Nuovo Caffè LetterarioIda Magli

[Recensioni]

Contro l'Europa
Tutto quello che non vi hanno detto di Maastricht





 

     "...una parola sulla battaglia dell'antropologo contro l'Unione Europea. Come è evidente tutti i problemi che l'Unione comporta sono problemi antropologici. Soltanto gli economisti, come i dittatori, si dimenticano della esistenza degli uomini. Il silenzio di fronte all'Europa degli psicologi, dei sociologi, degli antropologi è impressionante, tanto quanto quello dei poeti, dei musicisti, degli artisti. Ma la responsabilità etica di un antropologo, soprattutto di un antropologo che ha scelto di "osservare"noi, non gli "altri", i "diversi e lontani", è identica a quella dei fisici di fronte alla scoperta dell'energia nucleare. Nel modo con il quale fino ad oggi è stata propagandata e accettata l'Unione Europea è facilmente riconoscibile l'inerzia di fronte all'invisibilità di ciò che è ovvio."

Una battaglia contro l'ovvio che, proprio per ragioni etiche, l'autrice non rinuncia comunque a combattere e lo fa appunto con le armi dell'antropologia operando sintesi radicali quanto rivelatrici tra la psicologia storica degli occidentali e le ragioni, talora inconsce, più spesso pretestuose e ingannevoli che muovono la politica europea verso quello che si mostra come un destino inevitabile, quello dell'Unione Comune improrogabilmente prefissato a dispetto di ogni eventuale critica al riguardo.

Non ci risulta tuttavia che il volumetto di Ida Magli abbia suscitato un vasto dibattito dopo la sua uscita (la prima edizione è del 97) , anzi, forse non ha neppure suscitato"un" dibattito. Eppure le tesi che l'autrice sostiene nel suo polemico saggio sono nel fondo così estremistiche che sembrerebbero il materiale più adatto per innescare la discussione, magari indignata, degli addetti ai lavori. Invece nulla, o quasi. E già qui scaturisce il sospetto,perché una simile mancanza di reazioni non fa che confermare in prima istanza quanto sostenuto dalla antropologa circa l'applicazione del metodo che potremmo definire del "silenzio organizzato" da parte di tutti coloro che concepiscono il viaggio verso l'Unità Europea come una meta sacrale. Da parte cioè di quei politici e tecnocrati, supportati dalla tradizionale acriticità se non aperta collusione degli esponenti della "stampa indipendente", impegnati nella acquisizione di un obbiettivo rispetto al quale ogni deviazione è preventivamente sanzionata come tabù.

La principale premessa del discorso della Magli è, da antropologa, di natura culturale, poiché l'antropologia altro non è se non lo studio dei rituali della società e della sua "cultura". In questo senso essa denuncia le basi anticulturali sulle quali è andato fondandosi il processo di integrazione europea. Essa lamenta che si sia deciso di cambiare la vita dei popoli come se le scienze moderne non esistessero, senza il parere di biologi, medici, storici, filosofi, linguisti, geografi, sociologi e, appunto, antropologi. Basterebbe questa constatazione, secondo l'autrice, a mettere paura.

Invece il viaggio salvifico verso quella che essa definisce la nuova Gerusalemme-Europa si avvale della guida di una sola specie di pilota le cui ragioni sono le sole dominanti, la figura del tempo atta a sostituire ogni altra in ogni campo del sapere: quella del condottiero economista, il quale, nonostante le reiterate espressioni di fiducioso ottimismo elargite ai cittadini, intende sovrastare ogni differenziazione culturale per mezzo del modello globale, e per questo assolutistico, della ragione economicistica.

Su questo punto l'autrice è assolutamente chiara: "Tutto il processo avviato con l'Unione è in ultima analisi un processo per ridurre all'uguaglianza i popoli d'Europa. Per la prima volta nella storia lo si fa nel modo più radicale e distruttivo nei confronti di ciò che costituisce la specie umana, ossia impedendo il discrimine di giudizio. Si tratta di un tipo di violenza che non era ancora mai stato messo in atto, in quanto sino ad oggi i detentori del potere hanno costretto i sudditi a credere in idee e istituzioni o dimostrando che erano migliori di quelle stabilite in precedenza, oppure obbligandoveli con la forza. Nella storia più recente sono stati aggiunti altri due modi. Quello hitleriano, con la soppressione fisica di chi è diverso ed è ritenuto per natura incapace di cambiare, ossia di diventare "uguale". Il razzismo consiste infatti proprio in questa convinzione: il diverso (ebreo, zingaro, omosessuale) è immodificabile. per questo non si può fare altro che eliminarlo. L'altro modo è quello dell'impero sovietico: obbligare l'attività cncefalica a "pensare" quello che pensa il potere. Sono due casi estremi che hanno costretto i potenti di oggi a cambiare del tutto direzione nel perseguire l'uguaglianza e nel cancellare ogni diversità. Se in una democrazia non si può eliminare coloro che non sono uguali sopprimendoli, nè condizionandone il pensiero con sistemi psichiatrici, rimane la strada inversa: negare che le differenze esistano. Ridurre all'identico affermando che tutto è identico. E' l'assolutezza del razzismo su cui è fondata l'Unione Europea."


