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Da: La Redazione da Oggi In Italia
Data: 10/24/00
Ora: 2:11:06 PM
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Norberto Bobbio ha correttamente evidenziato che i partiti hanno ormai la faccia dei loro leader. Soprattutto quelli di destra, perché la sinistra – secondo il venerando filosofo – è ancora un crogiolo di molteplici espressioni. (Sarà per questo che stenta ad avere una sua identità percepibile dall’elettore e deve andare a cercare i cascami meglio conservati).
Da almeno quarant’anni, dai tempi di John Kennedy, così è cambiato in tutto il mondo occidentale il modo di percezione dei partiti. Che poi il leader sia o no un avventuriero, questo dipende da come si seleziona una classe dirigente. Se questo avviene, come nella nostra sinistra, attraverso il vetusto sistema burocratico di affinamento dell’apparato di partito, dal fronte opposto non può che esserci una risposta altrettanto arcaica, nella figura del tycoon di successo che, al suo massimo, incarnò talvolta le virtù borghesi e liberali.
Come potrebbe oggi nascere un partito moderno, svincolato da questi due equivoci, ma capace di rappresentare le istanze dei cittadini? Ci sono vari tentativi in atto che bene rappresentano le vie di ricerca. Il Partito Radicale che sperimenta la rete per dare corpo e sostanza a una nuova organizzazione. Il Partito Socialista che segue una via più composita, ma sostanzialmente tradizionale e i Democratici di Sinistra che, nutrendo più anime in seno, propongono due forme-partito: una derivante dall’aggregazione (l’assorbimento) di partiti minori e un’altra che ci sembra perseguita da Massimo D’Alema.
È, il suo, il tentativo di creare una forza politica moderna attraverso l’aggregazione di rappresentanze attive della società, pescando nell’ormai enorme alveo del cosiddetto terzo settore (oltre 12 milioni di italiani), quello dell’associazionismo spontaneo dei cittadini che si interessano di assistenza, cultura, sport, loisirs, ecc., migliaia di circoli, associazioni, enti che costituiscono ormai una struttura della società civile italiana, di gran lunga quella più moderna, più attiva e pronta a cogliere gli input culturali del tempo storico e della collettività, la più duttile e spregiudicata nel gestire servizi e bisogni, anche se non necessariamente la più democratica, la più avanzata nel sostenere i diritti dei cittadini.
L’unico partito ancora vivente, nato da questa costola e da allora sempre in incubatrice, è quello dei Verdi, mentre la Rete di Orlando e Novelli è morta giovane, non senza avere assicurato qualche rendita politica personale. Il tentativo che va esplorando D’Alema è molto più sottile ed ambizioso, e tende a liberarsi della burocrazia di partito, ormai inutile e dannosa, per sostituirla con una forza politica dotata del solo apparato di collegamento, formata da associazioni, molto progressista e per sua natura realmente riformatrice, dotata probabilmente di un proprio istituto di credito e quindi non più prigioniera del vecchio “do ut des”, e di aziende di riferimento, la Lega Coop prima tra tutte.
D’Alema ritiene di saper coordinare e indirizzare parte di questo composito arcipelago che passa attraverso cattolici e vecchi compagni, di poterne utilizzare a fini politici le istanze e la forza d’impatto. E siamo, quindi, di nuovo alla visibilità del leader, dalla quale non si prescinde.
Tutt’altra storia quella del Nuovo Psi, ma di questo sarà bene darne conto prossimamente.