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ANCORA, DEI PRINCIPI E DEL METODO

Da: Per la redazione, (C.S.)
Data: 6/18/00
Ora: 11:05:46 PM
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Commenti

Rispondo con qualche giorno di ritardo - e chiedo scusa - al compagno Giuseppe Palese e alle due lunghe repliche che con assoluta tempestività (beato lui che se lo può permettere!) ha inviato al mio pezzo precedente. Nel frattempo si è avuto l'annuncio dell'assemblea del 14 luglio, per cui le cose si sono ulteriormente chiarite, sebbene le intenzioni fossero già ben intuibili. Mi sembra che da tempo, con puntualità quotidiana, il nostro compagno esprima la giusta preoccupazione del quid facere, hic et nunc, per dare voce ad una compagine socialista che rivendichi con orgoglio la continuità con il passato, che riscatti l'eredità del craxismo, che rilanci un programma liberalsocialista nella nuova società globalizzata, che rinnovi e aggiorni i principi della tradizione, e che, soprattutto, sappia parlare ai tanti socialisti dispersi coalizzandone nuovamente le forze, una formazione che non si mostri né subalterna né opportunista né si lasci fagocitare dalla politica del piccolo cabotaggio parlamentare e delle piccole ambizioni personali.

Ossia, tutto quanto si vorrebbe fare a partire dalla prossima assemblea che dovrebbe segnare la nostra personale presa della Bastiglia per il riscatto dal lungo oltraggio ingiustamente patito. Ovviamente siamo tutti d'accordo e ce lo augureremmo di cuore. Ma non basta sognare ad occhi aperti - ci ammonisce il compagno Giuseppe - bisogna conquistarsi gli spazi necessari per farci sentire, bisogna avere un diritto di tribuna, bisogna porre fine alla troppo lunga assenza dal Parlamento italiano di un'autentica voce socialista che non tema il confronto perché il processo di rinascita possa avere inizio. Su ciò non posso che concordare: tutti avremmo voluto negli anni passati che qualcuno avesse alzato con coraggio la voce contro i falsi moralismi imperanti, contro l'ipocrisia da sepolcri imbiancati di certi dirigenti della Quercia, contro il perbenismo e il buonismo alla moda veltroniana, contro la dabbenaggine di politiche tanto stolte quanto perdenti che ha caratterizzato in questo decennio la sinistra al potere, sino alle ultime catastrofi elettorali: i votanti di sinistra hanno finalmente fatto giustizia disertando le urne o votando altrove.

Ma, caro Giuseppe, io mi permetto di dire che, se è ben vero che urge l'azione e che non si tratta solo di ricostituire un'intellighenzia adatta alla bisogna (per quanto...), proprio perché il compito è ambizioso, è mai possibile che un'operazione del genere possa nascere con una scelta di campo pregiudiziale - e non mi si dica che non è così perché vi sommergo di citazioni dall'Avanti e dalle interviste di Craxi junior - e che questa scelta cada nell'ala destra dello schieramento politico?

Mi si replicherà con tutto l'armamentario che ha giustificato in questi anni la collocazione moderata del PS e di coloro che hanno scelto il voto o la collaborazione con Forza Italia come strumento di protesta: argomentazioni che ben conosco e che ho anche in parte condiviso, ma che ritengo che abbiano ormai consumato la loro storia dopo aver conseguito alcuni apprezzabili risultati. Certo, con Forza Italia abbiamo condiviso la battaglia per una giustizia più equanime e non discriminatoria né a senso unico; e così pure per le battaglie sulla libertà dell'informazione, sino alla condanna dell'ipocrita e puerile par condicio che rende le nostre campagne elettorali una carnevalata insulsa e a volte grottesca (se ne sarà accorto anche il serafico Boselli? Speriamo); abbiamo applaudito agli sforzi di Berlusconi per squarciare il velo di omertà sui crimini comunisti su cui per decenni si consumò e si consuma la menzogna dei vetero-, neo- e postcomunisti nostrani; abbiamo condiviso alcune istanze del Polo per la libertà d'impresa e per l'abbattimento delle bardature burocratiche e sindacali che frenano lo sviluppo; siamo ovviamente d'accordo nella battaglia per una fiscalità meno paralizzante e, infine - ma l'elenco potrebbe continuare - abbiamo insieme avversato il maggioritario.

Le ultime tornate elettorali e gli avvenimenti di questi giorni hanno reso merito alla determinazione e al coraggio che sono stati innanzi tutto del Cavaliere - contro cui si sono scatenati invano tutti i poteri minacciati - nonché della coalizione che lo ha sostenuto, ma anche di quell'elettorato socialista che non se l'è sentita di avallare le follie veltroniane sul sistema americano e il velleitarismo dell'Ulivo mondiale, ma che soprattutto ha cercato disperatamente un po' di giustizia e di verità sul passato che non deve stare sepolto per sempre ad Hammamet.