 



uesto tentativo di riduzione alla uniformità
è palesemente in atto e certe sue manifestazioni che possono essere considerate di minore importanza (come ad esempio la legge comunitaria che prevede la riduzione delle razze canine a non più di 70 per ragioni eugenetiche ; orecchie troppo lunghe o zampe troppo corte) proprio a causa del grottesco che le informa dovrebbero fare attentamente riflettere. Quanto al progetto di rendere il più omogeneo possibile il sistema di alimentazione degli europei a vantaggio delle imprese multinazionali è ormai fenomeno sotto gli occhi di tutti, in particolare ben noto a quei piccoli produttori che ancora si dedicano a preservare l'antico rapporto esistente tra cibo e cultura tradizionale. Che dire poi del caso comico concernente il tentativo di unificazione dei sedili degli autobus comunitari affondato dalla protesta inglese secondo la quale i sudditi di Sua Maestà disporrebbero di un sedere più piccolo di quello dei componenti degli altri Stati membri?

A questo progetto da fabbrica degli uguali, il cui presupposto secondo l'autrice consiste in una vera e propria de-realizzazione del sistema-vita, essa contrappone le ragioni della cultura che sole possono conferire forma all'evoluzione nel progresso.
"Così come il sistema biologico si sviluppa dando forma, allo stesso modo si sviluppa il sistema culturale."

In modo organico dunque, come risultante del bilancio di forze diverse sia pure talora conflittuali e non per mezzo della schematizzazione prevaricatrice di una ristretta cerchia di tecnocrati la cui caratteristica peculiare è proprio una assai scarsa sensibilità per la cultura come valore fondante e le cui finalità sono palesemente elitarie e di parte.

Quale sia il retroterra storico politico che consente agli attuali potenti di perseguire il loro progetto è individuato dalla Magli nella visione cristiano-comunista che domina in quasi tutti gli Stati europei dalla fine della seconda Guerra Mondiale. Qui comunismo è inteso come ultimo frutto del cristianesimo, generato attraverso il detto paolino "tutti uguali, tutti fratelli", mescolato all'applicazione "ad hoc" dell'idea marxista che sia l'economia a dirigere il mondo, sino a giungere ad una paradossale soluzione teologico-capitalista adattata al nostro tempo.

"Il progetto europeo" scrive l'autrice "con l'abrogazione degli stati e dei cittadini è un'idea comunista, infatti si regge, a sua giustificazione, per prima cosa su strutture economiche. Ma il primato delle leggi economiche comporta l'uguaglianza concreta perché il denaro è concreto, impone le proprie leggi ai propri bisogni fisici. In senso inverso, ma in base alla stessa logica, il comunismo livella, e deve livellare, i bisogni fisici per renderli economicamente dominabili."
Gli" indirizzi comuni" del trattato di Maastricht non sarebbero altro, di conseguenza, che una derivazione, con un linguaggio diverso, delle teorie di Marx rivisitate.

E per quanto riguarda l'Italia, il paese campione dell'europeismo? Questo il commento dell'autrice: "Gli italiani, poi, votati perpetuamente, come sempre nella loro storia, alle religioni e alle dittature, sono stati i primi a unificare la figura dell'economista con quella del capo del governo." Con Ciampi, Dini, Prodi, lo stesso Amato, campioni dell'integralismo monetario.

"Da quando Prodi" afferma la Magli "diventato Capo del Governo si è reso conto che questo era finalmente il suo trampolino ideale per tentare di diventare Imperatore d'Europa, gli italiani sono stati non soltanto tenuti del tutto all'oscuro dei contenuti reali dell'Unione, ma gli è anche stato ritagliato addosso l'abito di perfetti europeisti. Chi è più europeista di Prodi o di Ciampi? E dunque chi più europeista degli italiani agli occhi del mondo?"

