operazione.
Come il riformismo e la scelta autonomista di Bettino Craxi presero forma e si affermarono nell’Italia del compromesso storico flagellata dal terrorismo, così oggi è necessario ricostruire il quadro d’assieme, attraverso una nuova e approfondita analisi del passato e dell’attuale situazione politica, e misurare le possibilità di aggregazione sulle “grandi questioni politiche”. Senza dimenticare la guerra che sta finendo, dobbiamo però liberarci di qualsiasi spirito di vendetta e di rivalsa; dobbiamo oltrepassare il limite delle nostre rabbie e dei nostri dolori, per potere di nuovo parlare ai cittadini.
“Si tratta ora di ricominciare da capo, con animo nuovo, ricchi dell’esperienza del passato, forte di una fede che ha ormai superato tutte le prove”.