Possono dire costoro di aver contribuito ad una fondamentale battaglia di libertà, e si sa che la libertà non tollera distinguo né si distribuisce per schieramenti: è tale e vale per tutti.

Ma ora? Ora che la sinistra si sta leccando le ferite e capitola sul sistema elettorale e forse anche sulla par condicio; ora che l'elettorato è ridotto ai minimi storici sia in termini percentuali (un crollo rispetto al 92) che in termini assoluti; ora che gli avversari interni alla Quercia stanno affilando le armi per riportare un po' indietro la storia del partito; ora che tutti invocano una nuova socialdemocrazia che affronti con realismo ma anche con giustizia sociale le tante priorità poste dai mutamenti planetari in atto; ora che tutti s'interrogano sul significato del termine libertà nella società multiculturale che ci attende; ora che avremmo bisogno di un nuovo Voltaire ad insegnarci il significato del termine tolleranza; ora che si sperimentano nuove forme di lavoro e avanza la new economy con tutte le sue incognite; ora che il vecchio sindacato di massa mostra tutte le sue difficoltà a stare al passo con il cambiamento; proprio ora noi abbiamo deciso di abbandonare il campo della sinistra in difficoltà per schierarci senza troppe riserve con il campo moderato che vien dato per vincente.

Mi si consenta una digressione storica: nel 1947, come ben sappiamo e con ragioni da vendere, Giuseppe Saragat guidò la scissione dal PSI frontista e contribuì fortemente alla sconfitta del Fronte stalinista. La scelta centrista degli anni 50 fu inizialmente giustificata ma, col passare dgli anni e con il fallimento dei vari Pralognan, l'abbandono del campo non fece altro che favorire il rafforzamento dei comunisti e portò all'indebolimento, ed in seguito allo snaturamento, della socialdemocrazia italiana che negli anni 60 si ritrovò con tante belle ragioni di principio da professare, ma senza truppe da guidare, mentre i comunisti prevaricavano con facilità il PSI e avanzavano verso i risultati elettorali degli anni Settanta.

Non aver saputo sfruttare la sconfitta del 48 fu uno degli errori storici del socialismo italiano e fu pagato a caro prezzo, e possiamo dire che il misconoscimento del craxismo non ne è stato che l'ultimo. Vogliamo quindi ripetere l'errore facendo un grosso favore a Veltroni lasciandogli il campo libero? Vogliamo dargli il tempo di riprendersi dalla batosta e di tornare a rivendicare la guida della sinistra, visto che nessuno gliela contende seriamente? Vogliamo buttare via ogni ipotesi di autonomia nel centrosinistra perché Boselli non ci sta tanto simpatico e non è propriamente quel cuor di leone che ci augureremmo? Vogliamo lasciare ai vari Dini e Parisi l'area laica di centro? Infine, vogliamo continuare a lasciare a spasso i voti del malcontento di sinistra mentre noi ce ne stiamo tranquillamente nella destra vincente ad inseguire non si sa quale elettorato? I risultati conseguiti dal PS alle ultime amministrative non hanno forse dimostrato che è vano sperare di rincorrere su quel versante voti socialisti?

Compagni, sveglia!! Il governo D'Alema vivaddio è fallito e il nostro si sta dando alle regate in barca! Il quadro politico è radicalmente cambiato rispetto al 94 quando imperversava il giustizialismo e Borrelli teneva in scacco i politici. Ora la storia qualche ragione ha incominciato a darcela. Vogliamo stare a guardare e a recriminare ancora una volta sui torti subiti e quindi porci in una posizione difensiva, collocandoci in uno schieramento che sì, forse garantirà una tribuna in Parlamento, ma da cui ci dividono di fatto moltissimi principi e valori, a cominciare dalla scelta democristiana in campo europeo per finire con le recenti reiterate prese di posizione sui diritti civili che lasciano francamente annichiliti? Non sarebbe ora di usare davvero un po' di coraggio e tentare un'aggregazione di centrosinistra su posizioni autonome, o comunque di desistenza, a seconda della legge elettorale? Se si rischierà la sconfitta elettorale avremo comunque dato un segnale forte e innovativo e non ci ritroveremo subalterni ad una destra trionfante e magari anche sprezzante.

Non vorremmo dover accusare ancora una volta fra qualche anno il destino cinico e baro, come a suo tempo il vecchio Saragat!

 


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