Un simile risultato di acquiescenza è stato ottenuto mediante almeno tre fattori concomitanti:
l'aver posto le questioni riguardanti l'Unione Europea nell'ambito della politica estera (la politica estera in base alla Costituzione è sottratta alla volontà dei cittadini), aver fatto circolare l'idea che gli italiani sono entusiasti dell'Unione in base alla presunta ma formalmente indiscutibile assoluta identificazione democratica tra governanti e governati, la mancanza di spirito critico di una gran parte dei giornalisti, la meccanicità routinaria con la quale svolgono il loro lavoro e la loro plateale fiducia in tutto quello che si presenta come ovvio."

Il risultato è stato che: "...non sapendo nulla gli italiani non hanno mai avuto nulla da criticare, cosa che viceversa avviene in forma furibonda negli altri stati membri."
Sarebbe stato del resto possibile opporsi? Caduto il Muro di Berlino l'uomo finalmente è buono... ed è con la strategia allucinatoria della bontà che i progettisti sostengono le loro tesi. Anche se, come afferma l'autrice: "Il sorriso eternamente presente sulla faccia dei potenti di oggi ha la stessa funzione del cipiglio eternamente presente sulla faccia dei potenti di ieri:
convincere i sudditi ad obbedire."
Siamo di fronte dunque a gruppi d'interesse il cui scopo ultimo parrebbe essere: "Una risposta-difesa del potere di fronte al nuovo livello di consapevolezza raggiunto dai sudditi con la scoperta della "cultura". Sotto l'egida economicistica dell'attivismo occidentale i controllori si ispirano all'ora et labora di San Benedetto commutato nella identificazione marxista dell'uomo come lavoratore prima, poi nella mistica contemporanea del perfetto consumatore.

..... " (...) . rimane il fatto ineludibile che i popoli esistono ed è proprio questo che il progetto di Unione Europea crede di poter cancellare con le parole scritte in un trattato." Volontà che si cela dietro la falsa quanto convincente motivazione della cancellazione dei nazionalismi, causa di tutti i conflitti del secolo in Europa, nonostante i dubbi che taluni paesi hanno manifestato al proposito; non solo la Danimarca con il suo rifiuto, ma anche la Svezia che ha tratto dal problema dell'appartenenza all'Unione addirittura stimolo per ripensare le proprie origini culturali e la stessa Inghilterra la cui posizione al proposito è rimasta sempre sostanzialmente ambigua.







a spina dorsale effettiva di questa Unione Europea a venire è rappresentata,secondo la Magli, dallo Stato eternamente forte, quella Germania il cui ex cancelliere Helmut Kohl è stato tra i massimi promotori del progetto; unica possibilità ormai al di fuori di un contesto di guerra di marciare ancora verso una posizione di centralismo in Europa. "La Germania ha un assoluto bisogno di collocarsi e definirsi al centro in quanto vuole sottrarsi alla posizione di confine dell'Occidente, storicamente il fianco debole che la espone a quello che l'autrice definisce come un pericolo di deriva orientale sempre drammaticamente vissuto dai tedeschi nella loro storia.

A chi volesse rendersi conto di persona di come sia organizzato l'europensiero l'autrice consiglia di esercitarsi nella lettura del testo del trattato di Maastricht "di cui politici e giornalisti si sono sempre ben guardati dal mettere neanche il più piccolo frammento nelle mani dei cittadini" e di cui sono riportati significativi estratti nel libro. Questo il commento dell'autrice in proposito:" L'impressione globale che si trae dalla lettura del Trattato è quella di un incredibile stupore. Sembra di trovarsi di fronte ad un progetto da libro dei sogni. Ideato e scritto, tuttavia, con la dura, concretissima e astuta abilità professionale di economisti, banchieri e sindacalisti comunisti (molto simili a quelli italiani). Il principio inespresso (ma a volte anche espresso) che lo sorregge è ben chiaro: si decide a tavolino quali risultati sono sicuramente buoni in quanto stabiliti da coloro che governano, L'altro principio inespresso, e questo perché è addirittura dato per scontato, è che i programmi decisi a tavolino dai governanti si realizzeranno con certezza in quanto i popoli sono oggetti passivi delle decisioni prese e non ci si aspetta da loro nessuna reazione se non l'obbedienza, la conformità anzi più totale. Il Trattato si configura dunque come un macroscopico progetto di potere che supera, svuotandoli, i Parlamenti."

Secondo Ida Magli il trattato di Maastricht è "... la prova più inoppugnabile che i governi sono persino incapaci di pensarla la democrazia, ossia di rinunciare anche alla più piccola briciola di potere: Anzi, diciamo meglio, l'Unione europea è un progetto che serve a rilanciare il potere in un mondo in cui questo è debole." Un Potere concentrato nelle mani di non più di 20 persone, i membri della Commissione che, rifugiandosi dietro la cortina consueta degli improrogabili parametri finanziari, dovrebbero governare secondo criteri inappellabili in rappresentanza di 375 milioni di individui, secondo una logica alienante di rifiuto della differenza in quanto di per sé stessa pericolosa per il sistema di pianificazione da essi concepito.

In questa smania interessata di pianificazione la Magli scorge i segni di una concezione della storia contraria, avversa addirittura, all'idea del "divenire" storico dell'Occidente. Il tentativo di costruire un mondo liberato dai conflitti nazionalistici al prezzo non solo della eliminazione delle differenze (nessuno meglio dell'antropologo sa che è proprio l'incontro tra diversi costumi e diversi saperi a generare la cultura in tutte le sue svariate forme e accezioni), ma anche al prezzo della negazione della creatività implicita nel processo storico quando questo sia generato dalla cultura piuttosto che dalla astratta imposizione di regole non connaturate allo scambio degli umani rapporti.

Qui il discorso della antropologa si immerge nel religioso, categoria che nonostante la professione di laicità degli europei dell'Unione riemerge a suo dire dal profondo delle coscienze occidentali con tutto il suo carico di "idoli" e credenze che ci giungono dalle tradizioni ebraica, cristiana ed ora anche islamica. La Magli è tra coloro, questa volta non per ragioni dozzinali, che denuncia il rischio di penetrazione di quest'ultima come una rischiosa disposizione al regresso di cui l'Occidente soffi~e. Una religione, quella dell'islamismo che vive al di fuori della dinamica temporale dell'ebraismo-cristianesimo, in cui la creatività del divenire non ha nessun conto e che nella sua staticità sembra attagliarsi in modo particolarmente efficiente a una volontà di progetto che essa definisce di natura antidemocratica in buona misura a causa del suo immobilismo. E in questo processo, al di là delle polemiche parziali ed episodiche vede addirittura insieme ad un isolamento dell'ebraismo (fattore non nuovo nella storia europea condito in questo caso da una forte spinta all'antiamericanismo) un muoversi di concerto, in profondità, tra le due altre chiese monoteistiche.

Ecco quanto asserisce in proposito:"... la fondamentale falsificazione dei modelli culturali che è stata posta alla base dell'Unione Europea consiste nel fingere che l'Unione nasca nel segno dell'Occidentalismo mentre in realtà, annullando le differenze, lo annienta. E' il motivo principale per il quale Wojtyla collabora in modo frenetico a quest'opera, per quanto possa sembrare assurdo che voglia consegnare il cristianesimo al primato dell'islamismo... Wojtyla afferma che il cristianesimo ha talmente vinto che ormai tutto il mondo, quale che sia la sua religione, quali che siano le differenze delle culture e delle politiche, di fatto è cristiano in quanto ha abbracciato i valori, i comportamenti, gli ideali cristiani. Il processo quindi è identico a quello ideato dai politici: la "globalizzazione" dell'idea cristiana permette che questa anneghi nell'immenso mare delle idee perché queste sono tutte cristiane. Per i governanti dell'Europa come per Wojtyla la meta è pur sempre quella di dominare un Impero sul quale il sole non tramonta mai."

A commento finale di questa scarna recensione (il libro di Ida Magli è una miniera di sollecitazioni polemiche e di brillanti ellissi esplicative talora forse azzardate ma sempre fortemente suggestive) vorremmo aggiungere una breve appendice personale. Nelle scorse settimane la rubrica televisiva Report (al solito confinata in orario pressoché notturno) rivelava l'esistenza di una Società a carattere finanziario, tale Transatlantic Business Dialogue, di cui mostrava alcuni documenti originali nei quali i responsabili del gruppo fornivano indicazioni di carattere economico-politico agli esponenti dell'Unione Europea che suonavano per i parlamentari, o magari persino per i membri della Commissione, come dei veri e propri ordini di scuderia intesi a promuovere o a "stroncare" (letterale) movimenti o attività politiche in generale che potessero in qualche modo compromettere gli interessi della loro organizzazione (se non abbiamo male compreso una sorta di multinazionale delle multinazionali). Durante la stessa rubrica i documenti all'oggetto sono stato mostrati al Presidente Prodi durante una breve e imbarazzante intervista. Imbarazzante per Prodi, il quale non è stato in grado che di bofonchiare qualche sconnessa giustificazione, imbarazzante per il cittadino europeo, le cui riflessioni e i cui dubbi, nell'occasione potevano certamente trovare, nelle analisi elaborate nel testo da noi appena recensito una purtroppo inquietante conferma di verità.

(Walter Falciatore)

 

Torna al Caffè

Home page

Copyright©2000  Kore Multimedia